Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Tortura. La Corte di Strasburgo condanna l’Italia

Tortura. Una parola che appare lontana nel tempo e nello spazio. Tortura. Nella mente affiorano immagini di strumenti disumani, visti magari durante una gita in qualche antico castello medievale. Tortura. Roba di altri tempi!

Eppure la Corte di Strasburgo ha riscontrato una violazione da parte dello Stato italiano dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti ») e «di una legislazione penale inadeguata per quanto riguarda sanzioni contro gli atti di tortura e misure dissuasive che prevengano la loro reiterazione». Tortura. Pochissimi anni fa l’Italia si è macchiata di atti di tortura.

L’irruzione da parte delle forze dell’ordine nella scuola Diaz, la notte del 21 luglio 2001 durante il G8 di Genova, è stata definita, a giusta ragione, tortura dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La condanna ricade soprattutto su una “legislazione inadeguata”: in quella circostanza furono sì condannati 17 funzionari di polizia per le accuse di falso aggravato e calunnia ma i giudici hanno ritenuto non validi i verbali sull’irruzione.

Il ricorso fu effettuato dall’allora sessantaduenne Arnaldo Cestaro, una delle vittime, picchiato più volte durante l’irruzione.

La “spedizione punitiva” da parte della polizia fu mossa la notte del 21 luglio in seguito alla morte di Carlo Giuliani durante alcuni scontri in piazza Genova: il movente fu quello di cercare i responsabili degli scontri. Mentre i manifestanti dormivano nella scuola Diaz, in via Cesare Battisti, racconta Cestaro, si sentì un forte rumore che si pensò essere causato dall’arrivo dei black block. Invece si trattava della polizia che diede sfogo a tutta la sua violenza in una “spedizione punitiva” dovuta, probabilmente, dichiara Giuliano Giuliani, padre di Carlo, alle «pressioni dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro per fare recuperare credibilità alla polizia dopo la morte di Carlo». Furono ferite 82 persone, alcune delle quali finirono in prognosi riservata e arrestate 93.

La violenza profusa da parte della polizia in quella circostanza fu davvero gratuita: i manifestanti non mossero alcuna resistenza e non reagirono in alcuna maniera. Ancora vive e forti, a distanza di quattordici anni, le testimonianze delle vittime che godono, oggi, di una mera consolazione.

Manganelli e chi sa quali altre armi sono stati, all’alba del nuovo millennio, gli strumenti di tortura utilizzati dall’allora corpo della polizia in quella che è stata definita, dal vice questore Michelangelo Fournieruna macelleria messicana”. Altrettanto grave l’inadeguatezza legislativa dello Stato italiano che non resta sordo alla condanna. Si acuisce, date le circostanze, il dibattito sulla proposta, che risale ormai a due anni fa, di introdurre il reato di tortura nella nostra legislazione. Il Presidente della camera, Laura Boldrini, scrive in una nota: «Con l’introduzione del reato di tortura nel codice penale il Parlamento si avvia finalmente a colmare un vuoto che anche i giudici europei, oltre che tanti cittadini italiani, hanno ritenuto intollerabile».

Un nuovo capitolo della storia più losca della Penisola  è stato scritto il 7 aprile. Un capitolo che rende manifesta quanta strada ancora l’Italia deve percorre per essere un Paese pienamente civile e riconosciuto come tale dalle altre Nazioni. 

Giuseppina Iervolino

– Tortura. La Corte di Strasburgo condanna l’Italia –

Print Friendly, PDF & Email