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Fabula atellana: storia, maschere e origini del teatro romano

La storia della Fabula Atellana, le origini della commedia latina

Affondiamo le radici nella meravigliosa Campania, regione del sud-ovest dell’Italia, covo di antiche tradizioni e tesori del passato. Conserva un patrimonio culturale sconfinato, con origini poco conosciute come la storia della fabula atellana, una forma di teatro popolare che ha gettato le basi della commedia occidentale.

Quali sono le maschere della fabula atellana?

Maschera Caratteristiche principali
Maccus Lo sciocco ingordo, goffo e stupido. Possibile antenato di Pulcinella.
Buccus Il fanfarone vanitoso con bocca enorme, noto per le sue spacconate.
Pappus Il vecchio avaro e credulone, spesso vittima di raggiri e beffe.
Dossennus Il gobbo astuto e malizioso, spesso colto, che tesse gli inganni.

Le radici campane: da Atella a Roma

La fabula atellana è una forma di teatro popolare nata nell’antica Campania, in lingua osca, probabilmente nel IV secolo a.C. La Campania, con il suo forte flusso greco, divenne il luogo ideale per una compenetrazione di caratteri greci e italici nella concezione della commedia. Questa nuova forma di teatro popolare prende vita nella cittadina osca di Atella (la cui area corrisponde oggi a comuni come Orta di Atella e Succivo). Giunta a Roma nel III secolo a.C., la fabula atellana si afferma rapidamente, venendo latinizzata e riscuotendo un grande successo di pubblico come farsa finale dopo le tragedie.

Caratteristiche: canovacci e improvvisazione

A differenza del teatro tradizionale, la fabula atellana si basava sull’improvvisazione. Gli attori, che indossavano maschere e interpretavano personaggi ricorrenti, non seguivano un copione rigido ma un canovaccio, una sorta di trama base. Su questa traccia, improvvisavano gesti e battute giocose e grottesche. La comicità era immediata, grossolana e spesso basata su situazioni farsesche, doppi sensi e paradossi. In origine, gli attori si esibivano su carri durante le fiere mercantili di Atella, con l’obiettivo di attirare l’attenzione dei passanti e dare inizio allo spettacolo.

Mosaico con maschere della fabula atellana e della Commedia Nuova greca

Fonte immagine: Wikipedia

La lingua dell’atellana: il dialetto osco

Un elemento fondamentale che definiva il carattere popolare dell’Atellana era la sua lingua. Originariamente, queste farse non erano recitate in latino, ma in dialetto osco, la lingua parlata dalle popolazioni italiche della Campania. L’uso dell’osco, con le sue sonorità rustiche e diverse dal latino, accentuava l’aspetto farsesco e “terra terra” delle rappresentazioni, creando un legame immediato con il pubblico locale. Questa scelta linguistica fu uno degli elementi che, una volta giunta a Roma, venne progressivamente sostituita dal latino per garantirne la comprensione a un pubblico più vasto.

Le 4 maschere fisse della fabula atellana

Uno degli elementi distintivi della fabula atellana era l’utilizzo di personaggi fissi, definiti da caratteristiche ben riconoscibili e rappresentati da maschere. Queste maschere, realizzate in corteccia d’albero o terracotta, davano vita a personaggi con psicologie semplici e ricorrenti.

Maccus: l’ingordo e stolto

Maccus (dal greco maccoa, “fare il cretino”) è uno dei personaggi più celebri. Ingordo e stupido, è caratterizzato da un naso prominente e spesso beffato per le sue disavventure. Alcuni studiosi hanno individuato nelle fattezze di Maccus le origini della maschera di Pulcinella.

Buccus e Pappus: il fanfarone e il credulone

Buccus, dal latino bucca (guancia), è un personaggio tirannico e incline a vantarsi di gesta che non è in grado di compiere. Pappus (dal greco pappos, “nonno”) è un vecchio credulone, spesso deriso e coinvolto in situazioni scomode a causa della sua avarizia.

Dossennus: l’astuzia del gobbo

Dossennus (in latino dorsum, “gobba”) rappresenta la malizia e l’astuzia. A differenza degli altri, è spesso un personaggio colto, un filosofo o un indovino che, con la sua intelligenza, tesse le trame più complesse dello spettacolo.

L’eredità: dalla commedia dell’arte a Pulcinella

La fabula atellana ha avuto una grande influenza sul teatro romano e sulla commedia latina. Molti elementi di questa forma teatrale, come l’uso di maschere, personaggi fissi e l’improvvisazione, si ritrovano secoli dopo nella Commedia dell’Arte italiana del XVI secolo. Personaggi come Pantalone e il Dottore sono chiari discendenti di Pappus e Dossennus. L’eredità più diretta, tuttavia, è visibile nella maschera napoletana di Pulcinella, che combina la fame insaziabile e la goffaggine di Maccus con l’astuzia occasionale di Dossennus.

Dove vedere le testimonianze oggi: il Museo campano di Capua

Per toccare con mano questa antica tradizione, il luogo di riferimento è il Museo Provinciale Campano di Capua. Il museo conserva una ricca collezione di reperti della civiltà campana, incluse maschere e statuette in terracotta che raffigurano i personaggi della fabula atellana. È una testimonianza unica che permette di visualizzare l’aspetto grottesco e la vitalità di queste antiche rappresentazioni.

  • Indirizzo: Via Roma, 68 – 81043 Capua (CE)
  • Telefono: 0823 961402
  • Prezzi: il biglietto d’ingresso ha un costo solitamente contenuto, si consiglia di verificare sul sito ufficiale per tariffe aggiornate e orari.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia (autore: Carole Raddato)

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Articolo aggiornato il: 6 gennaio 2026

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