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Eroica Fenice

Sanremo 2016: l’arcobaleno del politically correct

Sanremo 2016 comincia ancor prima di cominciare: Elton John deve esserci senza parlare dell’omosessualità e del suo essere padre, come d’altronde la presenza dei fiori impedisce di discutere sulla fotosintesi clorofilliana, e i sorrisetti di Gabriel Garko escludono qualsiasi riferimento ai ritocchini facciali. Insomma, più che della Canzone Italiana, questo è il Festival del silenzio politically correct. Tacere un argomento di questa portata è, in una sola parola, vergognoso: non è un affare politico, una manovra economica, un’elezione imminente. Nella nostra Italia non si parla d’altro che di estendere i diritti di coppia alle famiglie omosessuali.

Sanremo 2016: dallo show alle aule del Parlamento

Nelle aule della politica e nelle piazze volano improperi, ingiurie, insulti, divisioni, talvolta originate da una frammentaria conoscenza enciclopedica della religione cattolica, della pedagogia e della psichiatria. Per lanciare anatemi e giudizi, molti italiani necessitano soltanto di pochi ingredienti: un pizzico di sentito dire, un libretto di informazioni calate dall’alto  in un arraffazzonato paniere, una spolverata di attenta rielaborazione ad opera di menti eccelse, che prendono la tintarella (o forse un’insolazione) sotto i raggi di un sole di pregiudizi. Questa cattiva informazione, adesso, si moltiplica esponenzialmente in occasione del voto sulle Unioni civili e, soprattutto, sul tema dell’omosessualità.

Mentre il Senato respinge la richiesta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Cirinnà sulle Unioni civili (per noi comuni mortali: si andrà al voto, prima o poi), sotto il profumo di salsedine di Sanremo si completano le esibizioni dei 20 Big in gara. Di questi, alcuni hanno scelto, usando una formula molto in voga, di agire secondo libertà di coscienza per esprimere il proprio favore nei confronti dell’unica libertà possibile: la libertà di tutti di poter creare una famiglia. L’arcobaleno, simbolo contemporaneo della pace e, per estensione, dei diritti omosessuali, sale sull’Ariston e ne diventa, in un modo o nell’altro, la colonna sonora.

Sanremo 2016: l’arcobaleno dei big

Un gesto pacifico, semplice, tenero, con la timidezza di un bacio: Noemi arriva sul palco e porta con sé dei nastri colorati con le tinte dell’arcobaleno. Stretto con fermezza, il nastro torna fra le mani di Arisa, sfila sulle aste di Enrico Ruggeri e Irene Fornaciari. Il batterista dei Bluvertigo faceva balzellare, ad ogni movimento, il suo fiore all’occhiello colorato. La super ospite, Laura Pausini, sbandiera il testo di Simili, singolo di enorme successo, per dire all’Italia tutta che siamo diversi ma uguali.

Nella seconda serata, con la tranquillità di una giovincella, Dolcenera lega il nastro allo sgabello del pianoforte, prendendosi tutto il tempo prima di cantare. Al polso di Patty Pravo, dall’alto della sua età ed esperienza, compare ancora l’arcobaleno, lo stesso che tornerà poco dopo al polso di Francesca Michielin. Eros Ramazzotti espone il suo favore: “Porto questo nastro, l’educazione dei bambini è l’unica cosa che conta”. E ancora, Valerio Scanu lo espone in primo piano sull’asta. Rainbow, a sorpresa, è il papillon di Peppe Vessicchio, attesissimo direttore d’orchestra. Uno slancio di fantasia (casuale? Ma come non aspettarselo da loro) sulla tinta rosa degli abiti del gruppo Elio e le storie tese. Elegante, come d’abitudine, è il delicato colorito arcobaleno sulla mano di Annalisa.

Sanremo 2016: i diritti dell’arcobaleno per sentirsi uguali oltre che ad esserlo

Alla fine di tutte le esibizioni, ecco il Grillo Parlante: il grande, controllato, gobbo-Carlo-Conti rivela a tutta l’Italia quale fosse il colore del cavallo bianco di Napoleone, annunciandoci che “alcuni cantanti avevano dei nastri colorati per testimoniare il proprio favore ai diritti degli omosessuali”.

Al posto di sciorinare infiniti discorsi e parole superflue, potremmo riascoltare il meraviglioso discorso di Nicole Kidman, che, commossa, racconta dell’amore per le sue figlie. Ama rincorrerle in giro per casa, annusare i loro capelli, condividere una genuina tenerezza sul letto. Un amore tradizionale, vero, che fa nascere un sorriso. Un amore reso possibile dalla pratica della maternità surrogata, che ha permesso all’attrice di sentirsi chiamare ancora mamma. La stessa trafila, d’altronde, è stata adoperata da Elton John affinché qualcuno potesse dirgli papà.