Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Tullia Conte

Tullia Conte racconta la Tarantella

Si chiude oggi la tre giorni dedicata alla Tarantella, un workshop di teatro-danza e Tarantella con Tullia Conte e Anna Dego, danzatrice solista de L’Arpeggiata.

Eroica Fenice l’ha già incontrata tempo fa Tullia Conte. Un immenso piacere nel risentirci, in un nuovo incontro tra arti apparentemente lontane eppure così vicine: Ballare e scrivere, inevitabilmente raccontare.

Ciao Tullia Conte, ben ritrovata! Eroica Fenice ha incontrato te e i tuoi colleghi in occasione della rappresentazione di “SanTarantella” a Napoli. E a Napoli tornate da Parigi per il Workshop di teatro-danza e Tarantella con suDanzare. In cosa consiste questa tre giorni dedicata alla Tarantella?

Ben trovati cari amici di Eroica Fenice! Vi ringrazio per l’interesse che rivolgete ai nostri progetti.
Torniamo sempre con piacere a Napoli – quasi ogni tre mesi – per realizzare progetti di vario tipo. Questo di ottobre rientra in “Tarantella, danza del Mediterraneo”, un contenitore volto a valorizzare non solo le culture relative alla danza ma anche i territori che le hanno prodotte. Il workshop vede la partecipazione numerosa degli allievi francesi che da Parigi sono venuti a scoprire Napoli, capitale indiscussa della cultura mediterranea, insieme con iscritti provenienti dall’Italia o dalla stessa città. Con noi di suDanzare, Mattia Doto ed io, ci sarà anche Anna Dego, danzatrice che dal 2002 collabora con Christina Pluhar, direttice dell’ensemble musicale L’Arpeggiata. Anna ha coreografato e danzato spettacoli quali La Tarantella, All’improvviso, Los Impossibles, presentati nei più importanti festival internazionali, tra cui Hong Kong Arts Festival, Istanbul Muzik Festivali, Walt Disney Concert Hall Los Angeles, Flagey a Bruxelles al Théâtre du Châtelet di Parigi e alla Carnegie Hall di New York; Anna ha lavorato anche come attrice accanto ad attori del calibro di Toni Servillo, Luca De Filippo, Lello Arena, Mariangela Melato, poi l’incontro con la coreografa Adriana Borriello è un punto di svolta alla sua carriera, perché la dirige a pieno verso il linguaggio del teatro-danza: fa parte della compagnia diretta dalla Borriello dal 1997 al 2008. Questo percorso, unico e di notevole interesse, confluisce nei workshop che Anna propone, incentrati sul mondo della Tarantella. Con la Dego abbiamo molto in comune e apprezziamo il suo lavoro di danzatrice e di insegnante; condividiamo soprattutto la visione della Tarantella come danza viva, che esiste nel contemporaneo, un linguaggio che appartiene agli uomini e le donne di oggi e che, come dimostra l’esistenza stessa del nostro progetto, è anche una forma di comunicazione internazionale.

Pensa a Tullia Conte: non la professionista, non la danzatrice, solo Tullia. Cos’è la Tarantella per Tullia?

Non amo troppo scendere nei dettagli della mia vita privata, ma credo sia importante testimoniare che la Tarantella nella mia storia personale ha rappresentato una vera e propria forma di sopravvivenza. In seguito a traumi – emotivi, fisici – il corpo e la mente possono essere messi in una condizione di distacco che può generare patologie anche importanti; attraverso la danza ho potuto curare in tempo quel distacco e riappropriarmi del corpo, strumento e “teatro di operazioni”: il corpo ritrovato, attraverso il movimento ancestrale che queste danze mettono in scena, è il grande regalo ricevuto dalla pratica della Tarantella. Questi fatti costituiscono la motivazione personale che mi ha spinto ad insegnare la danza a chiunque, con l’idea che un messaggio ci venga affidato proprio per essere diffuso.

La Francia, il paese in cui vivi, ti ha accolto insieme alla “tua” Tarantella. Come sei riuscita a raccontare il tuo sud e la tradizione di questa danza – che ha la sua grandezza anche nella sua lingua – a chi non ha mai conosciuto né l’uno né l’altra?

Il linguaggio della danza è espressione universale che abbatte ogni barriera, linguistica, culturale o fisica. La danza della Tammurriata ad esempio – tra le altre cose – racconta il Vesuvio anche a chi non l’ha mai visto o non ne conosce l’esistenza, attraverso i movimenti di terra e di fuoco, meglio di quanto potrebbero le parole. Premesso ciò, tra gli scopi principali di suDanzare, c’è la diffusione della cultura legata alle danze tradizionali anche attraverso l’utilizzo di altre forme di studio e comunicazione quali l’antropologia, la letteratura e le produzioni artistiche: i materiali didattici, le conferenze di approfondimento e i progetti come “Tarantella, danza del Mediterraneo” servono a condurre gli “altri” alla conoscenza del territorio e della sua cultura quanto più completa possibile.

Pezzo ed intervista di Roberta Magliocca

Foto di Cosimo Di Giacomoullia Conte ci racconta la Tarantella