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Eroica Fenice

Napoli, UnPopoloinCammino contro la camorra

Napoli, UnPopoloinCammino contro la camorra

Non è un capriccio, quello di Napoli ma la semplice, spontanea e inarrestabile reazione ad una situazione che, da troppi anni, una delle città più conosciute e apprezzate al mondo non riesce a superare. Dice no, Napoli. Continua a dire no, sull’onda lunga del risultato referendario di domenica scorsa sulla riforma costituzionale, in occasione del quale la provincia di Napoli ha espresso il suo parere in maniera molto netta (il No alla riforma firmata Renzi-Boschi ha stravinto col 70.4% dei voti, quasi 950.000 elettori).

Molti – premier (ormai ex premier) compreso – hanno letto il risultato di domenica 4 dicembre come un giudizio deciso e definitivo anche sull’operato del governo negli ultimi due anni, oltre che sul merito della riforma. Probabilmente, a Napoli – dove durante il mandato renziano è spesso esploso il malcontento della città sui provvedimenti e sulle scelte governative – questo discorso poggia su argomenti ancora più radicati e profondi rispetto al resto del Paese.

Unpopoloincammino: marcia per Napoli venerdì 16 dicembre da piazza Dante, ore 9.30

Il No del capoluogo campano parte da molto più lontano, rimbalza tutti i giorni tra le pietre di tufo e le robuste mura del centro storico, dei quartieri, della provincia. È un no sicuro sicuro ma impaurito, urlato e che si strozza in gola. Contro le ingiustizie, le ristrettezze economiche, la disoccupazione, l’ingiustizia sociale… la camorra. È il no che ancora una volta i membri del movimento Unpopoloincammino porteranno in strada venerdì 16 dicembre, facendo di Napoli l’indiscussa capitale del Mezzogiorno, che rifiuta le mafie, chiede aiuto con dignità e alza la testa. Perché il disagio di Napoli e del Meridione vanno ben al di là di una cabina elettorale. Per chiarire ancora una volta che nella parte geograficamente più bassa della penisola si cerca giustizia e appoggio. E che il malcontento dei suoi onesti cittadini (tanti) non è rivolto solo allo Stato, assente ingiustificato, ma anche a chi questa zona la abita e la distrugge dall’interno rendendo quasi eroica la resistenza di chi non parte e continua a difenderla.

Dopo il grande seguito ottenuto il 5 dicembre dello scorso anno, la marcia organizzata da Unpopoloincammino stavolta avverrà con qualche giorno di ritardo, il 16 appunto, proprio a causa del recentissimo appuntamento referendario. Gli organizzatori dell’evento partiranno alle 9.30 da piazza Dante e termineranno il loro percorso nei pressi della prefettura di piazza del Plebiscito.

Marcia in memoria delle vittime innocenti di camorra. Napoli chiede lavoro e giustizia sociale per i suoi figli

Un cammino che quest’anno si carica di ulteriori significati da aggiungere a quelli, già molto sentiti, che si susseguono da tempo in manifestazioni simili. Come nell’ultima marcia organizzata proprio da Unpopoloincammino, quando fu portato all’attenzione delle istituzioni il drammatico caso di Genny Cesarano, diciassettenne vittima innocente di camorra, ucciso da un colpo di pistola il 6 dicembre 2015 mentre era in compagnia di alcuni suoi amici proprio accanto alla chiesa di Santa Maria della Sanità. Lì, in suo onore, è stata costruita una statua in marmo, posta proprio nel punto in cui Genny è stato privato della sua giovane vita, nel gioco depravato che da decenni stringe al collo i napoletani. Soprattutto in zone della città molto delicate, come lo stesso rione Sanità (dove Genny viveva), Forcella, i quartieri Spagnoli, ma anche le periferie occidentale e orientale, i cui problemi sembrano spesso passare in secondo piano.

Durante la marcia – e negli appuntamenti che l’hanno seguita e la seguiranno – si chiede lavoro, giustizia sociale e lotta contro la camorra per far rinascere una città che, da quando è iniziata l’amministrazione De Magistris, sembra aver rialzato la testa, e non solo dal punto di vista turistico. Partendo dalla strada, Unpopoloincammino – come si legge su una delle sue pagine facebook – chiede «lavoro per i giovani, politiche sociali, sicurezza nei quartieri, diritto allo studio e scuole aperte […]. Per liberare Napoli per sempre dalla violenza serve questo. Non militari e spot. Servono risorse politiche vere. Abbiamo avuto passerelle, impegni disattesi, promesse, non mantenute… Adesso siamo stanchi! Scendiamo in piazza, lottiamo, prendiamo parola!».

Tutto qui. È Napoli, la perla del golfo, così bella da farsi baciare dal sole e carezzare dal mare mentre mostra spavalda agli occhi di giapponesi, tedeschi, americani, cinesi i suoi castelli e le sue isole in lontananza. La stessa Napoli che implode nell’entroterra zampillante di sangue innocente e lacrime di chi chiede null’altro che tranquillità e lavoro. Napoli, che invita i suoi figli a marciare per i suoi diritti, facendosi portavoce del Sud oppresso e sofferente. È il Mezzogiorno d’Italia che, dalla sua capitale storica, urla no alle camorre, alle ingiustizie sociali, ai secoli di disparità.

L’appello è rivolto a «movimenti, comitati, centri sociali, comunità parrocchiali, realtà di base, sindacati, associazioni studentesche e studenti, precari, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a un’assemblea di confronto verso le manifestazioni del 16 dicembre da piazza Dante alla Prefettura».

L’appuntamento è fissato a venerdì 16 dicembre a piazza Dante, ore 9.30. La marcia è per Napoli e per il Sud.