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Terranostra

Terranostra, una lotta per valorizzare il territorio

Nelle ultime settimane, è diventata sempre più calda l’atmosfera che si respira attorno a Terranostra. L’espressione, divenuta in breve tempo un hashtag di grande diffusione, conduce, in prima istanza, all’ idea di un qualcosa di familiare, tipico di una realtà vicina e condivisa. In verità, dietro tale dicitura, si cela una realtà molto complessa, ricca di questioni problematiche e di difficile risoluzione.

Ponendo, nello specifico, l’accento sull’ oggetto di attenzione, Terranostra si identifica con uno spazio verde corrispondente ad un’ ex area militare, che fino al 1985 funzionava come deposito di carburante dell’aeronautica, in una zona piuttosto distante dal centro cittadino, in Via Boccaccio, a Casoria, nei pressi della Stazione.

Per decenni, l’area è stata a lungo chiusa ed abbandonata, dimenticata dalle istituzioni che non hanno riscontrato problematiche particolari nella scelta di accantonare un ampio territorio di possibile rivalorizzazione.

La situazione ha cominciato lentamente a smuoversi dal momento in cui, il 9 luglio 2015, un gruppo di cittadini volontari ha deciso di occupare il territorio e conferire a quest’ultimo nuova vita.

Nel giro di pochi mesi, il terreno dismesso ha completamente cambiato il proprio volto, tramutandosi in un’area verde e in uno spazio sociale. Da mero territorio in gran parte solo cementificato, in una condizione di abbandono desolante, l’area ha visto il proliferarsi di iniziative socialmente utili e di sostegno per le problematiche urbane, facendo in modo che ciò si originasse unicamente dalle forze dei singoli cittadini, uniti nel progetto di recupero del territorio.

Pertanto, Terranostra coincide attualmente con un enorme spazio rurale, un territorio che potrebbe essere un parco di tutti, un’oasi verde immersa in un territorio intossicato dall’ inquinamento e dalla speculazione edilizia, che si sommano ai disagi della precarietà e della disoccupazione.

Terranostra, un progetto di riqualificazione 

Casoria, sede dell’ex presidio militare, era nota negli anni Cinquanta come “la piccola Torino” per il numero elevato di industrie che vi furono costruite nel giro di un decennio. Industrie che, negli anni, hanno conferito lavoro ad innumerevoli operai, venendo successivamente chiuse e mai bonificate. Le numerose promesse di riqualificazione, effettuate pubblicamente da parte delle autorità locali, non sono mai state mantenute, eliminando in tal modo la possibilità di conferire spazi e servizi dedicati a chi risiede nel territorio, pertanto privo di luoghi di aggregazione e socialità.

All’origine dell’occupazione cittadina, vi è il fatto che sulla base della legge sul federalismo demaniale, il comune di Casoria ha acquistato la zona a titolo gratuito per la creazione di un parco urbano, ma la successiva inoperosità nell’ intraprendere tale progetto, ha determinato il sospetto che si celino degli interessi speculativi sul terreno.

Da ciò, l’intervento dei volontari, che  hanno occupato la zona, portando avanti un profondo processo di riqualificazione e valorizzazione.

L’esperienza di Terranostra, in realtà, rientra in un più ampio progetto di sviluppo, che da alcuni anni vede gruppi di volontari attivarsi per il recupero di spazi in disuso.

I gruppi si sono occupati, innanzitutto, di ripulire e presidiare il territorio, al fine di scoraggiare sciacalli e palazzinari dal realizzare sversamenti e progetti speculativi.

Gli obiettivi del collettivo sono la costruzione di spazi di nuova socialità,  la valorizzazione delle poche aree verdi presenti, la creazione di tanti orti sociali da gestire in collettività e la lotta al ‪biocidio sotto ogni sua forma. Nonostante i volontari sottolineino tuttavia il carattere fortemente liberatorio, considerandola, piuttosto, un recupero legittimo e organizzato in maniera autonoma per la mancata presenza delle istituzioni locali, l’azione dei cittadini passa per la pratica illegale di un’occupazione. 

Il progetto, nel frattempo, continua ad essere portato avanti, benché si infittiscano gli scontri con le autorità che intendono sgomberare il territorio. La vicenda si è presto trasformata in un vero e proprio fenomeno mediatico locale, attraverso un gruppo creato appositamente su una pagina Facebook, nel quale numerosi intellettuali e studenti del posto hanno manifestato il proprio sostegno al progetto Terranostra.

Come affermato dai volontari, essi hanno intenzione di restituire lo spazio alla popolazione locale, attraverso questionari e il coinvolgimento in dibattiti, eventi, laboratori e processi di nuova socialità. Si stanno occupando, inoltre, mediante il supporto di professionisti solidali, delle analisi del suolo per capire se è possibile costruire insieme orti comuni.

Il progetto portato avanti auspica al fatto che, con gli orti, rifioriscano innanzitutto i sogni e i diritti dei cittadini della Terra dei Fuochi.

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