Il diritto al voto per le donne: la battaglia di Anna Kuliscioff

diritto al voto per le donne

Nella seconda metà dell’Ottocento, la condizione della donna in Europa e in Nord America era di netta subordinazione giuridica e politica. Le donne erano escluse dal diritto al voto, incontravano enormi ostacoli nell’accesso all’istruzione superiore e ricevevano salari nettamente inferiori a quelli maschili. Fu in questo contesto che nacquero e si svilupparono i primi movimenti per l’emancipazione femminile, la cui rivendicazione principale divenne proprio il suffragio universale.

La nascita del movimento delle suffragette

Le prime rivendicazioni sorsero negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Il termine “suffragette”, inizialmente usato in modo dispregiativo, finì per identificare le attiviste, in particolare quelle del movimento britannico guidato da Emmeline Pankhurst. Le suffragette utilizzarono metodi di lotta radicali, come manifestazioni, scioperi della fame e atti di disobbedienza civile, per attirare l’attenzione sulla loro causa. Il loro obiettivo era chiaro: ottenere il suffragio per poter incidere sulle leggi che perpetuavano la loro disuguaglianza.

La prima guerra mondiale come punto di svolta

La Prima Guerra Mondiale rappresentò un acceleratore inaspettato per la causa femminista. Con milioni di uomini inviati al fronte, le donne furono chiamate a ricoprire ruoli chiave nell’industria, nei servizi e nell’agricoltura, dimostrando le loro capacità e la loro importanza per lo sforzo bellico e l’economia nazionale. Questo cambio di paradigma rese insostenibile negare loro i pieni diritti politici. Di conseguenza, nel periodo immediatamente successivo al conflitto, tra il 1918 e il 1928, molti Paesi, tra cui Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti, concessero il diritto di voto alle donne.

Il lungo cammino per il diritto al voto delle donne in Italia

In Italia, figure come Anna Kuliscioff furono pioniere nella lotta per l’emancipazione femminile, legandola a quella per i diritti dei lavoratori. Tuttavia, il percorso fu più lungo e complesso. Dopo i primi dibattiti di inizio Novecento, l’avvento del fascismo bloccò ogni progresso. La conquista del diritto di voto avvenne solo dopo la caduta del regime e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Con il decreto legislativo del 1° febbraio 1945, n. 23, il governo Bonomi estese il diritto di voto a tutte le italiane che avessero compiuto 21 anni. La prima occasione per esercitare questo diritto fu nelle elezioni amministrative del marzo 1946 e, soprattutto, nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando le donne italiane contribuirono a scegliere tra monarchia e repubblica, come documentato dall’archivio storico della Camera dei Deputati.

Le tappe del suffragio femminile nel mondo Anno di introduzione e contesto
Nuova Zelanda 1893: primo paese autogovernato al mondo a concedere il suffragio universale.
Regno Unito 1918/1928: inizialmente concesso alle donne sopra i 30 anni, poi esteso a tutte le adulte.
Stati Uniti 1920: con l’approvazione del 19° emendamento della Costituzione.
Italia 1945/1946: concesso con decreto dopo la Liberazione e la fine della guerra.

La conquista del diritto di voto è stata una tappa fondamentale nel percorso verso l’uguaglianza di genere. Come evidenziato dalla cronologia interattiva di UN Women, questo diritto è stato ottenuto in momenti molto diversi in tutto il mondo, ma rappresenta ovunque una vittoria per la democrazia e i diritti umani.

Immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 19/09/2025

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