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Eroica Fenice

Il Nilo a Pompei

“Il Nilo a Pompei”. L’Egitto nel mondo romano

Il Mediterraneo nero, quello più oscuro e misterioso, si materializza a due passi da casa. “Il Nilo a Pompei” è il grande progetto  che nasce grazie alla collaborazione tra il Museo Egizio di Torino, la Soprintendenza di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La mostra, aperta al pubblico da marzo al 4 settembre a Torino e visitabile a Pompei fino al 2 novembre del 2016, è un affascinante percorso che parte da Alessandria d’Egitto e passa per la greca Delo, fino a giungere in Campania. Pozzuoli, Cuma, Benevento, Pompei ed Ercolano sono i luoghi in cui i culti dell’Antico Egitto si sono sposati con la romanità, fino a fondersi in un sincretismo storico, religioso e culturale nel quale le barriere tra le due sponde del Mediterraneo europeo e africano si toccano, scoprendosi più vicine che mai.

La cultura egizia nella Pompei antica: “Il Nilo a Pompei”

La cultura egizia ha avuto un’importanza centrale nella formazione dell’Italia romana, per questo il progetto ha come obiettivo l’esposizione di opere e oggetti di rara bellezza, che sono il risultato di un connubio tra reperti egiziani di epoca faraonica e opere appartenenti all’età ellenistico-repubblicana. Le influenze iconografiche delle terre del Nilo, ispirate da riti e costumi diffusi in molte aree del Mediterraneo, sono state fatte proprie e rielaborate dagli abitanti di Pompei, centro culturale fiorente e vivace, da sempre aperto a scambi e contaminazioni. Tra gli oggetti in mostra, alcuni di questi esposti per la prima volta a Torino, risaltano alcuni affreschi del tempio pompeiano di Iside e oltre 300 reperti provenienti da musei italiani e stranieri. Oltre alla collezione permanente delle sale del museo Egizio di Torino, dal 21 aprile ha preso il via anche la mostra campana, curata dal soprintendente Massimo Osanna e dal professor Marco Fabbri. La seconda tappa dell’esposizione ha sede proprio nella Pompei devota ai culti di Iside e Osiride,  città dove l’Egitto veniva ricorrentemente rappresentato nell’arte, negli arredi e negli affreschi che ornavano i luoghi della vita quotidiana. Sala dopo sala, assieme al supporto di proiezioni, filmati e installazioni, sarà possibile scoprire e ammirare pezzi meravigliosi, come le sette imponenti statue che ritraggono Sekhmet, dea dell’abbondanza legata alle piene del Nilo, estremamente generosa ma allo stesso tempo temibile forza distruttrice.

Per la prima volta dopo sei mesi di restauri, sarà inoltre possibile visitare il santuario di Iside, nel quale gli abitanti di Pompei erano soliti offrire sacrifici e fare riti e processioni in onore della divinità arrivata dalla terra dei Faraoni. Il santuario è solo una delle tappe dell’itinerario che si snoda per oltre due ore tra gli scavi, alla scoperta di affreschi e meravigliose pareti decorate con immagini che ritraggono scene e paesaggi esotici. Ciò che fa di questo percorso tra le culture del Mediterraneo un evento raro, non è solamente la bellezza e il fascino delle opere d’arte e dei luoghi: un’importanza ancora maggiore deriva dal fatto che un tale patrimonio culturale, consente di gettare una nuova luce e un nuovo sguardo sul Mediterraneo. L’antichità insegna che le barriere e gli scontri di civiltà sono nulla rispetto alle mille possibilità della cultura e dell’arte, che permettono di integrare ciò che è diverso, che arriva da lontano. L’esempio, più che mai attuale, ci arriva dagli abitanti della Pompei antica, dalla profondità delle loro radici romane, greche e occidentali che sono state in grado di accogliere “l’Africa”, l’Egitto, facendo della sua cultura parte imprescindibile del loro essere, fondamento della loro identità.

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