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Eroica Fenice

Le ho mai raccontato del vento del nord

In occasione del Napoli Teatro Festival, mercoledì 11 e giovedì 12 giugno la Galleria Toledo ha messo in scena “Le ho mai raccontato del vento del nord”, trasposizione teatrale dell’omonimo bestseller dello scrittore austriaco Daniel Glattauer, diretto da Paolo Valerio ed interpretato in maniera egregia da Chiara Caselli e Roberto Citran.

Acclamato come “uno dei dialoghi d’amore più coinvolgenti della letteratura contemporanea”, “Le ho mai raccontato del vento del nord” narra la storia di un amore nato in maniera piuttosto insolita tra Emmi Rothner e Leo Leike, due sconosciuti che, grazie alle sole parole riflesse sullo schermo di un computer, si conoscono e si innamorano senza mai stabilire un contatto fisico e visivo. Sembra una banale storia d’amore virtuale, quella di Emmi e Leo, cosa fin troppo comune al giorno d’oggi. Eppure i protagonisti riescono facilmente a farci dimenticare che il loro amore è nato fra i tasti e lo schermo di un computer, perché le loro parole, intense e piene di vitalità, trascendono il mezzo di comunicazione che, seppur non sia presente sulla scena (le e-mail costituiscono il dialogo indiretto degli attori), viene sublimato e reso mezzo privilegiato per esprimere al meglio l’incisività dei loro pensieri e delle loro parole.

La scenografia è divisa in due ambienti distinti e separati, che costituiscono le stanze dei due protagonisti, nelle quali li vediamo agire in contemporanea. Il loro ricorrente uscire e rientrare nelle loro stanze e il loro compiere consueti atti quotidiani ci danno l’idea del trascorrere del tempo, che viene proiettato costantemente anche sul palco e scandito in termini di giorni, mesi e settimane. Alle performance degli attori si alternano talvolta delle pause in cui vengono proiettate sull’intera scenografia alcune e-mail significative per l’evoluzione della loro storia: quelle grazie alle quali si sono conosciuti, quelle al termine di periodi più o meno lunghi in cui cessavano di sentirsi, quelle di chiusura, che mettono una sorta di punto a questa insolita corrispondenza. Fanno da sfondo a questa e-mail brevi animazioni digitali che richiamano le ambientazioni e i soggetti minimalisti e carichi di malinconia delle tele di Hopper.

La forte espressività e la gestualità degli attori si rivelano fondamentali nei coinvolgere emotivamente lo spettatore, che in questo modo può osservare le reazioni dell’uno alle parole dell’altro e viceversa. La loro separazione sul palco, il loro rapporto privo di interazioni fisiche, crea un effetto di “doppio spettacolo”: è lo spettatore che sceglie quando osservare Emmi o Leo, è lo spettatore che entra nell’intimità delle loro camere e spia i loro movimenti, le loro emozioni e le reazioni dell’uno alle parole dell’altro.

Sono proprio le sole parole e nient’altro che le parole di cui Emmi e Leo si servono per innamorarsi l’un dell’altro. L’intima gioia di entrambi di ricevere un’ e-mail prescinde la componente fisica, dalla quale, pur avendone talvolta desiderio, rifuggono, per paura di spezzare quella platonica e perfetta relazione creatasi, e magari di rovinare l’immagine ideale che l”uno aveva creato dell’altro. Perché le parole, dice Leo Leike, sono come baciare, ma senza labbra.

 

– Le ho mai raccontato del vento del nord, Galleria Toledo – Eroica Fenice – 

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