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Eroica Fenice

E pace fu: San Gennaro rimane il Tesoro di Napoli

Per la gioia di devoti e non, è stato raggiunto, in data 23 aprile 2016, uno storico accordo tra la Curia e la Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Un’intesa insperata e se non altro gradita che porrebbe fine al forte dibattito acceso in seguito al contestato decreto del Ministro degli Interni A. Alfano. Questi ha, infatti, tentato di stravolgere una realtà che dura da ben quattrocento anni, impartendo nuove disposizioni secondo le quali ai discendenti delle famiglie nobili partenopee si sarebbero dovuti affiancare quattro membri nominati dalla Curia. La curiosa deliberazione ha scatenato il dissenso della maggior parte del popolo napoletano ed in primis del Sindaco Luigi de Magistris (presidente, tra l’altro, proprio della Deputazione) il quale si è detto da subito contrario alla strada intrapresa ed indicata dal decreto perché «nella storia si è trovata una straordinaria sintesi tra il momento laico e quello religioso che viene rappresentato da San Gennaro il quale interpreta la città, la Deputazione e la Cappella»

San Gennaro, reliquie del passato 

Non tutti gli italiani sono a conoscenza del complesso, solo in apparenza, meccanismo che si erge alle spalle del Tesoro di San Gennaro. La Cappella è considerata, infatti, «un ente non ecclesiastico di fondazione e dotazione laicale sul quale persiste il diritto di patronato della città di Napoli, esercitato attraverso la Deputazione». Fin dal 1601 è, dunque, questo organismo laico ad occuparsi dell’amministrazione ordinaria e straordinaria del Tesoro. Esso ha le sue radici negli antichi «sedili» del Patriziato e del Popolo napoletano, cui un tempo era affidato il governo della nostra città. Ogni sedile (cinque quelli ufficiali: Capuana, Porta Nola, Montagna, Nido e Porto con l’aggiunta di un seggio minoritario, quello del Popolo) designava due rappresentanti preposti alla reggenza comunale. Fu proprio l’amministrazione comunale a finanziare la costruzione della Cappella di San Gennaro; soppressi, in seguito, i seggi nobili, la prerogativa di gestire la Cappella stessa e di nominare anche il Cappellano passò nelle mani di dieci nobili e due popolari. Non bisogna meravigliarsi, quindi, della presenza dell’autorità laica all’interno di un edificio  religioso.

Questione d’amore… e non solo 

Le tradizioni di un popolo non dovrebbero mai essere sottoposte ad alcun rimaneggiamento o a cambi di rotta improvvisi. Le consuetudini sono tali in quanto persistono nel tempo senza un bisogno effettivo di materializzazione dell’identità popolare. L’accordo preso non è soltanto garanzia di pace, non è solo conseguenza della mobilitazione simbolica di marzo dal titolo “Giù le mani da San Gennaro” ma è una questione d’identità, di amore. Non sempre un rinnovamento, sia pure accorto, porta ad esiti positivi. La storia ci insegna che il groviglio società – istituzione è inestricabile, specie quando l’associazionismo religioso dei laici investe un notevole spazio all’interno della società stessa. La Deputazione è proprio il risultato di questo intreccio. D’altra parte, opinioni diffuse vedono l’ingresso della Curia nella Deputazione come una sorta di pretesa economica sul Tesoro stesso: un patrimonio di gioielli donati nei secoli da notabili, reali e nobili al patrono, il cui valore è stimato intorno ai cinquanta miliardi di euro. Al rappresentante della Curia, il Cardinale Sepe, spetta solo la cura degli aspetti liturgici e devozionali del culto e non l’amministrazione effettiva, come chiarito anche dal documento appena firmato.

Cospirazioni a parte, l’accordo sancisce l’inviolabilità del carattere laico e del ruolo della Deputazione, auspicando che «il Ministero degli Interni tenga conto delle peculiarità e favorisca un epilogo che possa ridare serenità alla città di Napoli, scossa dalle ultime vicende relative alle incertezze inerenti alla qualificazione giuridica della Cappella e al governo della stessa». Il Tesoro non è solo un patrimonio da relegare alla città di Napoli, ma un prestigio da innalzare per l’Italia tutta, fervente di cultura e di tradizioni inesorabili.