Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri festeggia i suoi cento libri

Con L’altro capo del filo”, il nuovo giallo edito da Sellerio, Andrea Camilleri ha raggiunto il baldanzoso traguardo di cento libri. La fervida produzione dello scrittore siciliano, che esordisce nel ’59 con una dotta disquisizione sui teatri stabili in Italia, al tempo priva dell’allure di un bestseller, ha persistito galoppante per circa trent’anni attraverso romanzi storici, memoire, biografie romanzate, ossessioni di artisti, ritratti femminili, giungendo al suo apice con l’intuizione della serie di Montalbano, inaugurata nel 1994 da “La forma dell’acqua”. Con sapiente ordito, Camilleri ha filato negli anni la vincente trama di un commissario sui generis, «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d’intuito», dall’innata abilità nel dipanare intrighi complessi e «cogliere, a pelle, a vento, a naso, l’anomalia, il dettaglio macari impercettibile che non quatrava con l’insieme, lo sfaglio minimo rispetto all’ordine consueto e prevedibile (…): in questo consisteva il suo privilegio e la sua maledizione di sbirro nato». Un personaggio introverso e scontroso, in primis quando il tempo si fa «tinto», amante della buona cucina a base di pesce, consumata in rituale silenzio; schivo di qualsivoglia protagonismo, impacciato e dall’eloquio sconnesso quando è costretto a parlare in pubblico, come fosse «pigliato dai turchi, balbuziente, esitante, strammàto, stunàto, perso, ma sempre con gli occhi spiritati». Con i suoi vizi e le sue virtù, abile a districarsi nella burocratica macchina dell’apparato statale, Montalbano è alieno da disegni ambiziosi per se stesso, piuttosto incline ad applicare una sua personale giustizia e restio ad avere contatti con la classe politica, che apprezza ben poco. Sono questi gli ingredienti di un personaggio di successo che ha sedotto il mondo, con il conio dell’idioma italo-siciliano e dell’immaginaria, ma ormai realissima, Vigàta. Nell’ultimo giallo, Salvuzzo è alle prese con gli sbarchi di migranti e la paura che i terroristi dell’Isis s’infiltrino tra i disperati; intanto, s’insinuano gli acciacchi della vecchiaia, a placare i quali pensa Livia con le tenere premure di compagna, porgendo al suo Salvo le pantofole per i piedi infreddoliti nella “friscura” della sera.

Il metodo di scrittura di Andrea Camilleri: il trionfo della precisione

In un dialogo con il collega Francesco Piccolo, Andrea Camilleri confessa: «Anche se non pare, sono un uomo estremamente ordinato, mentalmente. Non so se l’hai notato, ma tutti i romanzi di Montalbano si compongono di 180 pagine conteggiate sul mio computer, divise in 18 capitoli di 10 pagine ciascuno. Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo, perché vuol dire che c’è qualcosa che non funziona». Questa esigenza di ordine geometrico-matematico, continua Camilleri, lo costringe, come un geometra, a fare una sorta di pianta del romanzo che intende scrivere.

Andrea Camilleri, 91 anni, continua a lavorare con la stessa metodicità che l’ha reso prolifico

I cento titoli dell’eccezionale bibliografia diventano oltre settecento nelle trenta lingue in cui è stato tradotto, dal tedesco al cinese. L’autore ha già pronti nei cassetti i dattiloscritti del 105° e 106° romanzo. Il calo della vista gli impedisce ormai di scrivere, ma ogni mattina per tre o quattro ore detta nuove storie alla sua simbiotica assistente, con la sua voce patriarcale: «È il momento più felice della giornata, m’illumino d’immensa gioia (…). Se riesci a mantenere il cervello in funzione, la vecchiaia non esiste. Anzi, è una ricchezza». In un’intervista a La Stampa, palesa la sua emozione per il traguardo dei cento libri: «Mi guardo con stupore. Credevo di essere uno scrittore dal respiro corto. “Ho il fiato per i cento metri” dicevo a Elvira Sellerio che premeva perché le dessi altri manoscritti dopo i primi due Montalbano. Lei mi smentiva, “provaci, vedrai che puoi fare la maratona”». Nella stessa, svela anche il rapporto con la sua “creatura”: «[Montalbano] lo amo e lo odio. Gli devo quasi tutto. Mi è servito da apripista per gli altri romanzi. Però è invadente, pretenzioso, antipatico. Se finisco in un inghippo, me lo vedo arrivare che dice “farei così”». E se gli si domanda che cosa lo faccia arrabbiare, lui risponde: «L’Italia. L’Europa. Il mondo. Le notizie che mi investono brutalmente. A 90 anni, mi mette tristezza consegnare un Paese così a miei nipoti (…). L’Europa deve capire che bisogna “dividere le merendine”, come i bambini all’asilo. I muri sono sciocchi e inutili».

Che dire, un traguardo da vero maratoneta dal fiato tenace, grazie al quale Camilleri ha saputo plasmare un singolare personaggio che ogni lettore italiano sente quasi di conoscere personalmente, tanto è tangibile la sua essenza oltre le pagine di carta in cui vive. Un gioiellino, Montalbano, per il quale non possiamo altro che ringraziare il suo inesauribile demiurgo.