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Eroica Fenice

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Femminicidio: a Bologna, l’ultimo caso

Dalle finestre e dai balconi delle donne italiane ancora sventolano i drappi rossi, iniziativa simbolo della lotta al femminicidio e alla violenza di genere; e, a pochi giorni dal caso di Sara, studentessa romana di 22 anni brutalmente uccisa dall’ex-fidanzato, l’hashtag #saranonsarà diventa virale sui social e viene condiviso da migliaia di persone. Sembra un paradosso, uno scherzo beffardo del destino: ma è proprio in questo clima di indignazione generale che non si fa attendere l’ennesima notizia di cronaca che vede di nuovo una giovane, vittima della violenza del proprio compagno.

Dopo la triste vicenda di Sara di Pietrantonio, si parla di femminicidio per una giovane di Bologna

Originaria della Toscana, ma residente a Bazzano-Valsamoggia e incinta al settimo mese, la donna è al momento ricoverata in prognosi riservata all’ospedale Maggiore di Bologna, dove l’equipe medica del reparto di Rianimazione ha riscontrato gravissime lesioni allo stomaco e all’esofago, tali da far pensare all’ingestione accidentale di soda caustica. Solo dopo una seconda indagine, è emerso invece che la sostanza in questione sarebbe un prodotto per lavastoviglie, un detersivo comunque altamente irritante.

L’iter è sempre lo stesso: ripetuto, reiterato, così identico a se stesso da essere purtroppo ormai scontato. Anche in questo caso, difatti, subito si è pensato all’incidente, alla casualità, ad un susseguirsi particolarmente sfortunato di eventi. Dopo ulteriori indagini, fermato dai carabinieri per i crescenti sospetti sulla sua versione dei fatti evasiva e a tratti contraddittoria, il compagno 35enne della donna ha confessato. Sarebbe stato lui a versare di proposito la sostanza urticante nella bottiglietta d’acqua gassata da mezzo litro, che, all’analisi tossicologica, non è risultata in alcun modo contraffatta, come invece il 35enne bolognese avrebbe voluto in un primo momento far credere.

Al momento, non sembra neppure chiaro del tutto il movente di un simile gesto da parte dell’uomo, che in attesa della convalida del fermo avrebbe dichiarato il timore di una presunta malformazione del feto e, probabilmente, una sua volontà di indurre la compagna all’aborto. Accertate le buone condizioni di salute del bambino: è la madre, una giovane donna,  quella alla quale, ancora una volta, non è stato risparmiato l’orrore di un compagno violento.

Sono in migliaia ad esprimere il loro dissenso, anche e soprattutto attraverso il web

Sono talmente frequenti i casi in cui compagni violenti si giustificano con la “perdita del controllo” che è lecito pensare si tratti di attenuanti per spiegare un fenomeno fin troppo diffuso, ormai quasi strutturale di una società fortemente sbilanciata. Chi parla genericamente di un’educazione maschilista, chi di un codice di valori sfasato rispetto alla bilancia temporale di un irrealizzato rinnovamento dei ruoli e dei costumi della società occidentale e anche chi attraverso Facebook si indigna e prende le distanze dal termine femminicidio: «Non ha senso parlare di “femminicidio”. Un omicidio è un omicidio e deve essere sempre garantita l’esemplarità della pena».

Affermazioni di questo tipo si leggono sempre più spesso in rete, mentre dall’ospedale Cardarelli di Napoli torna a parlare Carla Caiazzo, la donna data alle fiamme all’ottavo mese di gravidanza a Pozzuoli dall’ex-compagno, ora in carcere, Paolo Pietropaolo. La sua condanna è netta, non solo verso chi ha provato a toglierle il sorriso senza riuscirvi, ma soprattutto nei confronti di coloro che fingono di non riconoscere il problema della violenza di genere, minimizzandolo. Per questo Carla, nel suo appello accorato alle donne a denunciare i soprusi subiti, invita a una lotta unitaria, compatta: perché solo uniti è possibile vincere contro quella che si è rivelata una delle peggiori piaghe di tempi che pretendono solo di essere moderni, senza esserlo davvero.

Probabilmente, questo non solo è il tempo più opportuno e quello in cui ha più senso che mai parlare di femminicidio: è anche il contesto più appropriato per far sì che l’intera informazione semantica concentrata in questa parola acquisti il proprio significato più autentico ed arrivi a quanta più gente possibile. Educazione, crisi di valori, ideologie che permeano l’intero tessuto sociale di questa generazione: possono essere nient’altro che concause, a una situazione ben più radicata e da combattere giorno per giorno.

È, forse, in questa logica che è possibile iniziare ad acquisire una prospettiva di vero rinnovamento degli schemi culturali, così da iniziare a gridare un “No” davvero unanime, senza spaccature che possano  corromperne la genuinità di fondo. Un “No” necessario, che può salvare migliaia di vite.

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