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Guerra Russia-Ucraina: tra mercenari cubani e costo umano

Guerra tra Russia e Ucraina: il costo umano, i mercenari cubani e il consenso dei leader (Di Yuleisy Cruz Lezcano)

La guerra tra Russia e Ucraina, iniziata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022 nel complesso scacchiere della geopolitica internazionale, è diventata uno dei conflitti più devastanti del XXI secolo. Oltre alle battaglie sul fronte, il conflitto ha prodotto milioni di sfollati, decine di migliaia di vittime civili e militari, una crescente militarizzazione della società e un’intensa guerra dell’informazione, oggi ampiamente definita come guerra ibrida.

Fattori Chiave del Conflitto Dati e Dinamiche Analizzate
Numeri dei mercenari cubani 1.076 cittadini identificati dalla GUR; 96 morti o dispersi.
Metodi di arruolamento russo Promesse di contratti civili, alti stipendi e cittadinanza russa.
Consenso politico in Ucraina Elezioni sospese per legge marziale; sostegno vario a Zelensky.
Sondaggi e opinione in Russia Dati di approvazione elevati, ma viziati dal clima autoritario.

I combattenti stranieri e il fenomeno del mercenariato cubano

Questa poi, è una guerra combattuta anche con combattenti stranieri, alimentando il complesso fenomeno del mercenariato. Infatti, negli ultimi anni la Russia ha fatto ricorso non solo ai propri cittadini, ma anche a combattenti provenienti da altri Paesi, tra cui Corea del Nord, Serbia, Nepal e Cuba. L’Ucraina, dal canto suo, ha costituito una Legione Internazionale composta da volontari stranieri. Tra i casi più discussi vi è quello dei cittadini cubani arruolati nelle forze russe. Diverse inchieste giornalistiche hanno documentato che molti cubani sarebbero stati reclutati con la promessa di impieghi ben retribuiti, cittadinanza russa o contratti civili, salvo poi essere destinati al fronte. Altri, invece, si sarebbero arruolati volontariamente per ragioni economiche. Dei mercenari cubani: cosa sappiamo?

I dati dell’intelligence militare e il dramma degli invisibili

Secondo la Direzione dell’Intelligence Militare ucraina (GUR), fino all’ottobre 2025 erano stati identificati almeno 1.076 cittadini cubani arruolati nelle forze armate russe. Lo stesso servizio sostiene che:

  • 96 cubani risultavano morti o dispersi;
  • 54 nomi sono stati resi pubblici attraverso il progetto “Quiero Vivir”, che raccoglie dati sui combattenti stranieri impiegati dalla Russia.

Questi dati provengono dalle autorità ucraine e non sono stati confermati né dalla Russia né dal Governo cubano. Cuba ha riconosciuto l’esistenza di reti di reclutamento illegale, sfiorando il delicato tema dell’arruolamento forzato e delle violazioni dei diritti umani, ma ha negato un coinvolgimento diretto dello Stato nell’invio di propri soldati. Di certo che è tutto da indagare, perché la guerra prima di tutto è diventata una guerra di manipolazione delle informazioni, dove non solo si nascondono corpi ma si nascondono verità. Verità in cui le vittime sono diventati “gli invisibili” e dietro le verità che non emergono, ci sono numeri che per il meccanismo bellico non conta. Numeri e molti sono morti. E dentro questa guerra, i cosiddetti mercenari sono soprattutto giovani, provenienti da condizioni economiche difficili. Alcuni hanno raccontato di aver firmato contratti senza comprendere pienamente che sarebbero stati inviati in guerra; altri hanno dichiarato di aver scelto consapevolmente il reclutamento per ottenere uno stipendio impossibile da guadagnare a Cuba. La guerra mostra così uno dei suoi aspetti meno visibili: la povertà e la vulnerabilità possono diventare strumenti di reclutamento.

La legge marziale in Ucraina e il consenso per Volodymyr Zelensky

Questa guerra ha paradossi, contraddizione, verità sommerse e la figura di Volodymyr Zelensky continua a dividere. Intanto, in Ucraina le elezioni presidenziali sono sospese a causa della legge marziale, prevista dalla Costituzione in tempo di guerra. I sondaggi mostrano che Zelensky mantiene un sostegno significativo, ma inferiore rispetto ai primi mesi dell’invasione. Parallelamente è cresciuta la popolarità dell’ex comandante dell’esercito Valerii Zaluzhnyi, considerato da molti ucraini una possibile alternativa politica. Esistono quindi cittadini ucraini che criticano Zelensky per la gestione della mobilitazione, della guerra e dell’economia, mentre altri ritengono che continui a rappresentare il simbolo della resistenza nazionale. Dire che “gli ucraini lo odiano” oppure che “tutti lo sostengono” non riflette la complessità della società ucraina.

Sondaggi in Russia: tra approvazione e repressione del dissenso

Misurare il consenso in Russia è più difficile. I sondaggi degli istituti russi, come VTsIOM e anche del centro indipendente Levada, mostrano livelli di approvazione molto elevati per Putin. Tuttavia numerosi studiosi sottolineano che tali dati vanno interpretati con cautela, poiché il contesto autoritario, la repressione del dissenso e il timore di esprimere opinioni contrarie possono influenzare le risposte degli intervistati.
Negli ultimi anni il Cremlino ha inoltre intensificato la repressione nei confronti di oppositori, media indipendenti e attivisti contrari alla guerra.

La guerra dell’informazione e il reale costo umano del conflitto

Bisogna dire che questa è anche una guerra dell’informazione, fortemente caratterizzata dalla propaganda bellica e dalla disinformazione, perché il conflitto non si combatte soltanto con armi e droni. Russia e Ucraina investono enormi risorse nella comunicazione strategica. Ogni parte enfatizza i propri successi militari, minimizza le perdite e cerca di influenzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale. Per questo motivo è fondamentale distinguere tra:

  • testimonianze personali;
  • dati ufficiali;
  • inchieste giornalistiche indipendenti;
  • propaganda diffusa dalle parti in conflitto.

Sicuramente, come tutte le guerre, questa è fondamentalmente, una guerra che impoverisce tutti. Al di là delle contrapposizioni geopolitiche, il conflitto continua a produrre enormi costi umani. Famiglie russe, ucraine e di altri Paesi, come Cuba, hanno perso figli, fratelli e genitori. Alcuni sono morti combattendo per convinzione, altri per necessità economica, altri ancora dopo essere stati reclutati con promesse che, secondo varie testimonianze, non corrispondevano alla realtà.
Le storie dei combattenti cubani ricordano che le guerre moderne non coinvolgono soltanto gli Stati che le combattono direttamente: attirano persone provenienti da contesti di fragilità economica e sociale, trasformando la speranza di un lavoro o di una vita migliore in un viaggio verso il fronte. In questo senso, la guerra non distrugge soltanto città e infrastrutture, ma anche biografie, famiglie e prospettive di futuro.

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