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Eroica Fenice

Diluvio

Diluvio ad Officina Teatro

 

 

 

A teatro, dentro l’anima, dal parrucchiere. Diluvio.

Al sud, in mezzo al mare, a Berlino come in bagno. Diluvio.

Oggi, nel 600, in un abbraccio come in guerra. Diluvio.

Per questa strada che non so dove porta, la mia strada, quella di una vita ancora così indecisa. Diluvio. Mi sono fermata in un teatro, di quelli che non diresti mai teatro. Niente poltroncine. Perché la vita è scomoda, perché dalla scomodità nascono i pensieri, nasce la necessità di muoversi e darsi da fare. Niente palcoscenico. Gli attori come noi, le loro storie, le nostre storie. Ieri, 22 Marzo 2015, ad Officina Teatro, l’uomo nel diluvio di Valerio Malorni e Simone Amendola è stato il mio uomo nel diluvio. Il mio uomo, che raccontava la mia storia d’amore. Il mio diluvio che raccontava il bastardo procedere della mia vita. E dovrei starmene qui, in questo studio a recensire lo spettacolo. Magari spenderei parole per inopportuni paralleli con opere del passato, con un teatro greco o latino che innalzerebbero culturalmente la mia figura di critico teatrale, io che critico teatrale non sono. Ma Euripide o Topolino, in questo caso, non farebbero alcuna differenza. Quell’uomo in teatro ieri era così lontano da loro, da me, da sé stesso e da Dio che nessun paragone mi aiuterebbe a descrivere cosa è successo tra quella gente, e tra la gente che mi abita.

“Si dovrebbe emigrare verso il sud, il sole, l’amore… e invece si sopravvive nella neve e nel rigore. Se avessimo un futuro, sarebbe sempre domenica. In Italia sta morendo la società, ma qui muoiono le persone.”

E allora perché ogni giorno combatto per andarmene, per trovare un lavoro che un mondo di rigore dovrebbe riconoscermi?
E allora perché ogni giorno resto al sole in questo sud che puzza d’amore e sudore, di vino e musica, di famiglia? Un sud mendicante un coraggio indicibile per farlo, per restare, per non scappare.

Vedi Valerio, Eroica Fenice non è il Der Spiegel e io non solo non sono un critico – chiedo scusa alla Boldrini se uso terminologia maschile pur riferendomi a delle donne, ma di etichette e generi poco importa al diluvio –, non sono nessuno. Sono una studentessa che odia il suo sud, che ama il suo sud. Sono un folle che ha visto nella scrittura il suo diluvio. Eroica Fenice è un giornale retto da persone talmente folli che con le loro lauree in mano tanto ben viste dalla società, hanno deciso di credere in un progetto autofinanziato e con sede e futuro incerti. Eppure spero apprezzerai queste parole, perché alla tua arte solo questa arte posso. Perché come quell’uomo a Berlino, anche io ieri mi sono permessa di essere persona.

E a te, amore mio, prometto di esserti persona sempre. In questo mondo o nell’altro. Qui al sole o lì al freddo. Nel diluvio del mio mondo, o nella calma della stabilità economica e sociale. Che io scappi via, o che infine io trovi il coraggio di restare. In ogni caso, migrerò verso le persone, essendo persona io stessa.

Per adesso buona giornata amore mio, buona vita!

Roberta Magliocca

– Diluvio ad Officina Teatro –

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