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Eroica Fenice

Football Leaks, i retroscena occulti del calcio mondiale

Football Leaks, i retroscena occulti del calcio mondiale (Parte uno)

Il calcio.

Probabilmente lo sport più bello al mondo. Sicuramente quello più seguito in Europa ed in continua espansione nell’America del Nord (in quella del Sud è religione) e nell’estremo oriente.

Milioni sono i fans sparsi per il globo ed una infinità sono i giovanissimi che sognano di vivere la gloria ed il successo nel mondo “pallonaro”.

Il calcio è, per molti, una ragione di vita, un pilastro per la propria esistenza; anche se chi alimenta questo sport, ossia i tifosi, non ci guadagna niente.

Ma dietro a montagne di goal, dribbling, parate all’incrocio dei pali, cori, passioni ed ansie si nasconde un universo marcescente che spesso sfocia nell’illegalità.

È alla fine del 2015 che il sito Football Leaks, diffondendo i primi esplosivi documenti, dà vita all’omonima inchiesta: ad essere presi di mira sono gli affari della Doyen, colosso della gestione dell’immagine degli sportivi, la quale, contattata da un “mediatore” che si ipotizza vicino alla fonte anonima autrice della pubblicazione, ha offerto in cambio della rimozione dei files diverse centinaia di migliaia di dollari. I proprietari del sito, dopo poche settimane, decidono di chiudere lo stesso.

Football Leaks è la più grande “fuga di notizie” che il mondo dello sport abbia mai visto

Con quasi due terabyte di file per circa venti milioni di documenti, forniti da una fonte anonima al quotidiano tedesco Der Spiegel, individuata in John (nome fittizio, ndr), un ragazzo portoghese che parla cinque lingue. La testata teutonica ha poi condiviso i documenti con altri dodici giornali europei facenti parte dell’EIC (European Investigative Collaboration), tra i quali si annoverano L’Espresso (Italia), El Mundo (Spagna), Falter (Austria), Le Soir (Belgio), Mediapart (Francia) e The Sunday Times (Inghilterra).

Così circa sessanta giornalisti, per ben sette mesi, si sono incontrati per analizzare e valutare l’infinità di documenti privati portati alla luce, dai quali sono emerse evasioni fiscali macroscopiche, clausole contrattuali a dir poco bizzarre (ad esempio un premio per Mario Balotelli di un milione di euro per non sputare sugli avversari), somme di denaro sborsate per l’acquisto di giocatori garantite da banche sovvenzionate con fondi pubblici (nel caso del trasferimento di Gareth Bale dal Tottenham al Real Madrid, dove due istituti bancari spagnoli, salvati dallo stato con quaranta miliardi di fondi pubblici, hanno prestato garanzia per la transazione) e vari altri sotterfugi a sfondo economico.

La fonte anonima, che ha permesso l’apertura dell’inchiesta Football Leaks, ha motivato il gesto con l’intenzione di voler “ripulire il mondo del calcio” e di “aprire gli occhi ai tifosi che, con l’acquisto di merchandise, pacchetti TV e biglietti, finanziano movimenti illeciti”. Ma non è certo che non vi sia un interesse economico, alla base di tutto.

Denaro Express che viaggia in prima classe

Nonostante sia noto che il mondo del calcio è la più grande macchina da riciclo di denaro “sporco”, l’apertura del Vaso di Pandora, calcisticamente parlando, ha portato alla luce le tratte che compiono i soldi, per sfuggire all’occhio del fisco, provenienti dalla cessione e dall’utilizzo dei diritti d’immagine dei calciatori, orchestrate alla perfezione da super procuratori, tra cui – su tutti – Jorge Mendes, e da artisti dell’alta finanza.

Da manuale è l’operazione che ha portato allo spostamento di centocinquanta milioni di euro, in due tranche da settantacinque l’una, guadagnati dal campione Cristiano Ronaldo (che ha come procuratore il sopracitato Mendes, ndr) con accordi di sponsor e pubblicità.

Ronaldo ha ceduto i suoi diritti d’immagine alla società Tollin con sede nelle British Virgin Island, paradiso fiscale nei Caraibi, la quale ha ceduto a sua volta i diritti alla Multisports & Image Management (MIM) con sede in Irlanda, stato europeo con una aliquota bassissima pari al 12,5%. MIM paga il 20% della somma acquisita alla Polaris di Jorge Mendes, che ha sede sempre in Irlanda, e quest’ultima intavola le trattative con gli sponsor (tra cui anche la Nike) che però pagano la MIM; questa infine ritrasferisce le somme alla Tollin. Così facendo le quote pagate al fisco ammontano a pochi milioni rispetto al reale denaro incassato.

Lo stesso procedimento (con nomi e protagonisti non sempre diversi, ndr), ricostruito minuziosamente grazie ai dossier di Football Leaks, è fatto da tantissimi altri giocatori, procuratori e società, tra cui spiccano i nomi dell’allenatore Josè Mourinho (costretto dal fisco a pagare 5,5 milioni di arretrati e multe) e dei giocatori del Real Madrid Fabio Coentrao, Pepe e James Rodriguez (tutti e quattro gestiti da “Big Jorge” Mendes, ndr).

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