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Eroica Fenice

Mandolino napoletano: a Napoli il primo master

Ogni strumento ha la sua storia. Il mandolino, benché nei repertori dell’Occidente occupi una posizione marginale, ne ha una ricca e avventurosa, che lo vede presente in un panorama internazionale e colto. Questo strumento, dalla curiosa cassa di risonanza a forma di pera, ebbe origine nel mondo arabo dove – col nome di Ud – continua ad esistere ed occupare ruoli di primo piano nella musica colta dei paesi islamici. Arrivò in Europa attraverso la conquista araba della penisola iberica e divenne il liuto rinascimentale: nelle testimonianze iconografiche del ‘700 è raffigurato come strumento degli angeli.

Un radicale ripensamento delle corde e della loro accordatura ne fece poi il mandolino napoletano, che per primi produssero i liutai napoletani della celebre “Casa Vinaccia”; e napoletani erano anche i maestri che raggiunsero Parigi, per dare concerti col nuovo strumento ed insegnarlo alla nobiltà. Il mandolino a 4 cori fu preso in considerazione da uno stuolo di compositori di grande fama, quali G. Paisiello e W. A. Mozart. La gradevolezza del suono, il volume di virtuosismo, il richiamo esotico ed erotico, uniti al gusto per la novità e per la ricercatezza, crearono una vera e propria moda  negli ambienti aristocratici francesi. Decorazioni in avorio, madreperla, oro, argento e tartaruga, di gran gusto, plettri in custodie d’argento sbalzato, testimoniano la richiesta di un oggetto di lusso, oltre che di svago.

Col passare del tempo, il mandolino sfuma progressivamente verso forme e ritmi fortemente country, finendo per essere coltivato, nella sua forma classica napoletana, solo da limitati circoli di estimatori.

Ecco che, con l’intento di recuperare lo studio e l’utilizzo di uno dei più antichi strumenti della tradizione musicale italiana, nasce a Napoli il primo Master in Pedagogia della Musica, dedicato allo studio del mandolino classico napoletano, organizzato dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che ha ideato questo nuovo percorso formativo in collaborazione con l’Accademica Mandolinistica Napoletana fondata nel lontano 1929 da Raffaele Calace. Il percorso didattico del Master sarà rivolto a 40 laureati, con laurea almeno triennale, e si articolerà in due incontri settimanali da Ottobre 2015 a Giugno 2016. Le iscrizioni saranno aperte da subito fino al 30 Settembre e gli interessati potranno scaricare bando e domanda di iscrizione direttamente dall’indirizzo web www.unisob.na.it/mastermusica. La struttura didattica del Master miscelerà l’acquisizione di competenze pedagogico-didattiche e lo sviluppo delle abilità musicali, promuovendo altresì l’acquisizione delle competenze relative alla progettazione curricolare, alla conduzione e alla valutazione di interventi didattici nel campo musicale in campo scolastico ed extrascolastico. Le lezioni saranno sia teoriche che pratiche e spazieranno dalla pedagogia della relazione educativa, didattica dello strumento, storia dell’organologia del mandolino, prassi esecutiva sul mandolino nelle varie epoche, tutte rigorosamente tenute da docenti di fama internazionale.

Il maestro Mauro Squillante, parlando di questo innovativo Master, ha dichiarato: «Nell’ambito di un’ampia prospettiva di ambito pedagogico e didattico, questo Master si pone l’obiettivo di far riscoprire e valorizzare il mandolino napoletano, universalmente riconosciuto quale espressione artistica tipica della cultura napoletana, restituendogli, però, la sua giusta collocazione quale strumento d’arte e quale componente principe dell’identità sonora della città di Napoli, liberandolo di quella patina di folklorismo oleografico di cui tuttora soffre».

Infatti, non solo il mandolino ha mostrato di sapere attraversare metamorfosi sorprendenti, ma si è rivelato anche un buon viaggiatore. A seguito del napoletano Raffaele Calace, arrivò in Giappone all’inizio del XX secolo, conservandosi al punto che oggi il Giappone è produttore di mandolini su scala industriale e i mandolinisti superano abbondantemente i sonatori di shamisen. Insomma, quella del mandolino è una storia lunga, ed è una storia bella.

«Recuperare il mandolino come strumento musicale – racconta Pasquale Scialò, docente di Musicologia e Storia della musica, membro del Comitato scientifico del Master – è fondamentale sotto diversi punti di vista. Lo strumento non è solo il simbolo della napoletanità – era usato da Beethoven e Mozart – ma ha una forte matrice europea. Il mandolino è un simbolo transculturale che va nel tempo e nello spazio, identificando Napoli nella sua dimensione globalizzata». 

Mandolino napoletano

Mandolino napoletano: a Napoli il primo master

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