Filologia germanica: oltre un corso di studio

Filologia germanica: oltre un corso di studio

Abbiamo già parlato di filologia e del metodo Lachmann, oggi, invece, parleremo di filologia germanica: una disciplina tanto ostica quanto affascinante.

Definizione di filologia germanica

«Possiamo definire la Filologia germanica come la scienza che studia ed interpreta le testimonianze scritte di quelle civiltà che hanno avuto comuni origini nel mondo germanico antico e che tali origini riflettono nella loro successiva evoluzione.» (M. V. Molinari, La filologia germanica – seconda edizione, introduzione).

Dunque, noi parliamo di filologia germanica in quanto studia e interpreta le testimonianze, prevalentemente scritte, di quelle civiltà che hanno avuto origini comuni nel mondo germanico antico e che riflettono le loro origini nella loro successiva evoluzione. Quindi civiltà che si sono formate ed evolute insieme, spostandosi per conto proprio senza perdere tracce e indizi della loro comune origine, riuscendo dunque a risalire al periodo che li accumunava.

Attenzione però! Come sottolinea Molinari in “La filologia germanica” quando parliamo di germanico e germanesimo ci riferiamo esclusivamente al campo linguistico.
N.B.: Il germanesimo è un concetto di appartenenza di determinate lingue ad uno stesso gruppo. Il germanico, invece, fa riferimento all’ambito culturale caratterizzato dall’uso di quelle lingue.

Quali sono le principali lingue germaniche?

La presenza di una documentazione antica ci consente di individuare gli elementi culturali che caratterizzano le principali lingue germaniche, che sono: il gotico (una lingua ad oggi estinta), l’inglese, il tedesco, il nederlandese (olandese e fiammingo), il frisone, l’islandese, il norvegese, lo svedese e il danese.

Il grande svantaggio della filologia germanica

Rispetto alla filologia romanza, la filologia germanica presenta un forte svantaggio in quanto non può attingere ad una documentazione rilevante come può, invece, la filologia moderna. Quando parliamo di quest’ultima, infatti, ci riferiamo a lingue come l’italiano, il portoghese, il rumeno: lingue che possono attingere da un’ottima documentazione. Sappiamo che risalgono dal latino, di cui possediamo molti documenti fin dal momento in cui nasce, quindi si ha una grande possibilità di confrontare il periodo precedente, il periodo di transizione (che ha dato luogo ai primi volgari) e le lingue moderne. In questo campo l’indagine filologica germanica trova un importante ostacolo davanti a sé, ma negli ultimi tempi si è in qualche modo orientata anche sull’analisi e sull’indagine di periodi più antichi non attestati o attestati in maniera frammentaria o parziale.

Si può parlare di un’unità culturale germanica?

Mettendo a confronto le fonti di cui siamo in possesso (quelle storiche, quelle archeologiche etc.) notiamo la presenza di tante somiglianze. Ciò lascia pensare che ci sia stato un tempo in cui vi era un’uniformità linguistica e forse anche culturale. Questo lo vediamo anche dalle lingue e culture moderne germaniche (ad esempio mettendo a confronto l’inglese father e il tedesco vater). Questo tipo di confronto è stato fatto dagli studiosi tra il Settecento e l’Ottocento. Si può anche dire che proprio nell’Ottocento nasce la filologia germanica grazie ai padri della comparatistica che si occupavano di mettere a confronto i dati per poterli analizzare, su questa base hanno creato dei veri e propri modelli di evoluzione della lingua. Per quanto riguarda l’ambito culturale, invece, bisogna affidarsi alle fonti storiche e alle fonti archeologiche.

Per concludere: la filologia germanica è un insegnamento che interpreta il testo analizzandone in particolar modo il suo contesto culturale. Il suo obiettivo è proprio quello di esaminare la civiltà germanica a cui fa riferimento la cultura inglese, tedesca, nordica e nederlandese.

Fonte immagine: Pixabay

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