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Eroica Fenice

L’Italia nel 2016, quo vado?

Quo vado?“, il nuovo film di Checco Zalone, ha avuto e sta ottenendo ancora un fortissimo riscontro di pubblico proprio perché traccia un quadro attuale e veritiero dei costumi di gran parte degli italiani. Ma se già molti di noi hanno acquisito consapevolezza di quanto sia sempre più un miraggio ottenere il posto fisso, la speranza stenta ancora a tramontare. Anche se i dati economici del Paese ci prospettano una timida ripresa e ogni segno positivo che vediamo davanti ai numeri delle statistiche ci lascia tirare un sospiro di sollievo e guardare con più ottimismo al nuovo anno, le sfide che attendono l’Italia non sono affatto semplici, sia in politica interna che estera.

L’anno che è appena iniziato non si è presentato certo nel migliore dei modi, conseguenza questa anche di una crisi internazionale dovuta ai conflitti in corso nel Medio Oriente, al rallentamento della crescita economica dei paesi in via di sviluppo, all’emergenza immigrazione che sta mettendo in difficoltà persino la Germania (dopo il caso Volkswagen, altro sghignazzo, più triste, da parte di tanti. Ma attenzione alle misure, come le barriere con tanto di filo spinato e i controlli alle frontiere in barba al trattato di Schengen, che altri paesi del Nord Europa e dell’Est hanno annunciato di voler adottare cavalcando l’onda emotiva dei fatti di Colonia!), il pericolo terrorismo che sta facendo sprofondare in una crisi di nervi la Francia, le difficoltà della Spagna a formare un nuovo governo, il conflitto tra sunniti e sciiti che ha contrapposto Arabia Saudita e Iran.

E l’Italia? Quo vado?

Dinnanzi a questi fatti, viene da chiedersi quale possa essere il ruolo dell’Italia. Una partita cruciale si svolgerà certamente in Libia dove gli interessi nazionali sono più forti che altrove, ma se il peso politico dell’Italia in Europa e nel resto del mondo sarà pari a quello avuto nel 2015 e negli altri anni passati, dubito che il nostro Paese possa svolgere un qualche ruolo.

Passiamo alla politica interna. Il quadro appare ancora più ingarbugliato e desolante. Ancora non si sono estinti i fuochi della polemica, dai connotati iperbolicamente “edipici”, innescata dallo scandalo delle banche, il quale ci ha svelato anche la fitta trama di rapporti in quel di Firenze che lega “babbi” e figli/e, imprenditori e banche, che già se ne apre una nuova legata al caso del sindaco di Quarto e al M5S. Roba vecchia.

Nuovo, invece, e particolarmente importante sarà l’appuntamento referendario del prossimo autunno per decidere sulla riforma della Costituzione; e dall’esito del referendum molti si aspettano interessanti riscontri. Ma una delle sfide più decisive, anche per quest’anno, si giocherà sulla capacità che l’Italia saprà mostrare nel combattere alcuni fenomeni tristemente endemici della nostra società, denunciati anche dal Capo dello Stato nel discorso (un po’ noioso, a dire il vero) di fine 2015: la corruzione, l’evasione e il malcostume. Vedremo se saremo in grado di correggere quell’atteggiamento, troppo “italiano” e “scanzonato” per usare un eufemismo, ben rappresentato nel film di Zalone, per dare una risposta decisa e consapevole alla domanda “quo vado?” e intraprendere un percorso stabile e serio.