Il coming out è un momento fondamentale nella vita delle persone della comunità LGBTQIA+. Ma cos’è il coming out esattamente e in che modo differisce dall’outing? Il termine deriva dall’espressione inglese “to come out of the closet”, che significa “uscire fuori dall’armadio” e si riferisce all’atto di dichiarare il proprio orientamento sessuale o identità di genere. Comprendere questo processo è un passo importante per capire l’esperienza delle persone LGBTQIA+.
Indice dei contenuti
- 1. Le fasi del coming out: un percorso non lineare
- 1.1. Il coming out interiore: l’accettazione di sé
- 1.2. Il coming out sociale: un processo continuo
- 2. Coming out: una scelta personale, non un obbligo
- 3. Differenza fondamentale: coming out vs outing
- 4. L’importanza della consapevolezza e dell’informazione
Le fasi del coming out: un percorso non lineare
Per comprendere appieno cos’è il coming out, è importante capire che non si tratta di un evento singolo, ma di un processo che si articola in diverse fasi, spesso non lineari.
Il coming out interiore: l’accettazione di sé
Innanzitutto, c’è la fase del coming out interiore, la più lunga e tortuosa. In questa fase, l’individuo comincia a interrogarsi su sé stesso, su ciò che prova e su come si sente. Questa è la fase dei dubbi e delle domande, accompagnata poi dalla ricerca di risposte: si comincia a sperimentare, si fanno ricerche online e ci si confronta con altre persone della comunità LGBTQIA+. Fare coming out con sé stessi può essere complesso ed emotivamente stancante, a causa dello stigma sociale che esiste ancora riguardo questi temi.
Il coming out sociale: un processo continuo
Successivamente, può avvenire la seconda fase, quella del coming out sociale. In questa tappa, si comincia ad aprirsi con le persone a noi vicine, come amici o familiari di cui ci si fida. Lentamente, si deciderà se dichiararsi a tutti. Per coloro che non hanno familiarità con l’argomento, è fondamentale chiarire che questa fase non termina mai per davvero. Ogni volta che si conoscerà una persona nuova, l’individuo deciderà se esplicitare o meno questa parte di sé.
Coming out: una scelta personale, non un obbligo
Il coming out non è obbligatorio né necessario. È una scelta personale che deve venire dall’interno. Alcune persone continuano a tenere nascosto il proprio orientamento sessuale o identità di genere per tutta la vita, perché non si sentono al sicuro. Purtroppo, il coming out è spesso accompagnato dalla furia e dalla violenza di un genitore che non accetta l’orientamento sessuale o l’identità di genere del figlio e, non di rado, si diventa vittima di bullismo dei coetanei. Per questo motivo, è fondamentale rispettare la scelta di ogni individuo.
Differenza fondamentale: coming out vs outing
Parlando di coming out, è facile imbattersi nel termine outing. Molte persone non sono familiari con questa parola, ma è importante sottolineare che ha un significato molto diverso. Fare outing significa che terze parti espongono l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un individuo, senza il suo permesso e contro il suo volere. Chi fa outing non sempre agisce con malizia, ma è un gesto potenzialmente molto dannoso: non si può mai sapere quando si rischia di mettere in pericolo la sicurezza fisica, emotiva o economica di qualcuno. Il rispetto della privacy è la chiave.
L’importanza della consapevolezza e dell’informazione
In Italia, c’è ancora molta confusione su cos’è il coming out e sulle differenze con l’outing. Sono tantissimi gli italiani che hanno poca familiarità con questi temi. Dunque, è fondamentale informarsi e diffondere queste nozioni a chi non ne è a conoscenza. Solo attraverso la consapevolezza si può creare una società più inclusiva e rispettosa, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.
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