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Internet e la Dichiarazione dei diritti

«L’accesso ad Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale» è quanto recita l’articolo 2 della Dichiarazione dei diritti in Internet, adottata il 28 luglio 2015 dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet.
L’articolo citato pone in evidenza l’importanza ricoperta dal mondo digitale all’interno della nostra società: Internet, nato come utile strumento, si tramuta ora in diritto fondamentale, da garantire e da tutelare affinché l’individuo possa vivere ogni aspetto della società senza limitazioni di sorta.

Prosegue l’art. 2 chiarendo che «Ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale», in un chiaro riferimento a ipotetici fenomeni di discriminazione causati dalle dette disparità.

Internet e società

Tuttavia, alla base del progetto di questa Carta dei diritti non vi è soltanto la volontà di ufficializzare l’importanza di Internet, ma è ben presente la necessità di regolare la cosiddetta vita in rete, al fine di regolamentare i rapporti “virtuali” e soprattutto la privacy di tutti coloro che concedono alla rete dati sensibili per le più disparate ragioni.
Internet, oramai largamente diffuso al punto tale da essere utilizzato da privati e istituzioni, è uno spazio in cui si lavora, si operano scambi commerciali, si consulta il proprio traffico telefonico, si stipulano contratti: Internet è la società stessa, non più un canale a essa collegato. In ragione di tutto questo, è di fondamentale importanza che abbia una sorta di “costituzione”, che si diffonda nelle persone la consapevolezza che questa rete virtuale ha una disciplina giuridica, che le norme del buonsenso siano valide anche nell’universo incastrato nello schermo, e che, in ultimo, ogni azione compiuta in Internet abbia ripercussioni reali e non virtuali.

La tutela dei dati personali è regolamentata dall’articolo 5, il cui primo comma recita: «Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza». “Dignità”, “identità”, “riservatezza”, parole che garantiscono la tutela dell’individuo all’interno della società. Da questo punto di vista la materia non presenta novità, ma ribadisce un concetto già diffuso: utilizzare dati personali in maniera illecita è perseguibile e punibile. Un ulteriore principio a tutela della privacy è sancito dall’articolo 11, il “Diritto all’oblio” e quindi alla cancellazione «dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza pubblica». Il riferimento alla “rilevanza pubblica”, come spiegato nel comma successivo dell’art. 11, è inserito a tutela della società democratica e quindi del diritto all’informazione dell’opinione pubblica.

La Dichiarazione dei diritti in Internet (qui il testo), citando il Preambolo redatto dalla Commissione, «è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona», una Carta indispensabile per l’interattiva società del XXI secolo.

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