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Eroica Fenice

March for Our Lives, marcia contro le armi negli States

March for Our Lives, marcia contro le armi negli States

Si è svolta il 24 marzo 2018 a Washington DC la folta marcia statunitense di protesta contro le armi, nel contesto della March for Our Lives, una dimostrazione guidata dagli studenti, con oltre 800 eventi di fratellanza in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo. Una vera e propria marea umana si è snodata attraverso la Pennsylvania Avenue e ha pacificamente sfilato in nome della vita e della pace, al grido di «Never again!» 

Stando all’Associated Press, pare non si ricordasse una simile mobilitazione e una tale salda partecipazione giovanile dai tempi del “No alla guerra in Vietnam”.

Il corteo – di oltre 800mila persone secondo il Washington Post, più altre centinaia di migliaia in 836 città degli Stati Uniti – è stato promosso da un gruppo di studenti del liceo di Parkland, in Florida, nel quale lo scorso 14 febbraio 17 persone sono state uccise con armi automatiche da un ex studente affetto da turbe psicotiche. Non solo studenti, insegnanti e genitori, ma soprattutto i sopravvissuti alle stragi nelle scuole che hanno sconvolto l’America negli ultimi tempi sono scesi nelle strade di Washington per la manifestazione, culminata proprio dinanzi alla Casa Bianca. La marcia è stata predisposta per settimane da tutti i sostenitori del non soddisfacente contributo della Casa Bianca e del Congresso rivolto a un’effettiva limitazione del proliferare di armi, gli strumenti che concretamente hanno consentono il verificarsi dei terribili massacri; la protesta, dunque, oltre ad avere quale obiettivo polemico del corteo la potente lobby delle armi, ossia la National Rifle Association, ha inteso richiedere al governo americano di rivedere la legge che regola l’utilizzo delle armi nel Paese, affinché siano rese più stringenti le norme sull’acquisto di pistole e fucili.

March for Our Lives, le testimonianze più struggenti della marcia 

Molte mamme hanno sfilato con le foto dei loro figli, uccisi in quella che dovrebbe presumibilmente essere la tranquilla vita scolastica di tutti i giorni: l’appello «Siamo bambini, non bersagli», ha campeggiato su uno dei molti striscioni. Hanno animato la March for Our Lives due interventi molto toccanti da parte di giovanissime donne: Emma Gonzalez, sopravvissuta alla strage di Parkland, e Yolanda Renee King, la nipote di soli 9 anni di Martin Luther King, entrambe assurte ormai a simbolo della protesta contro la violenza.

Nonostante i suoi 16 anni, Emma non ha avuto alcuna esitazione nel deplorare i meschini interessi legati alle armi e urlare «Vergognatevi!» al presidente Trump e alle potenti lobby; con uno struggente silenzio di 6 minuti e 20 secondi – la durata del massacro in cui i suoi compagni hanno perso la vita – diventato potentemente virale, ha spiazzato e emozionato tutti. Emma è riuscita a salvarsi, ma ora pretende a gran voce che la sua vita e quella di tutti gli altri studenti non sia più in pericolo; proprio come Yolanda, il cui sogno è quello di «Un mondo senza armi». Le voci delle due ragazze sono state quelle di maggiore impatto tra le altre susseguitesi sul palco, ma nel fiume di giovani che ha invaso Washington si sono alternati molteplici interventi, come quello di Nikky, un’altra studentessa, che ha riferito: «Quel giorno la vita di 3300 persone è cambiata per sempre. Il mattino dopo, seduti nel parco della scuola, tutti noi studenti abbiamo pianto i nostri amici, insegnanti e allenatori. Non sono mai stata così disperata come in quelle ore». La March for Our Lives, inoltre, è stato supportata anche da molte celebrities, tra le quali George Clooney, Steven Spielberg e Paul McCartney; quest’ultimo, aggirandosi con un cartello per le strade di New York, ha ricordato: «Uno dei miei migliori amici – riferendosi a John Lennon – è stato ucciso da un’arma proprio qui vicino, per me è importante».

Per tutto il giorno si è attesa una reazione da parte di Trump,  per esempio un eventuale tweet, che però non è arrivato: pare che il presidente giocasse a golf a Mar-a-Lago. Sarà plausibilmente rimasto sconcertato dalla mole assunta dalla manifestazione. A ogni modo,  si spera che l’allarme lanciato e condiviso dalla gioventù americana, data la risonanza prodottasi, riesca a instillare l’effettivo input a cambiare le cose in meglio, per garantire un futuro più sicuro, al riparo da strumenti di violenza troppo semplici da acquistare.