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Ilva, giovane morto sul lavoro: tra lacrime e scioperi

I dirigenti Ruggero Cola, Teodoro De Padova, Francesco De Gregorio, Andrea Coluccia, Walter Romagnoli sono solo alcuni dei dodici indagati per la morte dell’operaio venticinquenne Giacomo Campo, dipendente della Steel Service s.r.l., azienda di pulizie che lavora in appalto per l’Ilva. L’incidente mortale ha avuto luogo il giorno 17 settembre, poco prima delle ore 7:00, nell’area esterna dell’altoforno numero 4: l’operaio, il quale avrebbe dovuto pulire la zona dalla polvere prodotta dalla dispersione del minerale, è rimasto schiacciato fra un nastro trasportatore e il rullo. Pare che la parte  finale di un contrappeso abbia ceduto, facendo precipitare un carrello che ha travolto il giovane originario di Roccaforzata (Taranto). Difficoltose le operazioni di recupero del corpo.

Dinamica della morte dell’operaio all’Ilva

Una scena tragica che, oltre all’ovvio rammarico ed alla sconfinata tristezza di una giovane perdita, lascia l’amaro in bocca ed adira gli animi di chi, come il governatore della Puglia Michele Emiliano, si dice esausto. «La pazienza è finita. Il nostro atteggiamento nei confronti del governo Renzi a proposito del futuro dell’acciaieria cambia. Chiederemo che sia revocata la facoltà d’uso all’interno dello stabilimento sequestrato dalla magistratura. I commissari devono bloccare la produzione fino a quando la fabbrica non sarà risanata», questo il suo intervento a riguardo. L’Ilva ha immediatamente rassicurato della corretta applicazione di tutte le misure di sicurezza nelle operazioni che erano in corso nell’Afo4. In una nota si spiega come il nastro sia stato preventivamente messo in sicurezza e, di conseguenza, privato di alimentazione elettrica; inoltre, come precisa l’azienda, il nastro si è attivato ugualmente durante le attività di rimozione del materiale ferroso che si era depositato sul rullo di invio, effettuate dall’operatore con un tubo aspirante. Immediata la risposta del sostituto procuratore Giovanna Cannarile, la quale ha nominato l’ingegner Maurizio Sorli, docente del Politecnico di Torino, per la ricostruzione della dinamica dell’infortunio mortale. Da fonti sindacali si apprende che, nonostante l’assenza di alimentazione elettrica, non si era provveduto ad imbragare il cosiddetto “tamburo” del nastro che così si è fatalmente mosso per inerzia.  Il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti di Taranto sottolinea l’indignazione nel compiangere ancora le vittime che quella fabbrica riserva sia all’interno che all’esterno di essa. Dopo lo sciopero da parte di Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, i sindacati hanno ottenuto la convocazione dell’Ilva in amministrazione straordinaria, con l’obiettivo di discutere degli interventi di manutenzione e della sicurezza. Sulla tragedia è intervenuto, infine, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui «ogni morte sul lavoro costituisce una ferita per l’Italia ed una perdita irreparabile per l’intera società».

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