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Errori ortografici: i più comuni e la rispettiva correzione

La lingua italiana, come ogni sistema linguistico, per funzionare, ricorre a norme che ne regolarizzano l’uso. Ma, se è vero che ogni regola ha la sua eccezione, anche il sistema più perfetto presenta le sue falle. Gli errori ortografici ne sono un esempio lampante ed evidente. Questi non sono del tutto avvertibili nel parlato, ma lo sono nello scritto. Il termine “ortografia” deriva infatti dal greco, e significa “scrittura corretta”: scrivere bene non è, però, sempre scontato. In effetti tali errori sono il sintomo di cedimenti del sistema, che creano confusione anche nei parlanti madrelingua. Ma quali sono gli errori ortografici più comuni e commessi nella lingua italiana? Scopriamone insieme qualcuno, e sveliamone il giusto esito.

Gli errori ortografici più comuni

Alcuni errori ortografici, comunissimi nello scritto, riguardano l’uso delle doppie; spesso infatti nel parlato avviene che, a causa di influssi del dialetto o dell’accento d’origine, alcune parole vengono pronunciate con una sillaba raddoppiata o scempiata, e questo comporta la riproposizione dell’errore anche nello scritto. Per esempio: scrivere “robba” piuttosto che roba”. Tale errore ortografico è molto comune anche nelle parole che terminano in -zione, -gione, -bile che, grammaticalmente non richiedono il raddoppiamento della prima consonante, tranne per alcune specifiche eccezioni.

Un altro errore comunissimo nello scritto è la vicendevole confusione nell’uso dell’accento e dell’apostrofo: “qual è”, che va scritto senza apostrofo, è sicuramente tra i più comuni, forse perché confuso con la forma “quale”; in realtà va associato al pronome “tal”, che va scritto così come “qual”, senza aggiunta di apostrofo. Un caso contrario invece è quello di “un po’“, scritto con l’apostrofo e non con l’accento, perché risultato di un troncamento, (po’>poco), spesso scritto scorrettamente con l’accento, *pò.

L’uso dell’apostrofo che segue l’articolo indeterminativo “un” presenta un ulteriore oggetto di dubbio. Se esso è posto dinnanzi ad un sostantivo femminile, richiede l’apostrofo (un’amica), ma non lo richiede nel caso di un sostantivo maschile (un amico); questo perché nel primo caso l’articolo “un” deriva da “una”, e la “a” cade per elisione davanti alla vocale del termine successivo. Nel secondo caso invece la “o” di “uno” cade per troncamento, indipendentemente da come inizia il vocabolo successivo, e dunque non richiede l’apostrofo, come nel caso di qual.

Errore ortografico molto diffuso è relativo all’uso dell’accento. Esso infatti è spesso posto indiscriminatamente su parole monosillabiche; va invece è utilizzato solo per distinguere parole omografe, ci0é che si scrivono allo stesso modo, ma che hanno significati diversi, come nel caso di “dà” verbo, distinto da “da” preposizione semplice, o “là” avverbio differente da “la” articolo.

L’utilizzo della consonante “h” è allo stesso tempo confusionario. A trarre in inganno sono spesso le parole che, essendo omofone, ovvero pronunciate allo stesso modo, a causa del fatto che il suono “h” è sempre muto in italiano,  vengono rese nello scritto omettendo la “h” dove in realtà ci vorrebbe, come nel comunissimo caso della declinazione del verbo avere (hanno>anno, ho>o).

Errore ortografico molto comune è quello che coinvolge la sillaba -sce, che di norma non richiede la i, tranne che per i casi di “scienza”, “coscienza” e i rispettivi derivati.

Anche le parole che terminano in -cia e -gia, spesso creano dubbi nella formulazione del plurale; le sillabe precedute dalla vocale, al plurale mantengono la “i”, (ciliEgia>ciliEgie), nel caso in cui tale sillaba sia preceduta da una consonante invece, perderà la “i” al plurale (roCcia>roCce).

In conclusione, tali errori sono spesso commessi a causa di falle del sistema linguistico stesso, che può indurre colui che scrive in dubbio, o per una mancata attenzione, o per uno studio poco approfondito delle innumerevoli eccezioni e norme del sistema linguistico dell’italiano. Anche le nuove tecnologie sono responsabili della nostra disattenzione nella scrittura, a causa dei sistemi di correzione automatica, grazie ai quali non abbiamo neanche la percezione dell’avvenuto errore. Il nostro breve riassunto grammaticale può dunque esservi utile in caso di dubbi di tale genere.

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