Free Chol Soo Lee, e il caso che unì una comunità

Free Chol Soo Lee

3 giugno 1973. San Francisco. Tra la Pacific e Grant Avenue a Chinatown, Yip Yee Tak viene ucciso a sangue freddo di fronte a centinaia di testimoni da un uomo cinese sui venti anni per un regolamento di conti tra gang della zona. Cinque giorni prima, Chol Soo Lee, un ventenne coreano, aveva fatto partire un proiettile nel suo appartamento sulla Brodaway, un proiettile dello stesso calibro di quello che avrebbe freddato Tak: una pallottola e tre turisti bianchi bastano a condannare Lee all’ergastolo per un crimine che non ha commesso nella prigione di Deuel Vocational Institution, allora conosciuta come “scuola di gladiatori”.

Chol Soo Lee passerà dieci anni della propria vita in prigione, di cui quattro nel braccio della morte per l’omicidio di Morrison Needham, detenuto che aveva tentato di aggredirlo. Il caso attira l’attenzione del giornalista investigativo Kyung Won “K.W.”.

Lee che, insieme agli attivisti Jeff Adachi e David Kakishiba, dà il via a un movimento di giustizia sociale senza precedenti e contribuisce alla fondazione del Free Chol Soo Lee Defense Committee intorno alla fine degli anni Settanta. Tre generazioni di una comunità si uniscono, dagli Stati Uniti fino alla Corea del Sud, nuove prove vengono raccolte, e nel 1983 Chol Soo Lee viene assolto per l’omicidio di Yip Yee Tak.

Free Chol Soo Lee: il documentario

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2022, Free Chol Soo Lee non si limita a narrare la vicenda giudiziaria di Lee, bensì mira a denunciare un sistema giuridico ingiusto e razzista, e le cicatrici che esso lascia nelle anime delle sue vittime. Diretto da Eugene Yi e Julie Ha, e narrato dalla voce di Sebastian Yoon, il documentario analizza l’incarcerazione di Lee, e di come egli sia diventato un simbolo per l’attivismo sociale nella comunità asiatica in America.

La storia di questo errore giudiziario è raccontata con enorme sensibilità e intelligenza dai documentaristi Ha e Yi. La pellicola, però, non si limita soltanto a descrivere quei lunghi dieci anni di prigionia. Free Chol Soo Lee racconta anche il prima, di un uomo con un’infanzia e un’adolescenza difficili, e il dopo, di quando i riflettori si abbassano, e ciò che resta non sono che altro che demoni, traumi, sensi di colpa e paura. Ciò che più colpisce di Free Chol Soo Lee è la maturità dimostrata da Lee, riuscito ad andare oltre, affrontando i fantasmi del proprio passato e assumendosi la responsabilità dei propri errori.

Nonostante tutto, la narrazione del documentario si dimostra indecisa: un’occasione persa per scavare nella struttura del razzismo sistemico anti-asiatico, non riuscendo a contestualizzare a pieno il caso Chol Soo Lee. Il documentario inoltre non riesce a fornire una discussione approfondita su come la prigionia e le aspettative di un’intera comunità abbiano segnato la vita dell’uomo. Dopo 86 minuti, durata del film, il titolo appare quanto meno ironico: Chol Soo Lee non è mai stato libero, se non in momenti fugaci.

Chol Soo Lee muore all’età di sessantadue anni per una malattia intestinale che egli non aveva voluto curare: sessantadue anni sembrano troppo pochi per morire, ma fin troppi per un uomo stanco, la cui umanità è stata distrutta, e che ha passato il resto della propria vita a tentare di ricostruirla.

Immagine di copertina: IMDb

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A proposito di Valeria

Valeria Vacchiarino (1999), studia Lingue e Culture dell'Europa e delle Americhe a L'Orientale di Napoli, città che ormai considera la sua seconda casa. Amante dei libri, del cinema e del teatro, ha una grande passione per la musica jazz.

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