Mito di Icaro: l’uomo che sognava di volare

Mito di Icaro: l'uomo che sognava di volare

Il mito greco di Icaro è una storia comune di uomini che sognano di volare, un racconto senza tempo che unisce leggenda, spiegazioni del comportamento umano e riflessioni moderne. Per comprendere la vicenda, però, è fondamentale partire da un personaggio chiave della storia: suo padre Dedalo.

Chi sono i protagonisti del mito di Icaro?

Personaggio / elemento Ruolo nel mito
Dedalo Geniale architetto e inventore, padre di Icaro. Costruisce il labirinto e le ali di cera per la fuga.
Icaro Figlio di Dedalo, simbolo della giovanile euforia e dell’ambizione che non conosce limiti.
Minosse Re di Creta. Commissiona il labirinto e imprigiona Dedalo e Icaro al suo interno.
Le ali di cera Simbolo dell’ingegno umano ma anche della sua fragilità. Rappresentano la possibilità di superare i limiti ma anche il pericolo dell’eccesso.

Il mito di Icaro e Dedalo: la fuga dal labirinto

La storia, infatti, come narrata magistralmente anche nelle Metamorfosi di Ovidio, inizia ad Atene, con un artista capace di grandi prodezze di nome Dedalo. Le sue capacità erano così grandi che ogni cosa che costruiva sembrava aver vita propria. Un giorno l’artista fu convocato da Minosse, re di Creta. Il re diede all’uomo un incarico molto importante: ideare una prigione sotterranea per un uomo mezzo toro che stava seminando paura e panico nel suo regno. L’architetto ideò un labirinto sotterraneo che per un po’ tenne il mostro all’oscuro di tutti, fino a quando Teseo non lo sconfisse. Minosse, incolpando Dedalo, fece rinchiudere l’uomo insieme a suo figlio nello stesso labirinto da lui ideato.

L’artista, che da sempre aveva idee prodigiose, pensò ad un modo per fuggire dalla prigione: Dedalo ebbe un’idea fenomenale, decise quindi di costruire per sé e per suo figlio due paia di ali tessute di piume leggere. A fare da collante, della banale cera. L’uomo, raccomandando a suo figlio di seguirlo e di stare lontano dal sole a causa del suo potere distruttivo, si lanciò nel vuoto, seguito da Icaro.

I due iniziarono a vorticare velocemente nell’aria, passando in mezzo agli uomini dei campi, accostati alle acque dell’Egeo. Furono scambiati più volte per divinità scese dall’Olimpo. Questo riconoscimento fece inorgoglire a dismisura Icaro, che lasciando la rotta di suo padre che lo precedeva in volo, si lasciò prendere dall’euforia e, seguendo un desiderio folle, decise di raggiungere i cieli più alti.

Fu in quel momento che il calore del sole sciolse la cera che permetteva alle ali di aderire alla sua schiena. Icaro tentò di riprendere il volo, ma l’invenzione di papà Dedalo, senza collante, non funzionava più. Icaro cadde nel mare, fino a scomparire sotto la bianca schiuma. La sua morte diede il nome per sempre a quei mari (mare icario).

Dedalo, che aveva assistito a quella scena, non poté che proseguire la sua rotta, arrivando fino a Cuma, dove costruì un tempio dedicato ad Apollo, consegnando le sue ali. L’unica sua consolazione fu quella di scolpire sulle porte del tempio la terribile storia che aveva vissuto, arrivando fino all’episodio della fuga. Fu in quel momento che la commozione e il dolore tradirono la sua arte. L’uomo, incapace di narrare un tale episodio funesto, lasciò per sempre la sua opera incompiuta.

L’altra faccia del mito: l’invidia di Dedalo e Pasifae

Un’altra versione, accostata alla prima, racconta fatti diversi. Secondo il mito, Dedalo era un artista molto amato ed ovviamente era circondato da un gruppo di adepti. Tra questi c’era suo nipote Calos, figlio di sua sorella. Preso da una gelosia cieca per il talento di Calos, l’uomo uccise per invidia suo nipote e fu costretto a fuggire a Creta, ormai condannato a morte. Qui strinse un forte legame con il re Minosse, ma ancora una volta l’artista si mise nei guai. La moglie di Minosse, Pasifae, era innamorata perdutamente di un toro e chiese all’uomo di costruire una vacca di legno, dentro la quale avrebbe potuto unirsi alla bestia. Da quella unione nacque un bambino, metà uomo e metà animale, il Minotauro. Tale figura mostruosa fu nascosta, appunto, nel labirinto ideato da Dedalo. Il re, scoperto l’inganno, fece rinchiudere Dedalo nel labirinto da lui stesso ideato, ma l’uomo, creando delle ali tenute insieme dalla cera, riuscì a scappare insieme a suo figlio, fino al triste epilogo di Icaro che precipita in mare.

Senza l’artista la storia sembrerebbe essere una leggenda a metà, poiché l’inventore di tale bizzarria è Dedalo, e non Icaro, che è solo lo sterile fruitore.

Significato e morale del mito di Icaro

“Fare il volo di Icaro”: il significato oggi

Il modo di dire “fare il volo di Icaro” è molto usato nelle conversazioni odierne. Uno solo è il significato: non saper riconoscere i propri limiti, e quindi compiere una scelta avventata che porta a terribili conseguenze, talvolta irreversibili.

Oltre la superbia: l’equilibrio tra audacia e prudenza

Tuttavia è da tener conto una cosa fondamentale. Dedalo raccomanda due cose a suo figlio prima di lanciarsi in volo: è vietato volare troppo in alto per sventare il pericolo del calore solare; bisogna evitare un volo troppo basso, poiché il mare potrebbe inumidire le ali, fino a farlo precipitare a causa del loro peso.

È chiaro che da tutto ciò si evince una morale importante: è giusto non essere arroganti, guardare in faccia alla realtà e concedersi il giusto valore, evitando la sopravvalutazione, ma è anche opportuno saper osare, altrimenti il peso della rinuncia, diventando insopportabile, potrebbe schiacciare ogni buon proposito. Così come anche l’incoscienza di Icaro potrebbe simboleggiare la passione dedicata alle cose che amiamo, che talvolta possono offuscare la parte razionale.

La conquista dell’impossibile e la hybris

Oltre a parlare di quella che i greci chiamavano hybris (tracotanza) è molto importante sottolineare il desiderio umano di spingersi oltre i confini in cui l’essere umano non perfetto deve contenersi. Icaro impersona infatti l’uomo che diventa uccello, a cui non solo basta aver conquistato il cielo volando, ma vuole ottenere di più, avvicinandosi al sole, ovvero l’Olimpo, che potrebbe ricondursi al concetto di “impossibilità”.

Se Icaro nel 2020 potesse parlare, di certo riassumerebbe tutto con una sola frase: anche se spesso sognare può far male, i rimpianti restano la parte peggiore della vita, poiché si racconta che ancora oggi, nonostante la punizione mortale, Icaro tutte le notti risalirebbe dal mare per raggiungere il cielo e vedere da vicino le stelle del firmamento.

Per l’uomo il volo è da sempre stata un’esigenza interiore senza pari, così come è stato per Leonardo Da Vinci, o in sogno come per Peter Pan o i fratelli Wright, che di fatto furono i primi ad annoverarsi tra quelli che permisero all’uomo di solcare il cielo.

Ma da tutto questo, un solo messaggio resta e insegna: mirare troppo in alto e sbagliare non è più grave di mirare troppo in basso e cadere.

Foto by Mentnafunangann

Articolo aggiornato il: 14/12/2025

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