Seguici e condividi:

Eroica Fenice

siamo tutti terroristi

Siamo tutti terroristi addestrati da GTA

Siamo tutti terroristi. Guardatevi alle spalle da chiunque vi sia molto vicino, in metropolitana, al cinema, anche in casa. Vostro fratello, vostro cugino, in alcuni casi anche vostro padre, potrebbero essere terroristi della peggior specie, soprattutto se pochi minuti prima stavate giocando insieme all’ultimo Call of Duty o al gioco dei terroristi per eccellenza, Grand Theft Auto, conosciuto con il suo acronimo GTA. Se i terroristi non siete voi, allora è qualcuno che siede nella stanza accanto. Non lo dico io, lo dicono i media, quei media che professano calma e sangue freddo e che strenuamente condannano episodi come quello accaduto alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo. Subito dopo l’attacco terroristico, quasi come se partissero in automatico certi articoli, sono circolati in rete e sul cartaceo editoriali molto illuminanti che hanno smascherato la vera ragione di questa azione di forza. Religione? Politica? Macché, i videogiochi.

Ancora una volta ad essere attaccati sono stati i videogiochi, come sempre accade quando accadono fatti così mostruosi e dalla violenza inaudita e ingiustificata. Il 20 aprile 1999, Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti della Columbine High School, in Colorado, hanno trucidato a colpi di arma da fuoco dodici compagni di studi e un insegnante. Le indagini misero allo scoperto il terribile hobby di quei due ragazzi (che no, non erano squilibrati per conto loro): giocare ai videogiochi. Le loro stanze erano piene di videogames, tra cui Call of Duty. La strage della Columbine fu messa a segno perché i videogames corrompono i giovani, li rendono letali e militarmente preparati. Ma non agiscono solo in questo modo nella società, fanno anche di peggio, aiutano i terroristi a diventare ancora più efficienti; infatti, gli articoli che sono circolati in rete hanno sottolineato come “i terroristi abbiano messo in atto tecniche militari apprese da GTA”. Io me li vedo i jihadisti con il joystick (iniziano con la stessa lettera, sarà sicuramente un complotto) tra le mani mentre compiono missioni sanguinarie e prendono appunti.

La cosa incredibile è che i giochi citati in questi casi sono sempre gli stessi: Call of Duty e Grand Theft Auto. La conoscenza del mondo dei videogiochi dei giornalisti non specializzati si riduce a due titoli. Mi hanno sempre insegnato che scrivere articoli su testate famose, ma anche poco note, su un argomento che non si conosce, inventando di sana pianta dati e imponendo le proprie opinioni come dati oggettivi e certificati, sia sbagliato sul piano deontologico. Io non so nulla sulle fonti di energia rinnovabili, come non ne so nulla di cucina indiana e non mi azzardo certo a scrivere articoli su questi argomenti. Purtroppo, parlare di videogiochi, per molti, è una cosa semplice, perché i videogiochi cosa potranno mai avere di così complesso? Nei videogiochi si uccidono altre persone e si stuprano le donne. Siamo tutti terroristi. Il dato è palese e lapalissiano. I dati di vendita di Call of Duty e GTA non mentono. L’ultimo episodio della serie di CoD, l’Advanced Warfare, ha visto 3,3 milioni di giocatori on-line il solo giorno di lancio, la serie di GTA, invece, ha raggiunto la mastodontica cifra di 125 milioni di copie vendute. Vedete? Siamo tutti terroristi.

Chi scrive questo pezzo, però, vuole rincarare la dose. Siamo tutti terroristi perché chi ha guardato almeno una volta nella sua vita Scarface e Quei bravi ragazzi è un potenziale pericolo pubblico, perché chi ha letto tutti i romanzi di Raymond Chandler e di Agatha Christie ha sviluppato le doti dell’assassino perfetto, anche perché in Italia un Hercule Poirot non c’è. Siamo tutti terroristi e dobbiamo iniziare a prenderne atto seriamente. Ma seriamente come fanno i giornalisti che scrivono editoriali e montano servizi su quanto GTA sia deleterio e pericoloso. I videogiochi violenti esistono? Certo. Negarlo sarebbe cattiva informazione e chi scrive questo pezzo non è abituato a farne, e ce ne sono anche di più violenti e politicamente scorretti dello stra-abusato GTA, ma bisognerebbe conoscerli per citarli, anzi, bisognerebbe giocarli e preferibilmente finirli, perché questo fa un giornalista serio. Chissà perché nessuno cita mai Valiant Hearts, un titolo che sarebbe riduttivo ingabbiare nella definizione di ”videogioco”. Valiant Hearts è un’esperienza cognitiva e spirituale. Il titolo Ubisoft, ambientato durante gli anni della Grande Guerra, non solo è istruttivo (i fatti sono reali e sono raccontati attraverso delle pagine di storia che si sbloccano andando avanti nel gioco), ma mette anche il punto sullo stato d’animo dei soldati al fronte e dei familiari di questi, creando un’atmosfera commovente e che porta alla riflessione. Chissà perché nessuno cita Never Alone, un titolo che affronta il tema dell’amicizia come pochi altri media hanno mai fatto prima. 

La risposta è semplice, chi scrive di terroristi addestrati da GTA non conosce questi titoli straordinari. Siamo tutti terroristi, poco da discutere, i primi ad esserlo sono coloro che non portano a termine con correttezza il proprio lavoro, come i giornalisti che scrivono frottole propedeutiche a ricevere facili click e consensi farlocchi.

– Siamo tutti terroristi a causa di GTA –

Print Friendly, PDF & Email