Come funziona la pila: storia ed evoluzione

Come funziona la pila e la sua storia

L’interesse del genere umano per l’elettricità affonda le sue radici nell’antichità. Il termine stesso deriva dal greco elektron (ἤλεκτρον), il nome di un tipo di ambra che, se strofinata, acquisiva la capacità di attrarre piccoli oggetti leggeri. I Greci antichi avevano scoperto il fenomeno dell’elettricità statica, ma la vera rivoluzione iniziò nel XVIII secolo con gli esperimenti di Benjamin Franklin e Charles-Augustin de Coulomb. Questi studi spianarono la strada al celebre scienziato italiano Alessandro Volta, a cui si deve l’invenzione del primo generatore statico di elettricità: la pila.

Alessandro Volta: l’invenzione della pila

Alessandro Volta è uno dei più eminenti scienziati italiani. La sua invenzione determinò una svolta fondamentale nello studio dell’elettricità, aprendo la strada allo sviluppo delle moderne tecnologie di accumulo di energia. Nel 1799, in polemica con le teorie sull'”elettricità animale” di Luigi Galvani, Volta dimostrò che la corrente elettrica poteva essere generata dal semplice contatto di metalli diversi. Il 20 marzo 1800, comunicò ufficialmente la sua invenzione alla Royal Society di Londra. Il suo dispositivo, che chiamò “organo elettrico artificiale”, consisteva in una colonna (o “pila”) di dischi di zinco e rame, separati da dischetti di feltro imbevuti di una soluzione salina. Impilando questi elementi, Volta creò una differenza di potenziale in grado di generare una corrente elettrica stabile e continua. L’etimologia del termine “pila” deriva proprio dall’aspetto fisico di questo primo prototipo, che assomigliava a una colonna.

Come funziona la pila: il principio elettrochimico

Il funzionamento della pila di Volta si basa su una cella elettrochimica, in cui l’energia chimica viene convertita in energia elettrica attraverso reazioni di ossidoriduzione (redox). I componenti chiave sono due elettrodi metallici e un elettrolita.

Componente della pila Funzione e reazione chimica
Anodo (elettrodo negativo) È il disco di zinco. Qui avviene l’ossidazione: lo zinco metallico cede elettroni e si trasforma in ioni zinco (Zn -> Zn²+ + 2e⁻).
Catodo (elettrodo positivo) È il disco di rame. Qui avviene la riduzione: gli ioni idrogeno (H⁺) presenti nell’elettrolita acquisiscono elettroni e si trasformano in idrogeno gassoso (2H⁺ + 2e⁻ -> H₂).
Elettrolita È la soluzione salina (es. acqua e acido solforico o sale). Permette il passaggio degli ioni tra i due elettrodi, chiudendo il circuito e mantenendo l’equilibrio delle cariche.

In sintesi, gli elettroni rilasciati dallo zinco viaggiano attraverso un circuito esterno (un filo metallico) verso il rame. Questo flusso di elettroni costituisce la corrente elettrica, che può alimentare un dispositivo collegato. Senza l’elettrolita, che permette agli ioni di muoversi internamente, il flusso di elettroni si interromperebbe immediatamente.

Dalla pila di Volta alle batterie moderne

Oggi, le pile hanno subito notevoli miglioramenti rispetto al prototipo di Volta. La tecnologia si è evoluta per offrire prestazioni, durata e sicurezza maggiori. Le pile moderne, come le alcaline o quelle al litio, utilizzano elettroliti e materiali più sofisticati. Le batterie ricaricabili a ioni di litio, in particolare, hanno rivoluzionato la tecnologia portatile, alimentando dispositivi come smartphone, laptop e veicoli elettrici. Come spiegato da istituzioni scientifiche come il Comitato per il Nobel, che ha premiato i suoi inventori nel 2019, questa tecnologia offre un’alta densità energetica e una lunga vita utile. Inoltre, le pile moderne sono progettate con un’attenzione particolare alla sicurezza, integrando sistemi di protezione per prevenire cortocircuiti, surriscaldamento e sovraccarichi.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 19/09/2025

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