Il delitto di Cogne: la storia di una tragedia familiare

Il delitto di Cogne

Il delitto di Cogne riguarda l’omicidio di Samuele Lorenzi, un bambino di tre anni, avvenuto nel gennaio 2002 in un piccolo paese montano della Valle D’Aosta, Cogne. Il caso ha suscitato molto clamore a livello mediatico, sia per l’elevata brutalità utilizzata contro un bambino così piccolo, sia per le accuse e i sospetti che ruotavano attorno alla madre, Anna Maria Franzoni. Anna Maria Franzoni è sposata con Stefano Lorenzi. Vivono una vita tranquilla in un paesino molto piccolo. I due hanno due figli: Davide, il più grande, e Samuele, il fratello minore.

Cronologia e dettagli del caso Cogne

Data/Elemento Dettaglio Chiave
Data del delitto 30 gennaio 2002
Vittima Samuele Lorenzi (3 anni)
Arma del delitto Oggetto contundente (mai ritrovato)
Prova principale Tracce ematiche sul pigiama e sugli zoccoli (BPA)
Condanna definitiva 16 anni per omicidio volontario (ridotti poi a 16 anni per indulto)

La cronaca del delitto di Cogne: cosa è successo quel giorno?

La mattina del 30 gennaio 2002, Anna Maria chiama il 118, chiedendo aiuto per il figlio di tre anni, che non sta bene e vomita sangue. Subito viene attivato il servizio di elisoccorso per arrivare alla villetta, situata nella frazione di Montroz. La scena davanti alla quale i dottori si trovano, una volta arrivati, è totalmente diversa da quella descritta dalla donna al telefono: il bambino ha la testa spaccata, da cui esce addirittura del materiale cerebrale. La stanza è piena di schizzi di sangue ed è subito evidente che non si tratta di un malore del piccolo. Samuele era stato colpito.

I primi sospetti e le incongruenze nel racconto

La donna racconta che alle 8:16 è uscita con il figlio più grande, Davide, per accompagnarlo alla fermata dell’autobus, che si trova a circa 300 metri da casa. Alle 8:20 arriva l’autobus, così Anna Maria torna a casa dopo che Davide vi è salito. Afferma di aver controllato l’orologio, una volta arrivata, e questo segnava le 8:24, quindi in totale Anna Maria è rimasta fuori casa per circa 7/8 minuti. Anna Maria suppone che qualcuno sia entrato in quel suo periodo di assenza per commettere quell’orrore.

L’autopsia dichiara che Samuele è stato colpito alla parte superiore della testa con un oggetto contundente (non da taglio), con il quale sono stati inferti circa 17 colpi. Il viso non è stato sfigurato. Si tratta di un caso di crimine passionale, che comporta un coinvolgimento emotivo dell’assassino. Le prime indagini iniziano a sollevare dubbi sulla veridicità del racconto di Anna Maria Franzoni. La ricostruzione dei fatti presenta delle incongruenze e, con il tempo, la donna diviene la principale sospettata del caso.

Le prove chiave contro Anna Maria Franzoni

Nel corso delle indagini, varie testimonianze riportano del rapporto conflittuale che aleggiava in quella casa. Anna Maria ha espresso molte volte il suo desiderio di ritornare a Bologna, dove abitava prima di trasferirsi a Cogne, e quest’aria di tensione portava a vari conflitti con il marito Stefano.

Ciò che desta maggiori sospetti e che fa gelare il sangue di molti cittadini italiani è una frase pronunciata dalla donna la mattina stessa dell’accaduto, mentre i dottori stanno portando via il piccolo Samuele per trasportarlo in ospedale. Anna Maria si rivolge al marito per chiedergli se avrebbero fatto un altro figlio, se lui l’avrebbe aiutata a farne un altro. È normale che una domanda del genere possa destabilizzare tutti, soprattutto in un momento del genere. Ma sembrava che quello che le interessava maggiormente fosse proprio quel quesito.

Un elemento cruciale che collega la madre al delitto è il ritrovamento del suo DNA sulla scena del crimine. Precisamente, vengono trovate tracce di sangue su:

  • il pigiama di Anna Maria, posizionato ai piedi del letto sotto le coperte, che però in quel punto non presentano macchie di sangue che potessero sporcare degli indumenti;
  • gli zoccoli della donna, rimasti macchiati.

A meno che il killer non abbia indossato il pigiama e le ciabatte della donna, quegli oggetti non si sarebbero mai potuti sporcare. Questa conclusione porta tutti i sospetti su Anna Maria Franzoni, accusata di aver aggredito e ucciso il figlio durante un attacco psicotico.

Il processo, la condanna e la libertà condizionale

Nel 2004 Anna Maria Franzoni viene arrestata con l’accusa di omicidio volontario. L’opinione pubblica è divisa tra chi la ritiene colpevole e chi innocente, staccandosi dall’idea di madre mostro. Nonostante la condanna, Anna Maria continua a sostenere la sua innocenza.

Nel 2014 Anna Maria Franzoni ottiene la libertà condizionale, dopo aver scontato gran parte della sua pena. Questo caso continua a suscitare ancora dubbi sul suo esito: alcuni la ritengono la madre che ha ucciso il proprio figlio in modo violento; altri pensano che sia una vittima di un sistema giudiziario ingiusto, che non ha tenuto conto del suo stato psichico.

Il delitto di Cogne rimane uno dei casi italiani più enigmatici della storia. Allo stesso tempo, si tratta di un caso che ha aperto le strade per nuove tecniche, come la BPA, la Bloodstain Pattern Analysis, una tecnica utilizzata già nel caso di Erika e Omar, ma che non era abbastanza conosciuta in Italia. Questo caso continua a far riflettere sui rapporti familiari e sullo stato psichico, che spesso può influenzare il comportamento delle persone. Ci si chiede se questo sia stato semplicemente il naturale corso della giustizia oppure se le indagini non siano state svolte come si deve.

Fonte Immagine: Wikipedia (Di Hagai Agmon-Snir حچاي اچمون-سنير חגי אגמון-שניר – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=140972605)

Articolo aggiornato il: 01/01/2026

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