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Eroica Fenice

bukowski

Bukowski come un panino con tanta salsa piccante

Molto spesso si sente nominare un certo Bukowski, le sue poesie, i suoi libri, le sue massime – ormai esiste uno status bukowskiano! – si nomina, si cita, si prende come riferimento qualcuno che neanche si è mai letto… Poi però la curiosità si accende e così si spendono i primi soldi per il libro di uno scrittore il cui nome sentiamo continuamente ma il cui marchio non abbiamo mai tastato in prima persona: si inizia una lettura e si apre un mondo. Dinanzi ai nostri occhi l’inimmaginabile: Si arriva ad amare Bukowski e ad odiarlo al tempo stesso.

Di solito non è così: uno scrittore piace e viene considerato un genio oppure non piace e viene considerato un idiota che scrive banalità… Per Bukowski questo non accade: anche chi lo odia ammette che i suoi scritti non sfociano mai nella banalità, pur trattando tematiche relativamente semplici: la sua vita, le sue donne, le sue birre, le sue poesie. Charles non è mai banale ed è questo il suo punto di forza: riesce a trasudare una sorta di depressione e al tempo stesso di soddisfazione nell’essere ciò che è nonostante le difficoltà che la cosa comporta. Vivere da scrittore non è mai facile e a maggior ragione non lo è quando il tuo nome è Bukowski.

Ormai parlare di Bukowski è come parlare di un panino: si va sul sicuro: a tutti piace un bel panino come a tutti piace menzionare Bukowski… Ma perché?

Il tiramisù bukowskiano

La classica scissione fra individuo e massa in Charles assume connotati del tutto nuovi: c’è tutta la naturalezza e l’orgoglio espresso nel non essere uno fra tanti e, pur essendo questa tematica così “comune” nella letteratura / poesia, nelle sue pagine questa tematica non sa di qualcosa che è già stato abbondantemente trattato. È come un tiramisù: a volte è buono, altre volte è più buono, ma altre ancora non lo è affatto.

Non esiste limite che Bukowski non abbia già superato

Eppure il quesito principale non ha ancora soluzione: perché Bukowski? Vorremmo trovare una ragione per cui Bukowski piace così tanto (tanto da essere rappresentato a teatro) ma non sappiamo spiegarcelo. Ciò che è di Bukowski è solo di Bukowski e non può essere di nessun altro, malgrado tutti i tentativi compiuti per assomigliargli.

“La maggior parte di questi detrattori imita pressoché pedissequamente il mio stile o comunque ne è influenzata. (…) Adesso sono molto spaventato che ce ne possano essere in giro molti che scrivono come Charles Bukowski, o dovrei dire che tentano di scrivere come Charles Bukowski. Ma sono sempre il miglior Charles Bukowski in circolazione e il mio stile si modifica e cambia continuamente come la mia vita, quindi non mi raggiungeranno mai. Solo Papà Morte mi raggiungerà, e adesso ho dimezzato il bere così quelli che mi odiano dovranno soffrire ancora un po’. Mentre i miei copioni muoiono per alcolismo, io uscirò da salutari spa a mezzanotte. Ah, sono io quello intelligente”.

(Cit. da Scrivo Poesie Solo Per Portarmi a Letto Le Ragazze)

Prima ipotesi: esprimere l’inesprimibile

Bukowski piace perché la nostra società ama vedere qualcuno che riesca ad esprimere l’inesprimibile: non per tutti è lecito parlare di sesso, di depressione, di alcolismo e di droga ma lui ne parla e lo fa con naturalezza. Tutti i suoi gesti, anche quelli meno leciti, anche quelli sbagliati, sono trattati con una naturalezza del tutto umana. Charles è umano ed è la sua umanità che lo rende quel che è. Il problema forse è che non si è più in grado di esternare la propria umanità e si rimane a bocca aperta quando qualcuno dà voce ai pensieri che noi stessi coviamo dentro.

Dunque…

“E’ difficile per me trovare un eroe adesso, quindi me lo sono dovuto creare da solo: me stesso”

Seconda ipotesi: massa di pettegoli

O forse Bukowski piace solo perché siamo tutti una banda di pettegoli dalle vite noiose, desiderosi di venire a conoscenza degli affari altrui? È possibile.

Insomma…

“Sacro o non sacro, questo è quanto, ed è più o meno tutto quello che posso raccontarvi in questo momento. Adesso ho fame e mi mangerò un panino. Mi piace metterci tanta salsa piccante, e a voi?”

Ve l’ho detto che parlare di Bukowski è un po’ come parlare di un panino. Ora mi credete?

 

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