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Eroica Fenice

Il teatro a luci rosse: Dignità Autonome di Prostituzione

Si ha la sensazione che non sarà uno spettacolo come gli altri ancora prima di entrare: il teatro si è vestito di rosso e le sue luci si intonano all’atmosfera di ogni quartiere del piacere che si rispetti.

Il pubblico non si accomoderà in posti assegnati, ma, come in una vera e propria casa di tolleranza, aspetterà che arrivino le “cocottes” in un salottino d’altri tempi, tra divanetti, candelabri, stampe e un pianoforte solitario. Così comincia lo spettacolo, nel momento in cui il pianoforte prende vita sotto le abili dita di una pianista in abiti succinti. Una musica soave, che nei bordelli non poteva mancare per la sua capacità di risvegliare appetiti intimi e recondite fantasie, pungola qui la curiosità dello spettatore e risveglia il desiderio per l’arte teatrale.

Quando, in un secondo momento, si approda alla platea, si assiste ad un prologo che si apparta da una semplice introduzione. Il pubblico prende contatto con l’essenza, il cuore pulsante che motiva e tiene in vita tutto lo spettacolo: la denuncia contro uno Stato che, venendo meno ai più saldi principi della propria Costituzione, ignora il preciso dovere di sostenere e promuovere le attività culturali nel proprio paese. Una denuncia vibrante, come la voce degli artisti che, dai palchi, declamano i propri diritti e la propria volontà di espressione, sfociata nella metaforica scelta di prostituirsi, ma in modo dignitoso, pulito.

Successivamente si fa la conoscenza con gli attori che spiegheranno le regole del “bordello dell’ArteOgni spettatore, come un cliente, potrà scegliere la propria “prostituta” o “prostituto” tra gli attori e contrattare sul prezzo della prestazione che pagherà con i “dollarini”, una moneta simbolica fornita all’inizio della serata ai botteghini. La prostituta condurrà poi il cliente nella sua camera (che si troverà in una qualsiasi zona del teatro, da uno scantinato ad un bagno, dall’esterno alle quinte) dove la prestazione consisterà in un monologo tra i dieci e i quindici minuti. Ogni camera è una storia, ogni storia regala un’emozione. Si passa da momenti di spassosa comicità ad altri di estrema tensione e la sensibilità dello spettatore è piegata a cogliere ogni sfumatura della realtà. Gli attori dispenseranno la propria “pillola di piacere”, come essi stessi la chiamano. E il teatro, come l’arte, è un piacere che non si esaurisce in un orgasmo.

Uno spettacolo che non è mai uguale a se stesso, in cui il palcoscenico non ha confini e in cui gli attori stabiliscono un contatto diretto e coinvolgente con tutti. Prostitute e clienti si riuniscono ancora una volta in platea per la chiusura, il confine tra realtà e finzione si assottiglia incredibilmente e il Bellini si trasforma in una grande balera, in un tripudio di luci, colori, danze e musica, che ci ricorda che il teatro è soprattutto allegria. La serata sembra non finire mai, non c’è un sipario che si apre o si chiude, e quando si vedono gli attori sparire dietro l’imponente velluto a frange e dentro si prova il rammarico per qualcosa che è finito controvoglia, ecco che li si ritrova sulle scale a salutare, a stringere la mano a tutti e ringraziare chiunque si fermi a fare loro dei complimenti. Una lunga fila di artisti che arriva fino alla soglia, dove, ad aprire la porta, c’è Luciano Melchionna, il padre di questa grande attrazione chiamata “Dignità Autonome di Prostituzione“,  pronto a ricevere il più lauto compenso del proprio ingegno: i sorrisi del pubblico!

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