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Eroica Fenice

Tagli alla sanità nel Sud: la campagna dell’OMCeO

L’Ordine dei Medici di Napoli e di Bari hanno organizzato una forte campagna di sensibilizzazione per denunciare il definanziamento del governo e tagli alla sanità, soprattutto in Campania. Il messaggio è chiaro e arriva dritto al punto, ovvero che per chi ha un tumore, l’Italia non è il posto adatto, piuttosto bisogna puntare alla Norvegia. I cartelloni, che raffigurano una donna che convive con le conseguenze di una chemioterapia, sono affissi per le città dal 7 marzo, mentre l’OMCeO di Bari ha già riempito la pagina facebook di informazioni sulla loro iniziativa, sugli obiettivi, ma soprattutto sulle necessità e sulle difficoltà a cui la sanità sta andando incontro. Un desiderio di denuncia della situazione che si presume verrà a manifestarsi di qui a qualche anno: che possa davvero riuscire a curarsi solo colui che ne ha le possibilità economiche, senza considerare un eventuale aumento dell’incidenza delle malattie.

Secondo i dati Agenas divulgati dall’Ordine dei medici di Bari, «l’Italia spende, pro-capite 3.027$, molto meno dei Paesi limitrofi quali Austria (4.593$), Francia (4.121$) e Germania (4.650$). Dal 2009 al 2012 la spesa sanitaria pro-capite in Italia è scesa dell’1,1% (Dati Ministero del Lavoro). In rapporto al PIL spendiamo in Sanità meno della Grecia: 8,8% contro il 9,2% (OCSE Health Statistics 2015) e siamo al 22° posto nella classifica EuroHealth Consumer Index 2015. Inoltre, si nota anche a livello nazionale una disparità territoriale nella distribuzione delle risorse investite in Sanità. La spesa sanitaria in Puglia nel 2014 è stata di 7,1 miliardi di euro, mentre a parità di popolazione una regione come l’Emilia Romagna ne ha spesi 8,7 miliardi».

L’appello dei presidenti degli OMCeO di Napoli e Bari ai tagli alla sanità, soprattutto per il reparto oncologico

Filippo Anelli, Presidente dell’OMCeO di Bari, lancia un appello: «Il Piano di rientro prima, la nuova legge di stabilità ora stanno comprimendo costantemente le risorse investite in Sanità e penalizzando soprattutto regioni del sud come la Puglia. […] Se continuiamo a effettuare tagli al sistema sanitario nazionale, non solo avremo una Sanità in cui chi può pagare si può curare e chi non se lo può permettere rinuncerà alle cure, ma potremo fare meno prevenzione e avremo nel complesso una popolazione con un’incidenza maggiore di malattie. Come Ordine chiediamo che sia applicato l’art. 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini». Alle sue parole, perentorio e risoluto, si accoda anche Silvestro Scotti, Presidente dell’OMCeO di Napoli, assieme a Bari capoluogo di una delle regioni maggiormente penalizzate, oltre al Lazio: «vanno cambiati i criteri di distribuzione dei fondi previsti dalla Legge Calderoli, secondo cui il finanziamento è stabilito in base a parametri come numero di abitanti e alle fasce d’età. La Campania presenta una media d’età più bassa ma l’aspettativa di vita è più bassa di tre-quattro anni, questi meccanismi vanno rivisti, bisogna tener conto di indicatori sociali, culturali, reddituali. Basta elemosina, bisogna cambiare, non è che la Sanità campana non funzioni ma semplicemente non ha i mezzi economici per garantire le migliori cure per i cittadini».

Con i tagli alla sanità a risentirne più di tutti gli altri reparti è sicuramente quello oncologico, dove le possibilità di sopravvivenza sembrano diminuire: il Quotidiano Sanità riporta in un articolo i dati Eurocare 5, chiari nel dimostrare che «le probabilità di sopravvivenza per un abitante del Nord Europa colpito da tumore sono più alte di un italiano affetto dalla stessa patologia». Visti i dati negativi viene quindi chiesto che il governo riveda le leggi in merito, garantendo però dalla loro posizione di ordini il controllo per gli sprechi e per gli abusi, perché la sanità possa rimanere interesse di tutti i cittadini in maniera egualitaria.

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