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Eroica Fenice

L’umore crolla e la speranza brucia: Napoli, il volto di una città afflitta

Quella del 4 marzo non è stata una giornata facile per i cittadini partenopei.

Tutto inizia in via Riviera di Chiaia, quando l’intera ala di un palazzo (recentemente restaurato) viene giù. La vicinanza con il cantiere della Linea 6 della Metropolitana è, per residenti e geologi, il motivo scatenante dello sprofondamento di alcuni edifici della zona così come del crollo stesso. Sono circa 150 le persone costrette ad allontanarsi dalle proprie abitazioni e la Villa Comunale s’improvvisa una tendopoli gestita dai volontari. Via Caracciolo perde temporaneamente la sua ZTL e la circolazione si riversa sul lungomare che sino a ieri era di esclusivo vantaggio dei pedoni.

Tutto finisce a Bagnoli, presso la Città della Scienza, quando nella notte comincia a diffondersi del fumo. Le ore si susseguono e il polo scientifico s’incenerisce divorato dalle fiamme. L’unico avamposto della riqualificazione della zona su cui giace lo scheletro dell’Italsider  viene divorato dall’incendio e va ad aggiungersi alla desolazione di un’area che sembra essere costretta, per il piacere di qualcuno, a non dover mai riprendersi. Dell’intera struttura si salva solo il Teatro delle Nuvole mentre le macerie hanno seppellito, sotto il loro peso, il posto di lavoro di centinaia di persone che, dall’oggi al domani, hanno visto incenerire il proprio futuro e i propri progetti. Durante il periodo invernale, la Città della Scienza resta chiusa ogni lunedì e ciò ha permesso ai colpevoli, più che preparati, di agire indisturbati. A quanto pare, sembra esserci l’elevata probabilità che l’edificio sia stato raggiunto dal mare e che i focolari appiccati siano stati molteplici in modo tale da non lasciare nessuna via di scampo alla Città della Scienza. L’intervento dei Vigili del Fuoco è stato celere ma, loro e nostro malgrado, non sufficiente per la salvezza dei capannoni su cui si è riversato l’incendio. Le ipotesi di un incidente fortuito, di un eventuale corto circuito sembrano alquanto improbabili e, comunque, sempre meno convincenti con il passare del tempo.

Le immagini, i video e la notizia dell’incendio della Città della Scienza hanno fatto in poco tempo il giro del mondo e non sono state poche le parole di solidarietà. Sono arrivate anche dichiarazioni di sostegno nei confronti di un sindaco, Luigi de Magistris, che probabilmente comincia a diventare scomodo. Molte le pagine su Facebook e i cinguettii su Twitter a favore di una rapida ricostruzione della Città della Scienza alla quale si può contribuire con un versamento sul codice iban più volte ripetuto anche al Tg Regione. Anche dall’Europa arriva uno spiraglio di speranza: Johannes Hahn, commissario per le Politiche Regionali, ha espresso non solo il suo dolore per l’accaduto ma anche la possibilità di poter cofinanziare la ricostruzione.

Napoli ha voglia di riprendersi ma mai come questa volta ha bisogno di essere compresa ed aiutata. La Città della Scienza è un’eccellenza non solo locale ma anche italiana e internazionale e i suoi servizi di ricerca e didattica sono più che mai indispensabili. L’Italia e l’Europa devono capire che Napoli non è una città incivile e degradata ma la vittima sacrificale di quei criminali che preferiscono arricchire le loro tasche oggi piuttosto che permettere a tutti di condividere un domani. Una delle colpe più grandi dei napoletani è probabilmente quella di essere deboli, emotivamente ed economicamente, e di non riuscire a difendere dignitosamente un patrimonio di importanza mondiale. Urge un aiuto esterno, un sostegno dal forte senso culturale perché gli avvenimenti in via Riviera di Chiaia e alla Città della Scienza sono la perfetta rappresentazione di una città che, già in precario equilibrio, viene sbeffeggiata e offesa da chi ne brucia il corpo martoriato.

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