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Eroica Fenice

Anna Porcelli Safonov - Storie di matti

Storie di matti, il nuovo libro di Anna Porcelli Safonov

La casa editrice Fazi non sbaglia un colpo e ci regala un altro splendido libro: Storie di matti, scritto dalla talentuosa Anna Porcelli Safonov, già autrice di Fottuta campagna, pamphlet umoristico sulle gioie e i dolori della vita bucolica. Se nel primo volume la Safonov era stata in grado di smontare l’antico mito della vita campestre senza cadere nella banalità, con la stessa verve si accosta al tema della follia. Il rischio di cadere nello stereotipo ci sarebbe eccome, visto il largo uso che della pazzia si è fatto nella letteratura e al cinema, con personaggi estremi e anomali, che fanno paura proprio per la loro anormalità. Eppure, Storie di matti è tutt’altro che banale e guarda al “problema” attraverso un’ottica completamente diversa. Il libro, infatti, parte da un assunto semplice eppure che spinge alla riflessione: i matti sono tra noi. La loro versione 2.0 è composta per la maggior parte da persone dichiarate normali, pregevoli, da conoscere, imitare o invitare alle feste. I nuovi matti non si trovano nei manicomi, chiusi nel 1978 con la legge Basaglia, ma per le strade, nelle nostre case, alla guida di partiti politici. In linea di massima, si tratta di persone tranquille nelle quali ad un certo punto scatta qualcosa che li porta a denudarsi della maschera sociale. Questo è l’aspetto inquietante del libro, cioè il fatto che le storie di follia raccontate da Anna Porcelli Safonov parlano di persone che potremmo aver incontrato nella vita quotidiana.  Il libro è strutturato come una serie di racconti autonomi tra loro, sebbene legati dal fil rouge della pazzia, nei quali l’autrice associa ogni personaggio ad una città d’Italia, scenario della tragicommedia che di lì a poco si metterà in atto. Andando da Palermo a Voghera, passando per Alghero e Bologna,  a ogni tappa ci racconta la storia di un folle contemporaneo. Per lei sono Patrizio, Tamara, Leonardo e Mimmo. Per noi lettori potrebbero assumere ogni altro nome, senza modificare la sostanza dei fatti.

I matti sono tra noi  secondo Anna Porcelli Safonov

Attraverso il su romanzo, l’autrice studia il fenomeno sociale della “pazzia 2.0” ponendo l’accento su un elemento fondamentale, sebbene fatto passare in  sordina, come dato di fatto: la pazzia è un prodotto sociale. Cosa vuol dire? Semplicemente che essere folli non dipende solo da fattori genetici. Certo, alcune persone sono più fragili di altre e, come una pentola a pressione, accumulano dentro insicurezze, umiliazioni, rabbia, disperazione, fin quando la maschera della “normalità” inizia a sgretolarsi. Ma è la società,con le sue regole, che determina cosa sia normale e cosa non lo sia: le regole del “vivere civile”, il “non si dice, non si fa” che ci viene ripetuto fin dalla più tenera età, portano l’individuo a reprimere costantemente ogni impulso che non sia standardizzato,   costringendolo a fare costantemente buon viso a cattivo gioco. E la società siamo anche noi, quando guardiamo da un’altra parte, quando abbiamo paura di verità scomode, quando ci nascondiamo dietro un finto perbenismo. Ma quando qualcosa si rompe e l’individuo perde l’equilibrio ottenuto con tanta fatica e con lunghi anni di inconsapevole addestramento, il vero Io fa capolino. Il problema è che, essendo rimasto sopito per tanto tempo, il vero Io non ha controllo. E allora cosa fa? Saltella di quà e di là nella testa del malcapitato, portando in superficie tutte le emozioni “anomale”. Basta un niente: uno sguardo troppo condiscendente, uno troppo cattivo, una parola di troppo o la mancanza di parole; un genitore permissivo o uno maniaco del controllo. Basta un niente, per accumulare pazzia, e basta un niente per farla manifestare. Ecco, allora, che i matti i della Safonov possono essere matti di madre, bambini mai cresciuti davvero, rimasti invischiati nella trappola del controllo materno. Possono essere matti d’amore, pronti a tutto pur di coronare il sogno. Nella generazione di pazzi 2.0 c’è posto perfino per i matti di lavoro e i matti di disoccupazione. Insomma, il romanzo di Anna Porcelli Safonov, con la sua sagacia e con l’arguzia tipica della scrittrice, ci mette di fronte la realtà nuda e cruda e, alla fine della lettura, sicuramente ci capiterà di sorprenderci a pensare “E io che matto sono?”