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Eroica Fenice

Napoli

Napoli, de Magistris – Saviano: si potrebbe evitare?

Si dice spesso che i napoletani riescono ad adattarsi: la disoccupazione, il traffico, l’abbandono dello Stato, il ritardo cronico dei mezzi di trasporto. Tutti mali guaribili, anche se poi non guariscono mai. Ma uno sfortunato cittadino che, ignaro, passeggia per strada e rischia la vita a causa di un’azione criminale della camorra, è un tragedia a cui neanche Napoli potrà mai abituarsi. Soprattutto se a rischiare la vita sono minorenni.

Napoli e il sottile filo della paura

Allora non deve sorprendere se quanto successo lo scorso 4 gennaio al mercato della Maddalena alla Duchesca susciti indignazione e polemiche. Anche se, in alcuni casi, si supera il limite, come è successo nella diatriba a distanza tra il sindaco Luigi de Magistris e lo scrittore Roberto Saviano.

A Napoli si spara. E da troppi anni giornali e TG si riempiono del sangue versato dalla camorra o di blitz delle forze dell’ordine che arrestano questo o quel boss, questo o quell’affiliato. A Napoli si spara, e sempre da troppo tempo. Gli ultimi anni non hanno certo fatto eccezione. Perché la camorra non guarda in faccia a nessun’amministrazione comunale, per quanto capace, trasparente e onesta essa possa rivelarsi. In quasi sei anni il sindaco de Magistris – che dal 19 giugno 2016 ha iniziato il suo secondo mandato da primo cittadino – è riuscito a realizzare molti importanti progetti, a risanare il bilancio comunale e a raggiungere alcuni dei precetti che si era prefissato all’inizio della sua carriera politica. Uno su tutti, il rilancio dell’immagine di Napoli a livello internazionale che ha riportato in città un importantissimo flusso di turisti.

Saviano, de Magistris e la polemica che non serve a nessuno

Risultati importanti che, però, non possono bastare a coprire o ad ammortizzare una realtà terrificante. La camorra (e la mafia) si sono diffuse a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, vestite in giacca e cravatta e armati di politica e finanza. Il problema è che a Napoli, e al Sud, oltre alla cravatta, le mafie continuano ad indossare anche jeans e tute e ad armarsi delle armi tradizionali. Edulcorare la realtà è inutile, insistere inefficacemente sullo stesso punto lo è altrettanto.

Dopo i dibattiti culturali e politici che hanno preceduto il referendum dello scorso 4 dicembre, stavolta, nelle sabbie mobili più basse della comunicazione, sono caduti proprio de Magistris e Saviano. Entrambi agguerritissimi su Facebook, sempre più ultima frontiera dei duelli a distanza: il primo si chiede se l’autore di Gomorra sia diventato “nulla di più che […] un brand che tira se tira un certa narrazione”; il secondo, che aveva già stuzzicato il primo cittadino di Napoli dopo la sparatoria, è certo “che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè […] dei quali si circonda per edulcorare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla.

Et voilà, la frittata è ormai fatta: il sindaco istrionico e spettacolare e l’intellettuale appollaiato su di uno scranno in un paese estero, pronto a sferrare unghiate piene di rimorso alla sua patria. O almeno sono queste le impressioni che lasciano le dichiarazioni dei due protagonisti.

Possibile che in una circostanza come quella dello scorso 4 gennaio, che unisce due problemi essenziali di Napoli – camorra e immigrazione, sullo sfondo della perenne disoccupazione – il sindaco si preoccupi così tanto di rispondere alle parole di Saviano?

Spari al centro e abbandono delle periferie

Gli spari in pieno centro fanno un rumore assurdo, ma è forse più inquietante il brusìo delle periferie, sempre più lontane dal cuore della metropoli, in tutti i sensi.
“Ma abbiamo la metro più bella d’Europa”, potrebbe urlare qualche inguaribile ottimista. Sì, peccato che troppo spesso capiti che passi un treno ogni dieci minuti.
“Ma i vicoletti del centro storico sono unici al mondo”. Sicuramente, ma quasi ovunque impossibili da attraversare con assoluta tranquillità.
“Ma via Toledo ce la invidiano tutti”. Certo, però… magari, se la percorrete dirigendovi verso piazza Plebiscito, cercate di evitare di salire a destra, almeno fino all’incrocio con via Chiaia.

Sparatorie nel centro a parte, le periferie sono sempre più abbandonate e insicure, nonostante la bella facciata e i grandi monumenti sparsi nel cuore della città. Al di là del perimetro turistico, l’amministrazione de Magistris non sembra stia incidendo molto. Dire, come fa Saviano, che “il sindaco è del Vomero, gli piacciono le cose ordinate e pulite” è una banalizzazione di quartiere e deleteria per chi vive a Napoli. Ma è lecito chiedersi se i commercianti di tutta la città dovranno convivere per sempre con racket e minacce, se giovani e famiglie oneste che semplicemente escono per andare al bar o a cena dovranno preoccuparsi per sempre di essere avvicinati dai parcheggiatori abusivi. Napoli si chiede, e chiede, se sarà sempre così o se, all’abbandono dello Stato – che ha il dovere di intervenire in maniera più decisa – si contrapponga finalmente una presenza maggiore dell’amministrazione comunale, di polizia municipale e ausiliari del traffico o di una qualsiasi figura che porti ordine e sicurezza per le strade. Se si vedranno queste divise solo nei dintorni di piazza Municipio, piazza Trieste e Trento, via Caracciolo e Vomero. E l’appello non vale solo per i quartieri di Gomorra, Scampia e Secondigliano. Ma giunge da tutta la zona circostante il centro di Napoli, da nord – Piscinola, Chiaiano, Miano, San Pietro a Patierno – ad ovest – Pianura, Soccavo e Fuorigrotta – per concludere ad est – Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli. Un elenco di nomi che potrebbe sembrare inutile, ma che almeno prova a dare un po’ di voce a zone il cui grido evidentemente non arriva in maniera chiara né alle orecchie dell’amministrazione né a quelle dei media.

Molto probabilmente de Magistris e Saviano sono soltanto le due metà del cittadino napoletano che si scinde ed esplode ogni volta di fronte a questo strazio. Dal centro alle periferie, ad ogni sparo, ad ogni innocente ferito, tutti a Napoli si sentono spaccati in due: in ognuno inizia l’eterna battaglia tra il sindaco che vuole infondere speranza e lo scrittore che sente la ferita raggiungerlo anche lontano chilometri. O, per i detrattori, tra il politico che rischia di mistificare la realtà a vantaggio delle sue ambizioni e l’intellettuale che si arricchisce sulle tragedie della città che non abita più. La doppia metà del cittadino che vive nella solita Napoli da amare e incoraggiare, detestare e temere. Il cittadino che, esausto, chiede solo che casa sua diventi finalmente un posto più sicuro, perché bello lo è sempre stato.

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