È stato presentato giovedì 2 luglio a Roma, all’Hotel de Russie, Made in China, il documentario realizzato da Fabio Masi e in arrivo prossimamente su Rai 3. Il progetto, promosso da Innovation Bridge e nato da un’idea di Giancarlo De Leonardo, accompagna lo spettatore in un viaggio tra Pechino, Shanghai, Shenzhen e Hong Kong, nel cuore di uno degli ecosistemi tecnologici più avanzati al mondo.
Non è il classico reportage sulla Cina contemporanea, costruito soltanto tra usi, costumi, innovazioni tecnologiche e immagini di controllo sociale. Made in China si configura piuttosto come un confronto tra modelli di sviluppo, visioni del futuro e velocità diverse dell’innovazione. Al centro del racconto troviamo un gruppo di imprenditori, direttori di banca, docenti, esperti di intelligenza artificiale e rappresentanti del mondo economico che, riuniti dalla Fondazione Innovation Bridge, hanno osservato da vicino aziende, hub tecnologici e realtà industriali legate ad AI, robotica e trasformazione digitale.
| Dettagli documentario | Informazioni principali |
|---|---|
| Titolo | Made in China |
| Regia | Fabio Masi |
| Promotore e ideatore | Innovation Bridge (idea di Giancarlo De Leonardo) |
| Città protagoniste | Pechino, Shanghai, Shenzhen, Hong Kong |
| Temi affrontati | Intelligenza artificiale, robotica, ecosistemi tecnologici |
| Messa in onda | Rai 3 |
- Made in China: il viaggio nella nuova Via della Seta
- La Cina come specchio dell’Occidente
- Le voci del progetto

Made in China: il viaggio nella nuova Via della Seta
Il documentario segue idealmente il percorso di Marco Polo nella nuova Via della Seta. Le tappe (Pechino, Shanghai, Shenzhen e Hong Kong) diventano l’occasione per entrare in contatto con colossi come Xiaomi, Alibaba, BYD e Geely e con un modello di sviluppo che sembra correre con decenni di anticipo rispetto all’Europa. Il vero cuore del documentario però non è, banalmente, mostrare “quanto è avanti la Cina”, ma piuttosto osservare le reazioni di chi arriva dall’Occidente. Da qui emerge uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Fabio Masi: la Cina non viene raccontata come un luogo lontano da osservare con curiosità, ma come una realtà capace di costringere l’Occidente a guardare anche i propri ritardi e le proprie contraddizioni.

La Cina come specchio dell’Occidente
«La tua prima volta in Cina non cambia il modo di vedere l’Oriente. Cambia il modo di vedere l’Occidente».
Questa frase, emersa durante il viaggio, riassume bene lo spirito del documentario. Metropoli automatizzate, robotica diffusa ed ecosistemi tecnologici in Made in China sembrano quasi anticipare il futuro diventano così alcuni degli elementi attraverso cui il documentario costruisce il proprio racconto. I protagonisti alternano stupore, entusiasmo e inquietudine. Il confronto diventa così anche autocritico: quanto è preparata l’Europa, e in particolare l’Italia, ad affrontare questa accelerazione?
Innovation Bridge, la fondazione nata a Frosinone nel 2024 proprio per favorire la transizione digitale delle imprese e dei territori, ha scelto questo viaggio per mettere in evidenza un ritardo preoccupante: solo il 33% delle aziende italiane ha implementato soluzioni di AI e il 76% delle PMI non ha ancora investito né programmato di farlo.
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Le voci del progetto
Giancarlo De Leonardo ha sottolineato come la vera lezione del viaggio sia che l’innovazione non è solo una questione di tecnologia, ma soprattutto di visione e di coordinamento tra ricerca, industria, università e istituzioni. Fabio Masi, dal canto suo, ha raccontato di aver voluto realizzare non solo un reportage, ma un documento umano: uno sguardo corale, fatto di sensibilità diverse, capace di restituire tanto l’ammirazione quanto le domande scomode sul nostro futuro.
Made in China: un documentario sul presente
In un momento storico segnato dalla competizione globale sull’intelligenza artificiale e dal confronto strategico tra Stati Uniti e Cina, Made in China arriva con un tempismo notevole. Non pretende di dare risposte definitive, ma pone una domanda urgente: l’Europa sta osservando il futuro o sta rischiando di arrivarci in ritardo?
Il documentario, prodotto da Growing Production di Corrado Tatangelo e Benedetto Orestini, sarà trasmesso prossimamente su Rai 3.
Foto: archivio personale / fornite da ufficio stampa

