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Eroica Fenice

Nove mesi: la rinascita dell’ExOpg Je so’ pazz

Sono passati solo nove mesi da quando l’Ex OPG di via Imbriani 218 è stato rianimato.

Nove mesi: il tempo di una qualunque gestazione. Il tempo che ogni essere umano regala a se stesso per nutrirsi e per crescere, ancora nascosto nel grembo di una madre che si prende cura di lui, giorno dopo giorno. Il tempo che gli serve per crearsi una forma, un volto, un cuore che batte. Nove mesi per venire al mondo, per aprirsi al mondo, urlando a tutti la gioia, ma anche la fatica, che ci sono volute per riuscirci.
Je so’ pazz è sempre stato un embrione particolare: lui, di mamme che lo accudivano, ne ha sempre avute tante. Di ogni età. Di ogni sesso. E adesso che è vivo, più vivo che mai, è figlio di tutti. Di tutti quelli che sapranno prendersene cura e nutrirlo. È figlio di Napoli.
Con l’assemblea pubblica di sabato 28 novembre 2015, l’ex OPG si è rivelato, con un volto nuovo, al quartiere e alla città. Del carcere che era prima, sono rimaste solo le inferriate alle finestre. Il grigiore ha lasciato posto al colore. La puzza di dolore è stata sommersa dal profumo dei bambini. Il vuoto è stato riempito da risate.
L’incontro è servito da un lato a valutare l’andamento dei progetti già avviati da qualche tempo all’interno della struttura, dall’altro a presentarne di nuovi.
Perché un bimbo che nasce, continua a crescere sempre.
Ha bisogno di vestiti, di conoscenza. Una sala di raccolta e scambio di vestiti è stata organizzata in collaborazione con l’associazione Napoli Insieme, attiva già da tempo nel napoletano per aiutare i senzatetto. Per la conoscenza, invece, c’è un’aula studio con una piccola biblioteca destinata ad arricchirsi, ma soprattutto un’aula per il doposcuola, il cui materiale è stato reperito grazie alla collaborazione di abitanti della zona e non solo. Inoltre, comincerà l’esperienza dell’asilo condiviso, destinato ai bambini più piccoli, che potranno giocare insieme tra loro e con i genitori, nutrendosi di affetto e condivisione.
Ha bisogno di giocare. Per quanto riguarda l’aspetto più ludico, quello che serve a ricreare disciplina, socialità e allegria, sono già operativi da tempo i campi di calcetto, basket e pallavolo. In più, le stanze in cui, un tempo, si preparavano i pasti, freddi e cupi come una mezzanotte invernale, sono state ristrutturate e adibite a palestra popolare, con attrezzi e spogliatoi. Ci saranno corsi di Yoga, Pilates, Boxe, per tutti i ragazzi di Materdei e delle aree limitrofe, per chiunque abbia corsi da proporre e sostenere, attrezzature da fornire, o anche solo voglia di allenarsi insieme.
Ha bisogno di arte. Non appena sarà reperito tutto il materiale necessario, partirà un laboratorio di fotografia analogica, che si svolgerà in due incontri settimanali. Si parlerà di storia della fotografia, si imparerà ad allestire una camera oscura e si lavorerà anche sulla postproduzione. La camera oscura rimarrà poi aperta in futuro, per tutti quelli che vorranno sviluppare le proprie pellicole.
Ha bisogno di lavorare. La Camera popolare del lavoro, formata da lavoratori di ogni genere, nasce per contrastare i tremendi compromessi del lavoro nero, per sostenere le vertenze, le mobilitazioni di tutti i lavoratori, di una terra in cui c’è un numero sempre maggiore di persone che riescono a malapena a mettere in tavola un piatto di pasta. Uno sportello informativo con avvocati volontari sarà aperto per qualsiasi richiesta e necessità.
Ha bisogno di curarsi. L’ambulatorio popolare consente a chiunque una prima visita di base e un primo inquadramento diagnostico. Inoltre si indicherà un modo per proseguire l’iter di cure attraverso lo sportello informativo e ci sarà, infine, la possibilità di raccogliere medicinali inutilizzati per lasciarli a disposizione di chi non ha facoltà di acquistarli.
Un bimbo che nasce e cresce, non ha solo bisogno, ma ha diritto di cibo, vestiti, conoscenze, giochi, sport, arte, lavoro, cure. Un popolo che vive ha diritto di non morire.
E insieme, lo si può fare.
Nove anni fa l’OPG era una gabbia di matti e di sbirri. Nove mesi fa l’ex OPG era una carcassa abbandonata e inutile. Oggi, Je so’ pazz è ancora una gabbia di matti: perché un po’ si deve essere matti per credere ancora nel cambiamento. Si deve essere matti per mettere in atto il cambiamento. Questa gabbia, però, non ha più barriere: la pazzia ha le chiavi per aprire ogni cancello. Ora che è esplosa, non ha più bisogno di un grembo per nascondersi. Può solo coinvolgervi.