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Eroica Fenice

il sangue nero di napoli

Il sangue nero di Napoli in mostra a Castellammare

Castellammare di Stabia è una città ricca di contraddizioni, bella e dannata allo stesso tempo. La scena culturale della città delle acque riesce a proliferare in un contesto sociale non sempre limpido e aperto alle aspirazioni intellettuali di personaggi che hanno dato e continuano a dare lustro alla provincia stabiese. Poesia, teatro e pittura hanno trovato interpreti sempre all’avanguardia provenienti dalla città che ha dato i natali a Raffaele Viviani, Annibale Ruccello e Enrico Gaeta. A Castellammare di Stabia agisce un giovane pittore e direttore artistico, Luca Nasuto, che ha riportato la voglia di arte nei cittadini, prima con la sua iniziativa teatrale Stabia Teatro Festival, poi con una mostra interamente a lui dedicata.

Luca Nasuto mostra il sangue nero di Napoli

Virgo è il nome dato alla mostra delle opere (sculture e quadri) di Luca Nasuto allestita il 4 novembre, e visitabile fino al 4 dicembre, a Castellammare di Stabia presso il MUDISS, Museo Diocesano Sorrentino Stabiese. Trenta le opere in mostra, che raccontano, in maniera vivida e senza censure, la realtà di Napoli, brulicante di emarginati e situazioni grottesche. L’arte di Luca Nasuto è volutamente provocatoria, ne sono un chiaro segno i titoli di alcune sue opere, come “Un travestito di provincia a Pompei” e “La prostituta in attesa”.

Luca Nasuto vuole mostrare il sangue nero di Napoli. La città partenopea trasuda bellezza e incanto, ma i suoi vicoli sono come vene tentacolari da cui fuoriesce un sangue nero, scuro come la pece: “La mia pittura è il sangue nero di Napoli, ritraggo le anime dannate che si trovano per strada perché sono il riflesso del mondo considerato celeste e onesto. L’espressione vivifica in materia e supera se stessa, senza essere legato a null’altro che alla propria miseria.”

Così recita la recensione sulla mostra: I ritratti di Nasuto ai travestiti, alle prostitute di Pompei dalle forti intonazioni cromatiche scure, rimandano nei titoli ai fasti del periodo romano mentre nei lineamenti goffi, miseri, terrei, rispecchiano tutta la miseria umana che il pittore riesce ad imprigionare in ritratti originali.

Il catalogo delle opere di Nasuto è stato introdotto dal maestro dell’arte Luca Alinari che parla in termini entusiastici del lavoro del giovane artista stabiese: “A Luca la pittura nasce da sola fra le sue mani. E cosa più importante, lui nemmeno lo sa. L’inconsapevolezza del pittore è essenziale per la qualità del quadro. Toglie tutto il velleitarismo giovanile e mantiene la forza, il dolore, il sangue vivo. Questo è Luca e questa è la sua elastica, fragile grandezza.

Le opere di Luca Nasuto, però, sono di più ampio respiro, non solo Napoli con i suoi personaggi dimenticati dalla folla, ma anche un’arte che mette il punto sulla fragilità dell’intero cosmo, sul sangue nero dell’intero sistema. In alcuni dipinti Nasuto narra eventi che hanno segnato la storia dell’umanità, come la Guerra del Golfo e l’Olocausto, e lo fa sempre cercando di attirare chi guarda verso gli occhi di chi ha subito tanta sofferenza. Occhi vacui, occhi di cui quasi non si ha traccia nelle vittime dei campi di concentramento del dipinto “Gli occhi della dittatura”, uno dei più belli di tutta la mostra.

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