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Eroica Fenice

Autómata: al confine tra vero e reale

Che ne sarà di noi? Qual è il destino che ci attende? Cosa c’è dopo?
Tutti ci siamo posti tali quesiti almeno una volta, cercando risposta tanto nelle scienze quanto nella filosofia.
In Autómata, opera di fantascienza ambientata in una realtà distopica e apocalittica, ci viene mostrata la possibile versione dei fatti del suo autore e regista, Gabe Ibáñez.

Nell’anno 2044, la Terra è divenuta un paesaggio assai triste per gli occhi dei suoi abitanti, la desertificazione, effetto atmosferico generato perlopiù dalle azioni umane, l’ha deprivata di gran parte del suo patrimonio naturale. In questa realtà ostile, gli uomini convivono coi robot.
Creati dai primi per aiutarli nelle loro attività quotidiane, vengono dotati alla fabbricazione di due Protocolli:
Nessun robot può causare danno ad una qualsiasi forma di vita.
Nessun robot può alterare se stesso o altri.
A far scattare la molla degli eventi è la distruzione di una delle I.A. da parte del poliziotto Sean Wallace (Dylan McDermott), trovato, secondo la versione del detective, ad auto ripararsi, dimostrando quindi capacità senzienti e nell’atto di infrangere il secondo Protocollo.
L’incarico di sciogliere tale matassa e trovare il vero colpevole, la mente informatica dietro le modifiche ai robot, viene affidato all’ agente assicurativo della ROC ( Robotics Corporation), Jacq Vaucan (Antonio Banderas).
Il nostro protagonista è un uomo fortemente provato dal suo stesso lavoro, vive la sua condizione di marito e quasi padre con difficoltà, sentendo dentro di sé un profondo senso di sfiducia verso il futuro. Sarà proprio il tentativo di sfuggire dalla cupezza della Città e a ricevere il sognato trasferimento verso la costa a spingerlo a indagare, portandolo ad una serie di scoperte pericolose.
La verità, svelatagli un po’ alla volta, si dimostrerà più complicata del previsto, infilandolo in un ginepraio dal quale gli sarà difficile uscire.

La prima parola a venire alla mente a chiunque sia un conoscitore, amante o, come sono spesso definiti, nerd del mondo fantasy è: citazioni.
Nei suoi 110 minuti scarsi, Autómata ne è pieno, ricolmo, e , in assenza di un contatto diretto col suo autore, non sappiamo quante di queste siano voluti tributi o casuali similitudini.
Sicuramente ritroviamo nei Protocolli inseriti ai robot le ben più famose leggi di Asimov, celate con giusta accortezza.
Il maestro del fantasy mette il suo zampino anche nella trama, in quanto la “ribellione”dei robot e la possibilità della loro capacità di generare pensieri autonomi, è già presente nella famosa raccolta “Io, Robot” dello stesso, da cui è stato tratto un omonimo film.
Le scene iniziali, di questa metropoli avanguardista e, al contempo, degradata, sporca, ricorda molto l’ambientazione del capolavoro fantascientifico Blade Runner.
Ma se molti spunti di Autómata hanno radici profonde nel passato, Ibáñez ne regala comunque tanti di suoi.
Le scenografie spoglie, l’impostazione grafica della Città e dei suoi palazzi, delle sue case, dona allo spettatore il giusto senso di sconfitta, di caduta della razza umana e lo accompagna degnamente in questo mondo creato per l’occasione. Altra cosa ad essere degna di nota è l’interpretazione di Banderas, capace in certi momenti di esprimere al meglio la sensazione di vuoto e di sfiducia nel “futuro” del suo personaggio. Solo che, a parte questo, il film non lascia molto altro.
La seconda parte del film è incredibilmente lenta, decompressa, e porta lo spettatore a credere di star per assistere ad un cambio di rotta improvviso, fulmineo, da un momento all’altro, ma lasciandolo poi a bocca asciutta proprio come il protagonista.
Si può dire, in un certo senso, che nel suo secondo periodo questo lungometraggio più che “fare”, “prova”. Tenta in qualche modo di regalare un grande insegnamento, una profonda riflessione nell’animo dello spettatore attraverso dialoghi fatti sia da esseri di carne che di metallo.
Lasciando, però, una grande malinconia di sottofondo, piuttosto di una essenziale lezione.

 

Autómata: al confine tra vero e reale

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