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Isis

L’avanzata dell’Isis in Libia

La situazione in Libia si aggrava sempre di più.
L’avanzata jihadista non si ferma e i miliziani del Califfato si sono spinti, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, fino a Sirte, a 450 km dalla città di Tripoli, conquistandola. Si tratta di uno stato di cose che preoccupa non poco il governo italiano in quanto la minaccia terroristica è attiva a poche ore di navigazione dall’Italia. Difatti, la Libia si affaccia direttamente sul Mar Mediterraneo e da lì guarda l’Italia a cui, ormai, il “Califfo Ibrahim” ha dichiarato ufficialmente guerra.
Il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, definito nelle minacce lanciate dall’Isis “ministro crociato”, a tal proposito, ha affermato che l’Italia è pronta a combattere e ad organizzare un piano efficace per contrastare tale avanzata con l’aiuto dell’Onu. Lo stesso ha invitato i connazionali a lasciare il paese africano e ha ordinato la chiusura dell’Ambasciata.
Occorre analizzare la situazione più da vicino per capire la sua gravità dal momento che il Califfato è arrivato a soli 350 km dalle nostre coste. Si discute, infatti, da mesi circa un eventuale intervento dell’Italia sulle coste libiche ed ora che la minaccia si avvicina e diventa ogni giorno sempre più concreta l’intervento è diventato urgente.
In una sorta di documento programmatico dell’Isis dal titolo “The Islamic State 2015”, che circola sulla rete e di cui è estremamente chiaro l’intento propagandistico, sono presenti alcune immagini allegate al testo, compresa una mappa dell’Europa con l’Italia e Roma cerchiate in rosso; in particolare, in questo testo, si prospetta un attacco da tre fonti con l’accerchiamento dell’Europa e la sua cattura da parte del “Califfato Islamico Globale”: da ovest (Spagna), dal centro (Italia, Roma) e da est (Turchia, Costantinopoli/Istanbul).
I jihadisti entrati a Sirte hanno preso il controllo di una tv governativa e di due radio locali, “Radio Syrte” e “Mekmedas”, sulle cui frequenze risuonano ormai la voce ed i proclami del califfo Abu Bakr al-Baghdadi e del suo portavoce.
L’Isis si starebbe, poi, spostando anche verso il confine con la Tunisia, a Surman, un’altra città a circa 60 km dalla capitale, dove gli affiliati di al-Baghdadi hanno distribuito volantini con indicazioni per le donne, minacciando il ricorso alle armi per chiunque non si adegua. Sempre gli affiliati allo Stato Islamico, che ogni giorno diventano sempre più numerosi, hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio, in cui persero la vita almeno 5 stranieri.
La parole chiave sembra essere diventata, a questo punto, “combattere” non solo per impegnarsi attivamente nell’addestramento dell’esercito libico, ma passare all’azione per disarmare le milizie e liberare i centri occupati dalle diramazioni dello Stato Islamico. Combattere significa, ora più che mai, preparare l’opinione pubblica a situazioni di rischio, significa prepararsi ad una guerra alle porte dell’Italia che, seppur sotto l’egida dell’Onu, è pur sempre una guerra.

L’avanzata dell’Isis in Libia

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