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Eroica Fenice

Scuola: le dodici fatiche di Renzi

Che la scuola italiana fosse in inesorabile declino si era capito da almeno dieci anni.

Che i docenti avessero perso l’aureola dei bei vecchi tempi si era capito altrettanto.

Che Matteo Renzi volesse vestirsi da Fata Turchina e con un colpo di bacchetta trasformare la zucca marcia della scuola in carrozza scintillante, qualcuno di noi se lo aspettava dal primo momento del suo mandato.

Quel che resta da vedere è quanti e quali saranno i superstiti di questo apparentemente nobile attacco. I punti fondamentali della riforma sul reclutamento scolastico sono dodici come le fatiche di Ercole. Di questi, tre sembrano toccare temi scottanti:

  • Eliminare le GAE, acronimo di Graduatoria ad Esaurimento, ovvero la lista nera degli unici e veri precari della scuola;
  • Eliminare la III fascia di Istituto, ovvero quella graduatoria in cui tutti i neolaureati senza servizio sono iscritti con la vana speranza che tutti i predecessori siano per sorte bloccati da un colpo apoplettico e si vedano costretti a rinunciare al loro eventuale incarico;
  • Dare autonomia ai Presidi che potranno scegliere il candidato che ritengono maggiormente capace di assumere il ruolo di docente.

Riflettendoci, sui primi due punti si potrebbe essere d’accordo, tenendo conto del fatto che, in una situazione di crisi che prevede manovre risolutive, qualcuno vada sacrificato. E anche se tra i sacrificabili c’è chi scrive, ritengo che si possa riconoscere la necessità del taglio netto.

Il punto sul quale mi è scappata una risata questa mattina è, invece, il terzo, quello che prevede l’autonomia dirigenziale nella scuola.

Ora, se vivessimo in uno di quei mitici Stati del Nord Europa che la Rai ci propina con cadenza settimanale la Domenica pomeriggio, potrei pensarci ed accettare che a scegliermi sia, tutto sommato, un singolo, avendo fiducia nella sua imparzialità e temendo forse un po’ meno l’arbitrarietà del suo giudizio.

Purtroppo per noi, però, lo Stato in cui tale proposito dovrebbe essere attuato è uno di quelli in cui la parola imparzialità è presente nel vocabolario solo perché politically correct, l’arbitrarietà è all’ordine del giorno, soprattutto nelle istituzioni scolastiche dove da un lato della strada vige una normativa e dall’altro quella esattamente contraria, e il singolo, il più delle volte, decide per il proprio bene a discapito degli altri.

Poco meno di un anno fa, un docente universitario tanto sveglio ed onesto da non illudere i propri studenti con la speranza del Dottorato meritocratico, disse che la scuola italiana funziona pressappoco così: “Se l’amico di tuo padre ha una scuola paritaria, vai lì e cominci ad accumulare punteggio”.

Se le cose stanno così, oggi io mi chiedo quanti Dirigenti Scolastici siano amici dei nostri padri.

– Scuola: le dodici fatiche di Renzi – 

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