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Eroica Fenice

Ettore, un piccolo animale eroico

Ettore, un piccolo grande animale eroico

Quando Diamante aprì l’anta dell’armadio non poteva crederci: Birba, la gattina di casa, con grande sorpresa di tutti, aveva partorito!

Tre mesi prima, Diamante e la sua famiglia erano stati in vacanza in una casa in Calabria dove la micia aveva completa libertà di uscita; per lunghe ore, infatti, indisturbata vagava per i dintorni. Avendola cresciuta in un cortile, la famiglia di Diamante era abituata a vederla in giro perché poi, tornava sempre. E anche durante quella vacanza tornò, portando con sé una piccola sorpresa.

Insomma, tra i vestiti di Diamante, allora una bimba di dieci anni, si accoccolavano tra loro piccole palle di pelo bianche, dal pianto affamato. Tra questi, uno catturò la sua attenzione: Ettore.

Dal giorno in cui Diamante posò gli occhi su quel piccolo, capì che non si sarebbero più separati

Diventarono uno il quotidiano dell’altra; la mattina, seduti a tavola facevano colazione, lei la sua tazza di latte, lui le sue crocchette. Questa abitudine nacque quando una mattina, lasciata la tazza colma sul tavolo per un attimo, tornata, la trovò vuota. Dopo essersi interrogata sul suo stato mentale, capì che non era stato un vuoto di memoria o un sintomo di pazzia ma semplicemente Ettore che si era appropriato della sua colazione.

Nonostante crescesse, invece di fare come gli altri gatti che dopo essere stati svezzati acquistano la loro indipendenza, continuava a cercare nutrizione dalla madre che esasperata dall’insistenza di quel gatto (che giorno dopo giorno la superava in peso e in grandezza) prese a cacciarlo duramente.

Ettore, il gatto “mammone”

Ettore era un gatto “mammone”, un rapporto che ha conservato con Birba fino a quando quest’ultima non li ha lasciati, purtroppo a causa di un errore medico. Nonostante la perdita della sua mamma, Ettore, gatto che sfata i miti sulla sua specie, consolava Diamante e la famiglia, riempiendoli di attenzioni e baci, mostrando tutta la sua compassione e comprensione.

Pian piano, come succede quasi alla maggior parte degli animali domestici, si stava “umanizzando”. Diamante si sentiva capita da lui in quei momenti, d’altronde entrambi avevano appena perso una figura importante nella loro vita eppure si facevano forza a vicenda, armati di tanto affetto l’uno per l’altra.

Oltre ad essere “mammone” e affettuoso, nutriva sempre più nei confronti di Diamante un senso di protezione. Quando avvertiva il pericolo, si mostrava fiero e pronto a combattere per la sua amica, mamma e sorella. La fifa spariva, lasciando spazio a soffi arrabbiati e zampe pronte a partire. Un vero cavaliere.

Ogni mattina, quando lei andava a scuola, lui l’accompagnava fino all’ingresso del palazzo per poi aspettarla lì, al suo ritorno. E la sera, quando lei usciva, lui l’aspettava ancora, a volte addormentandosi in piedi perché Ettore, senza Diamante, non riusciva a dormire. Condividevano il letto. Accucciato sul suo petto, con le fusa si abbandonava al mondo di Morfeo e, anche d’estate, non esitava a lasciare il suo petto, perché era lì il suo posto sicuro.

Diamante ci ha raccontato che spesso soffriva d’insonnia e quindi, immaginarsi lei sveglia nel letto con lui sul petto provoca una forte ilarità ma anche una forte dolcezza perché, chissà, magari l’intento di Ettore era proprio quello di aiutarla a dormire, perché sì lei era il suo posto sicuro ma lui lo era per lei.

Nei momenti difficili, Ettore correva sempre. Anche se era in giro per il cortile e la sentiva singhiozzare, da qualsiasi punto si trovasse scattava, pronto a offrirle il suo sostegno e amore. Un gatto premuroso insomma, un vero migliore amico.

Sono tante le cose che Diamante ha raccontato di questo rapporto magico, ma una colpiesce più di tutte: Ettore aveva tredici anni quando scoprirono del male incurabile che lo aveva colpito: tumore ai reni.

Armata di tanta forza nonostante l’accaduto, nel letto condiviso per tredici anni, ha accudito Ettore fino alla fine. Mentre la sua vita si stava spegnendo, continuava a consolarla con le sue fusa e così fino al suo ultimo respiro. L’ha protetta.

Tredici compleanni, tredici calze della befana e tredici estati hanno scandito la loro vita e, anche se pochi, questi anni hanno determinato la persona che Diamante è e che sarà perché, grazie a Ettore, Birba e tutti gli altri, ha deciso che il suo futuro sarà interamente dedicato a loro e alle cure di questi fantastici animali. Quindi, grazie mille Ettore, grazie a te, perché si può così contare su una persona meravigliosa a cui affidare le cure dei nostri amici a quattro zampe.

Naomi Mangiapia

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