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Eroica Fenice

Gennaro Cesarano, facile dire “pregiudicato”

Gennaro Cesarano, una vita spezzata a 27 anni

Napoli come Baghdad. Negli ultimi giorni l’aria in città è pesante e la situazione è tesa: di notte si spara in alcuni quartieri e ogni mattina si contano nuovi bossoli nelle strade, segni di una nuova lotta tra i clan camorristici. E come reagiscono i cittadini napoletani di fronte a questi atti di violenza scellerata? Alcuni ignorano, altri tacciono, ma i più si riscoprono, attraverso uno schermo di un computer o uno smartphone, giudici ed opinionisti per episodi che avvengono in zone di una città che appaiono distanti, in luoghi che essi reputano remoti e abitati da gente che non frequentano. E sì, perché le faide della guerra di camorra si combattono a Soccavo, a Ponticelli o alla Sanità, non a Via De Mille o al Vomero. La “Napoli bene” allontana lo sguardo o storce il naso perché finchè non vedranno un agguato camorristico davanti ai loro occhi non si sentiranno partecipi di un dolore e di una tragedia che invece dovrebbe unirci come persone che vivono nella stessa comunità, nella stessa difficoltà, nello stesso schifo.

Tra le vittime di questi giorni il caso più inquietante è quello di Gennaro Cesarano, diciassettenne ucciso in piazza Sanità alle 4:30 di domenica 6 settembre. La vicenda dell’omicidio ancora non è chiara e le indagini sono ancora in corso: per alcuni si è trattato di una vittima innocente colpita da un proiettile vagante, per altri invece la vittima designata di un agguato di camorra. Poche ore dopo l’episodio, tuttavia, quando la vicenda è più ingarbugliata che mai e quello che dovrebbe sconvolgere e colpire è solo che un diciassettene è morto sparato nel cuore di Napoli, la stampa diffonde la notizia che Gennaro Cesarano era pregiudicatoDopotutto è molto più facile pensare che il ragazzo sia stato vittima prescelta nella lotta tra clan piuttosto che un morto ammazzato “per sbaglio” dalla camorra. Alimentati dal rumore mediatico ecco che sui social tutti si trasformano improvvisamente in spietati giudici e cominciano a piovere commenti disincantati e crudeli come “se l’è cercata”, “aveva precedenti”, “non era un santo ma un delinquente” , “tanto si ammazzano tra di loro”. E si aprono discussioni tra coloro che sono sempre pronti a dire la loro sugli argomenti del momento (che sia la camorra, la malasanità o l’immondizia) solo per sciorinare su Facebook, sempre e solo nelle 24 ore che seguono un’emergenza o una tragedia,  la loro infinita saggezza basata spesso su ignoranza dei fatti e sulla distanza di cui sopra.

Gennaro Cesarano e l’umanità perduta

Quando abbiamo smesso di essere umani? Quando abbiamo cominciato a diventare giudici improvvisati e superficiali sempre da lontano e senza mai calarci nella realtà, quando abbiamo smesso di pensare prima di vomitare parole e offese sulla morte di un diciassettenne? Il sangue versato, la violenza e la morte cambiano forse in base al quartiere di provenienza di un giovane, al suo contesto sociale, alle sue frequentazioni, ai suoi errori passati? Gennaro Cesarano è innocente come lo è un diciassettenne ammazzato in uno storico quartiere di questa nostra città, quartiere abbandonato dallo Stato da sempre, una realtà nella quale un giovane molto spesso, attratto dal guadagno facile e dalla mancanza totale di lavoro e di prospettive per il suo futuro, si butta nelle comitive sbagliate e per affidarsi spesso alla criminalità organizzata. 

Gennaro Cesarano un santo non doveva essere: aveva dei precedenti per una tentata rapina, precedenti che purtroppo hanno moltissimi ragazzi delle zone a rischio. Avere dei precedenti non fa, tuttavia, di lui un membro di un clan camorristico, uno spietato criminale o una vittima designata di un agguato di camorra. Secondo familiari e amici Gennaro aveva messo la testa a posto, andava a scuola all’alberghiero, da circa un anno frequentava il centro di volontariato dei Cristallini, giocava a calcio e sognava di fare il pizzaiolo. Un ragazzo cresciuto troppo in fretta in una realtà che probabilmente chi non vive non può comprendere che stava però riparando ai suoi errori.
Ma davanti alla vita di un giovane spezzata dal sistema camoristico i benpensanti preferiscono discutere di morti giuste e ingiuste (come se poi ci fosse una logica nel morire così) senza puntare l’attenzione su quel quartiere abbandonato che da tre giorni sembra essersi finalmente risvegliato per dire basta alla camorra. Le donne della Sanità sono andate infatti da Padre Alex Zanotelli, che da anni lavora nel quartiere, a chiedere aiuto. Insieme sono scesi in strada a gridare NO CAMORRA, a pretendere attenzione e aiuto, per chiedere “un’altra Sanità” ; dopo una fiaccolata martedì sera i cittadini del quartiere hanno piantato un ulivo in piazza Sanità per ricordare la morte di Gennaro Cesarano.

E mentre la comunità del quartiere alza coraggiosamente la testa e scende in piazza spontaneamente, mentre il sindaco si scrolla di dosso le responsabilità dando la colpa ai soliti problemi economici e allla mancanza di intervento del governo, mentre il governo promette 50 poliziotti in più (che padre Zanotelli definisce giustamente “una barzelletta”), intanto c’è da chiedersi ancora dove sono i napoletani. C’è da chiedersi perché, invece di atteggiarci ad opinionisti su Facebook per lavarci la coscienza a distanza, non siamo in grado di scendere tutti in piazza per gridare basta in un’unica manifestazione contro la camorra, per chiedere soluzioni concrete, per sentirci finalmente uniti in una battaglia alla criminalità organizzata che sta annientando questa città, una battaglia che non dovrebbe dividere chi è di Posillipo e chi è di Soccavo, ma che dovremmo sentire tutti come una lotta comune.icato” –