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Eroica Fenice

Oskar Schindler

Oskar Schindler e la lista al Teatro Nuovo

La storia, la conosciamo. La lista, la conosciamo. La tragedia, la conosciamo. Quello che non conosciamo è perché Oskar Schindler, imprenditore tedesco, abbia deciso di salvare circa 1.100 ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, grazie ad una lista di nomi che avrebbero dovuto lavorare nella sua fabbrica, scampando così alla crudeltà dei nazisti.

Oskar Schindler  al Teatro Nuovo

Perché salvarle? Questa la domanda attorno alla quale si articola lo spettacolo “La lista di Schindler” al Teatro Nuovo di Napoli, in Via Montecalvario 16, dal 28 Gennaio al 1° Febbraio 2015. A far rinascere Oskar Schindler è Francesco Giuffrè, regista dello spettacolo, che affida al padre, Carlo Giuffrè, i panni dello stesso Oskar. Rinascere, si. Lo spettatore, che si aspetta una storia conosciuta riportata sul palcoscenico, si ritrova sulla scena, invece, un Oskar ai giorni nostri, al cospetto di nuovi nazisti pronti a vendicare il proprio fallimento. Per farlo, devono essere sicuri di una cosa: mai più fare gli stessi errori del passato. Mai più lista, dunque, mai più permettere un tradimento tale come quello che Oskar Schindler ha effettuato ai danni dei tedeschi. Ecco che Oskar deve fare i conti con il proprio passato, con i propri ricordi, anche se l’unica cosa che vorrebbe è dimenticare. Sulla scena della sua vita sfilano ad uno ad uno tutte quelle persone che hanno costellato la sua vita: la moglie, gli ebrei, Itzhak Stern, suo contabile, le sue amanti, la cameriera ebrea, i nazisti, tutte le persone che ha salvato grazie a “la lista”.
Perché? Perché è stato un traditore? O solo per essere ringraziato a vita da tutte quelle persone? Nessuno lo sa, nemmeno Oskar Schindler . C’è solo una certezza e gli viene rivelata dal suo amico e contabile Itzhak Stern: “Chi salva la vita di un solo uomo, salva tutto il mondo!”. Nessuna spettacolarizzazione del dolore, nessuna banalità, solo il rispetto e la fedeltà nei confronti di una storia che ci ha insegnato tanto sull’uomo e su quanto può, in negativo e in positivo. Ma, soprattutto, si esce dal teatro con una consapevolezza: da Auschwitz, non si esce. E, purtroppo o per fortuna, non si esce nemmeno se lì dentro non ci sei mai entrato. La memoria non si tocca.

Roberta Magliocca