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Eroica Fenice

Le biblioteche nel 2015: riflessioni miscellanee

“Il 2015 sarà l’anno delle biblioteche e degli archivi, valorizzati non solo perché sono luogo di tutela della memoria ma perché sono luoghi vivi”. Queste sono state le parole pronunciate da Dario Franceschini, in occasione dell’ apertura della stanza di Elsa Morante e di una galleria che ospiterà la letteratura del ‘900, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Le parole del ministro dei Beni Culturali e del Turismo fanno riflettere: crescente diffusione degli e-book e del fenomeno della digitalizzazione indurranno la biblioteca a subire trasformazioni; ma ciò non significa che le biblioteche siano destinate a scomparire.

A mio avviso, le biblioteche, paradossalmente, assumono un ruolo fondamentale a maggior ragione oggi, nell’epoca di internet e delle iper-connessioni, poiché esse possono garantire l’accesso all’informazione e alla conoscenza, in maniera libera da influenze mediatiche ed interessi commerciali. Ecco perché qualcuno ha definito le biblioteche come “presìdî democratici”, nonché come fonti di identità personale e collettiva.

Le biblioteche nascono come luoghi di raccolta, organizzazione, trattamento, mediazione, utilizzo e consultazione di documenti ed informazioni e, senza dubbio, hanno subito uno sviluppo – ed un mutamento diacronico, per quanto attiene all’evoluzione storica del proprio ruolo culturale. Per comprendere questo aspetto, basta pensare al mutamento che lo scopo reale della istituzione-biblioteca ha subito, nel corso dei secoli, aspetto a cui risulta collegato, naturalmente, l’evoluzione dei meccanismi di funzionamento.

Nel mondo ellenistico, ad esempio, le biblioteche nascono e si configurano come vere e proprie fucine del sapere. Nel periodo monastico-medievale, invece, fungono, piuttosto, da centri di trasmissione ed elaborazione della cultura passata. Tra tardo barocco e periodo illuministico, invece, va diffondendosi l’idea della “biblioteca universale”. Nell’immaginario comune odierno, invece, le biblioteche sono pensate come “deposito della memoria”.

Uno dei problemi – che affliggono le biblioteche oggi – è rappresentato dalla convivenza di archivî cartacei ed archivî informatici e la conseguente difficoltà nell’acquisire e nel conservare una grande quantità di materiale. A ciò si lega un’altra questione, vale a dire la (purtroppo) non infrequente discrepanza tra il ruolo delle biblioteche e le effettive esigenze dell’utenza.

Ciò dovrebbe indurre al ripensamento delle tecniche di conservazione, nonché alla ristrutturazione dei rapporti tra le istituzioni ed i sistemi informativi, tra le biblioteche e le utenze (con ri-codifica del servizio di reference).

In altri termini, probabilmente occorrerebbe elaborare un nuovo modello di biblioteca, tenendo conto del fatto che, probabilmente, le biblioteche non possono più fungere soltanto da “depositi”.

Si considerino, nuovamente, le parole del ministro Franceschini: “Credo che le biblioteche possano e debbano diventare dei luoghi vivi. L’Italia ha un patrimonio enorme e unico al mondo di biblioteche storiche e monumentali di una bellezza straordinaria, dobbiamo valorizzarle. E’ un problema di risorse, ma anche di crederci.” Le parole del ministro, lascerebbero – almeno per ora – ben sperare e parrebbero (il condizionale è d’obbligo!) essere la dimostrazione di un rinnovato interesse della politica per le biblioteche.

Al di là delle rassicurazioni politiche, sono fermamente convinta del fatto che vi sia ancora futuro per le biblioteche, a patto che abbandonino l’inerte monolitismo (nel quale, spesso, auto-sprofondano) e si dimostrino flessibili e capaci di adattarsi al ruolo richiesto. Le biblioteche dovrebbero essere capaci di assumere un ruolo attivo a livello culturale, divenendo anche luogo di scambio e dibattito, di aprirsi alla internazionalità ed alla internazionalizzazione e di acquisire una maggiore consapevolezza nella gestione delle risorse economiche ed umane.

Vorrei offrirvi, a mo’ di chiusa di questa congerie di pensieri miscellanei, un celebre periodo di Marguerite Yourcenar (tratto da “Memorie di Adriano”):

“Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito […].”

#sosteniamolebiblioteche

Le biblioteche nel 2015: riflessioni miscellanee

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