Fusako Shigenobu: storia di una rivoluzionaria giapponese

Fusako Shigenobu: storia di una rivoluzionaria giapponese

Fusako Shigenobu (重信 房子) è una delle personalità più affascinanti del Giappone del dopoguerra: passò dal lavorare per una fabbrica di salsa di soia a diventare la fondatrice dell’Armata Rossa Giapponese, un gruppo di guerriglia comunista che divenne uno dei gruppi rivoluzionari più temuti degli anni ’70 e ’80.

La radicalizzazione e la fondazione dell’Armata rossa giapponese

Subito dopo essere stata radicalizzata dai movimenti studenteschi degli anni ’60, Fusako Shigenobu si unì alla Fazione dell’Armata Rossa Giapponese (赤軍派 Sekigun-ha), un gruppo comunista che chiedeva un’immediata rivoluzione armata contro i governi di Stati Uniti e Giappone. Poi, all’età di soli 25 anni, nel 1971, Shigenobu si trasferì con alcuni dei suoi compagni in Libano per sostenere la lotta palestinese.

Per rendere i suoi spostamenti più semplici, organizzò un matrimonio fittizio con uno dei suoi compagni militanti, in modo da poter prendere il suo cognome ed evitare la sorveglianza del governo giapponese, che la teneva già sotto stretto controllo. Poco dopo il suo arrivo in Libano, lavorò con il FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) nell’ufficio per le relazioni pubbliche, a stretto contatto con Ghassan Kanafani. Fu in grado di diffondere molte informazioni sulla lotta palestinese ai compagni in Giappone e di organizzare iniziative di solidarietà transnazionale. In questo periodo, Shigenobu si separò dalla Fazione dell’Armata Rossa Giapponese (赤軍派 Sekigun-ha) e creò una propria branca, che divenne nota come Armata Rossa Giapponese (日本赤軍, Nihon Sekigun).

Fusako Shigenobu: storia di una rivoluzionaria giapponese
Bandiera dell’Armata Rossa Giapponese (Wikipedia)

L’Armata Rossa Giapponese era un gruppo di estrema sinistra che condusse attacchi armati contro l’imperialismo mondiale. Le loro attività includevano dirottamenti aerei, attentati e sparatorie, molti dei quali riuscirono a far liberare membri della ARG dalle prigioni israeliane e giapponesi e a ottenere milioni di yen di riscatto da utilizzare nel movimento di liberazione palestinese.

Sebbene Shigenobu non prendesse parte direttamente a queste attività armate, era molto visibile come portavoce dell’ARG e ottenne riconoscimenti internazionali; questa visibilità la portò a essere vittima di persecuzioni e numerosi tentativi di assassinio. Tuttavia, Shigenobu si stabilì in Libano per oltre 30 anni. Il 1° marzo 1973, diede alla luce la sua prima e unica figlia, Mei Shigenobu, oggi giornalista di Al Jazeera. L’identità del padre rimane segreta al pubblico, ma si pensa che fosse un militante del FPLP.

L’arresto, il processo e il carcere

Mei e Fusako vissero in clandestinità per decenni. Fu nel 2000 che Fusako Shigenobu venne arrestata fuori da un hotel nella prefettura di Osaka: dopo essere entrata illegalmente in Giappone con un passaporto falso, fu accusata del suo presunto coinvolgimento in un’operazione terroristica all’Aia nel 1974.

In risposta a queste accuse, il Palestinian Prisoner Solidarity Networks sostenne che i pubblici ministeri non avevano prove del coinvolgimento diretto di Shigenobu e si basavano su confessioni estorte con la forza, che furono poi ritrattate al momento del processo. La stessa Shigenobu si dichiarò innocente per tutto il tempo. Dopo un lunghissimo processo, fu condannata a 20 anni di carcere e rilasciata nel 2022.

Lo scioglimento dell’Armata rossa e il ritorno alla libertà

Nell’aprile 2001, mentre era in prigione, Shigenobu sciolse formalmente l’Armata Rossa Giapponese e inviò via fax dalla sua cella una dichiarazione alla stampa: “Se verrò rilasciata, continuerò la lotta, ma con mezzi pacifici. La lotta armata era strettamente legata alle circostanze storiche e ciò che è giusto in un momento e in un luogo potrebbe non esserlo in un altro“. Questo, tuttavia, non la fermò e continuò a organizzarsi da dietro le sbarre, inviando lettere, newsletter e scrivendo libri e poesie ai suoi compagni. Molti dei suoi messaggi si possono leggere sul suo sito, attraverso il quale, in un modo o nell’altro, continua la sua battaglia.

Il 28 maggio 2022, all’età di 76 anni, fu finalmente rilasciata dalla prigione di Tokyo, accolta da una folla di sostenitori.

Dal Giappone al Libano, la rivoluzionaria giapponese, che ha pagato con la libertà la sua posizione, ha dimostrato che le donne sono capaci di svolgere un ruolo fondamentale nella liberazione dei popoli, poiché portava nel cuore l’obiettivo di combattere i regimi imperialisti in tutto il mondo, senza che la geografia fosse una barriera tra lei e il raggiungimento di questo obiettivo.

Fonte immagine in evidenza: screen dal documentario “Children of the Revolution”| © TRANSMISSION FILMS 2011

Fonte immagine: Wikipedia

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