Ho un diavolo per capello (e altri detti popolari)

Ho un diavolo per capello (e altri detti popolari)

“Ho un diavolo per capello” è tra i detti più pronunciati nella cultura popolare, usato per esprimere un particolare stato d’animo: la rabbia

Ho un diavolo per capello” (e altri detti popolari): quali sono i più pronunciati?

I proverbi (o detti) sono piccole, ma durature perle di saggezza popolare. Radicati in culture, tradizioni e modi di pensare e vedere le cose, vengono pronunciati ormai talmente spesso nel quotidiano, quasi da non accorgersene. Talmente impressi nell’immaginario collettivo, da recare in sé significati e insegnamenti perpetui, che non si sono persi nel tempo, con le stagioni e con le mode, ma che continuano invece la loro chiara ed immediata funzione educativa, spesso anche conditi da sfumature dialettali, che li rendono altresì unici e irresistibili.

Analizziamo i più pronunciati ed ascoltati…

“Ho un diavolo per capello”. Cosa significa?

“Ho un diavolo per capello” è sicuramente tra i detti più pronunciati nella cultura popolare, usato per esprimere un particolare stato d’animo: la rabbia!

Ma da dove proviene questo interessante modo di dire? In realtà è un’espressione che mescola sapientemente credenze bibliche e letteratura. Il diavolo è a tutti gli effetti considerato un’entità negativa, il male per eccellenza; dunque se si hanno in testa tanti diavoli quanti capelli, è certo che la rabbia sarà al suo massimo potenziale. Nella Divina Commedia il riferimento è inequivocabile: come Dante e Virgilio attraversano il centro del mondo aggrappandosi ai peli di Lucifero, così l’immaginazione popolare trasla il concetto nel quotidiano invertendo i ruoli: il demonio contraccambia al genere umano “tirando i capelli” a chi si lascia prendere dall’ira. Insomma, una mattinata uggiosa, il lavoro che diviene insopportabile, un forte litigio, tutti giusti motivi per sentire tra i capelli questa sorta di smanioso prurito!

“Ho un diavolo per capello” (e altri detti popolari)

Chi non risica non rosica

(Chi non rischia non ottiene)

Chi non si è ritrovato spesso a spronare un amico o un familiare con quest’incoraggiante detto! Ebbene, non è forse intriso di saggezza e verità? Si sa che per ottenere qualcosa di tanto bramato, qualcosa che si ama e che si vuole afferrare o perseguire a tutti i costi, importante è la perseveranza, l’impegno; ma fondamentale è la componente di rischio, quella che non dà sicurezze, ma senza la quale non si vince. Perché il rischio è imprescindibile per superare i limiti e rendere possibile l’impossibile, e ne vale comunque e sempre la pena.

L’erba del vicino è sempre più verde

(Le cose altrui sembrano sempre migliori delle proprie)

Proprio così! Si trascorre la maggior parte del tempo ad ammirare e guardare anche con invidia la vita degli altri. Ci si ritrova a desiderare lo stesso per la propria, considerata meno bella, soddisfacente, brillante e addirittura meno fortunata di quella altrui. “Quella persona ha una casa meravigliosa!”, “Quella ragazza ha un fisico invidiabile!” “Quella macchina è pazzesca!”, “Quello sarebbe davvero il lavoro dei miei sogni!”, “È lì che vorrei vivere!”… Quello, l’altro, dimenticando di porre attenzione a ciò che si possiede, dimenticando di dargli il giusto valore, vanificando il proprio impegno e i traguardi, che pur nel piccolo, sono sempre e comunque vittorie, degne sempre e comunque d’orgoglio. E poi, chi lo dice che l’altrui sia davvero migliore!

A pagare e morire c’è sempre tempo

(Certe cose sono inevitabili. Dunque meglio non avere fretta)

Un ottimo e giusto monito. Conosciuto anche come “Al mondo niente è inevitabile, tranne la morte e le tasse”, ripreso nel magnifico Vi presento Joe Black. Ebbene, spesso si è portati a preoccuparsi eccessivamente di molte cose, specie quelle che affannano nel quotidiano o in un progetto particolarmente complesso e dispendioso.

Ma se ci si ferma un istante a riflettere, si comprenderà che per certe cose il tempo ci sarà comunque e inevitabilmente, proprio come la morte e le tasse. Dunque meglio non affrettarsi, tanto ciò che dovrà avvenire avrà il suo turno, ed avverrà, fretta o meno. Meglio dunque cercare di aggirare lo stress, e godersi i momenti dell’esistenza, con i suoi doni.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova

(Lasciare il sentiero sicuro per uno meno battuto, è un rischio)

Il senso e la forza che trasmette questo detto è sicuramente più flebile rispetto a quello descritto più su, circa la componente di rischio. Se lì era un vero sprone, qui diviene più una constatazione, un dato di fatto, giustissimo certo, ma destinato più ad alimentare i dubbi che a rischiararli. Si sa che l’incertezza è sempre rischiosa, eppure sa di follia, di bellezza, quindi di vita vera. Pertanto sarebbe bene non nascondersi dietro la viltà, ma far trionfare il coraggio.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

(C’è molta differenza tra dire una cosa e farla)

Assolutamente! Le parole sono persuasive, incantevoli, affascinanti, stimolanti e sembrano persino aprire le porte all’impossibile. Ma rendere concrete le intenzioni, tradurle in azioni, è tutt’altra storia. Spesso dire è semplice, costa poco o nulla. Ma fare, quello sì che è complicato, perché comporta assumersi responsabilità, con tutti i rischi connessi, e la possibilità di sciupare ciò che in potenza risulta meraviglioso e sensazionale, ma anche la possibilità di migliorare una condizione impantanata, che scalcia per volare libera.

Il fare conta dunque più del dire in molte situazioni, perché rende concrete idee e parole ancora sospese nell’iperuranio di un limbo intenzionale, ma magari pronte a trovare il proprio posto pratico negli eventi.

“Finché c’è vita c’è speranza”

(Mai perdere la speranza)

Un monito meraviglioso. Una luce che rischiara le tenebre. Un detto pronunciato col sapore di miele ed opportunità sulle labbra. Quando tutto sembra perduto, quando non sembra esserci giusta via d’uscita agli ingombranti problemi quotidiani ed esistenziali. Quando la negatività, il dolore e la resa sembrano avere il sopravvento sull’ormai piccola fiammella della speranza, basta ricordare di avere aria nei polmoni, sogni e pensieri vincenti. Basta ricordare di essere in vita, e la vita stessa che si rinnova e continua, insegna che la speranza non deve mai morire.

“Si stava meglio quando si stava peggio”

(Non sempre progresso e novità sono migliorativi)

Un detto senza tempo né spazio. Pronunciato o solo pensato frequentemente in ogni periodo storico, in ogni nuova era. Intanto perché si tende sempre ad essere insoddisfatti e delusi del proprio presente, guardando ai recenti o lontani passati come ad ideali tempi intrisi di una pseudo nostalgia impalpabile. E così si tende a considerare migliori anche condizioni di vita pregresse, giudicate allora non ottimali, ma ora più favorevoli, grazie anche all’esperienza di un presente che non pare all’altezza delle aspettative.

“Mal comune mezzo gaudio”

(La condivisione delle sventure le rende più sopportabili)

È indubbio scorgere toni un po’ egoistici in questo detto. Ma il dato di fatto è incontrovertibile. Si vorrebbe sempre evitare la sofferenza. Ma se ciò risulta fatalmente impossibile, sopportarla può essere più fattibile se la si condivide. Soffrire soli può far crollare il mondo addosso, ma se nelle sventure si è in compagnia è come se in queste diminuisse il senso di devastazione completa, e superare il momento critico sarà un pochino più semplice.

“Ogni lasciata è persa”

(Un’occasione sprecata non torna più)

Un detto audace, colmo di determinazione e sicurezza. Spesso in effetti la vita offre occasioni e segnali, che non sempre si ha voglia, tempo o coraggio di cogliere. E ciò inibisce scelte future. Ogni occasione, quando si presenta, andrebbe colta senza troppe ruminazioni, sempre certamente nel rispetto proprio e altrui. Sprecare le occasioni offerte, e persino “capitate”, è un vero peccato, perché potrebbero non ripresentarsi e perdersi nell’oblio dell’inettitudine e della viltà. Pertanto ogni occasione va colta al volo, o almeno non respinta.

“A mali estremi, estremi rimedi”

(Situazioni difficili possono richiede soluzioni estreme)

Quante volte è stata detta o ascoltata questa espressione intramontabile! Ebbene, a volte si presentano situazioni complicate e delicate che richiedono soluzioni magari meno etiche e formali o comunemente accettabili per essere risolte. Il famoso principio ispiratore di Niccolò Machiavelli: “Il fine giustifica i mezzi”. Occorrono a volte dunque soluzioni prima impensate, perché ritenute inadatte, inusuali, rischiose e appunto estreme, ma quanto mai giuste a risolvere qualche problema che richiede maggiore audacia e singolarità per trovare soluzione.

Ognun per sé e Dio per tutti

(Ciascuno deve pensare a sé, affinché Dio possa aiutare tutti)

Detto altrettanto gettonato quale monito e sprone edificante. Spesso, specie per i più religiosi, si tende a riporre tutte le aspettative nell’aiuto divino, per essere risollevati da qualche sciagurata sorte. Ma è bene pensare almeno un minimo a se stessi, per non abbandonarsi troppo al caso, per consentire a Dio stesso di poter intervenire con il suo aiuto. Ma come può farlo se prima non ci si aiuta da soli? Occorre che ciascuno badi a se stesso, così che Dio possa aprire le sue porte a tutti.

Immagine di copertina dell’articolo “Ho un diavolo per capello”: Pixabay

About Emilia Cirillo

Mi chiamo Emilia Cirillo. Ventisettenne napoletana, ma attualmente domiciliata a Mantova per esigenze lavorative. Dal marzo 2015 sono infatti impegnata (con contratti a tempo determinato) come Assistente Amministrativa, in base alle convocazioni effettuate dalle scuole della provincia. Il mio percorso di studi ha un’impronta decisamente umanistica. Diplomata nell’a.s. 2008/2009 presso il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Pitagora” di Torre Annunziata (NA). Ho conseguito poi la Laurea Triennale in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” nel luglio 2014. In età adolescenziale, nel corso della formazione liceale, ha cominciato a farsi strada in me un crescente interesse per la scrittura, che in quel periodo ha trovato espressione in una brevissima collaborazione al quotidiano “Il Sottosopra” e nella partecipazione alla stesura di articoli per il Giornalino d’Istituto. Ma la prima concreta possibilità di dar voce alle mie idee, opinioni ed emozioni mi è stata offerta due anni fa (novembre 2015) da un periodico dell’Oltrepo mantovano “Album”. Questa collaborazione continua tutt’oggi con articoli pubblicati mensilmente nella sezione “Rubriche”. Gli argomenti da me trattati sono vari e dettati da una calda propensione per la cultura e l’arte soprattutto – espressa nelle sue più soavi e magiche forme della Musica, Danza e Cinema -, e da un’intima introspezione nel trattare determinate tematiche. La seconda (non per importanza) passione è la Danza, studiata e praticata assiduamente per quindici anni, negli stili di danza classica, moderna e contemporanea. Da qui deriva l’amore per la Musica, che, ovunque mi trovi ad ascoltarla (per caso o non), non lascia tregua al cuore e al corpo. Adoro, dunque, l’Opera e il Balletto: quando possibile, colgo l’occasione di seguire qualche famoso Repertorio presso il Teatro San Carlo di Napoli. Ho un’indole fortemente romantica e creativa. Mi ritengo testarda, ma determinata, soprattutto se si tratta di lottare per realizzare i miei sogni e, in generale, ciò in cui credo. Tra i miei vivi interessi si inserisce la possibilità di viaggiare, per conoscere culture e tradizioni sempre nuove e godere dell’estasiante spettacolo dei paesaggi osservati. Dopo la Laurea ho anche frequentato a Napoli un corso finanziato da FormaTemp come “Addetto all’organizzazione di Eventi”. In definitiva, tutto ciò che appartiene all’universo dell’arte e della cultura e alla sfera della creatività e del romanticismo, aggiunge un tassello al mio percorso di crescita e dona gioia e soddisfazione pura alla mia anima. Contentissima di essere stata accolta per collaborare alla Redazione “Eroica Fenice”, spero di poter e saper esserne all’altezza. Spero ancora che un giorno questa passione per la scrittura possa trovare concretezza in ambito propriamente professionale. Intanto Grazie per la possibilità offertami.

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