Home | Culture del mondo e storia | Cultura cinese | Marchesa di Dai: la storia della mummia eterna

Marchesa di Dai: la storia della mummia eterna

Marchesa di Dai: la storia della mummia eterna

Nel 1972, a Changsha in Cina, venne rinvenuta forse una delle più importanti scoperte della storia dell’archeologia cinese. Si tratta della mummia perfettamente conservata di Xin Zhui, più nota come marchesa di Dai, nobildonna della dinastia degli Han orientali e moglie del marchese e cancelliere Li Cang.

Quello che lasciò senza parole gli archeologi e i medici incaricati delle analisi del corpo è proprio il fatto che quest’ultimo fosse rimasto quasi intatto, nonostante lo scorrere di più di duemila anni sotto terra. La pelle era di un colore perlaceo, i tessuti morbidi e le articolazioni elastiche, persino la membrana timpanica era rimasta integra. Gli esami dell’autopsia da parte dell’allora giovane medico Peng Longxiang rivelarono l’età, i disturbi fisici della donna, il suo gruppo sanguigno (poiché all’interno delle vene vi era ancora sangue di tipo A) e persino il periodo della morte, che si stima sia avvenuta in estate per via della presenza di semi di melone (ben 130) nell’intestino della marchesa.

Nome Defunta Titolo Nobiliare Dinastia Anno della Scoperta Luogo
Xin Zhui Marchesa di Dai Han orientali 1972 Mawangdui, Changsha (Cina)

Come e quando fu scoperta la tomba

Il complesso funerario della marchesa fu scoperto durante uno scavo per la costruzione di un rifugio antiaereo di un ospedale, nella capitale dell’Hunan. Siamo negli anni ’70, in piena Rivoluzione Culturale, e Mao Zedong, avvertito il clima di tensione geopolitica con la Russia, ordinò ai cittadini di “scavare profondi tunnel sotterranei, immagazzinare grano ovunque e mai cercare l’egemonia”, citando un grande discorso dell’imperatore Ming, a fronte di un possibile attacco nucleare straniero.

In quegli anni, considerati di piena fioritura archeologica, le numerose opere di infrastruttura agricole e militari imposte dal partito comunista contribuirono a rinvenire numerose altre scoperte archeologiche, come nel 1974 l’Esercito di terracotta, nel 1978 il Carillon del marchese Yi di Zeng del periodo degli Stati Combattenti, nel 1975 il Codice penale di Shuihudi di Qin e nel 1976 la tomba di Fu Hao di epoca Shang.

Fu così che sulla collina di Mawangdui, a est della città, alcuni operai delle comuni cominciarono a scavare in profondità, finché qualcosa di estremamente duro li obbligò a fermarsi. Nel tentativo di perforare lo strato, all’improvviso fuoriuscì una quantità di gas organico tale da insospettire gli operai e spingerli a chiamare un archeologo del Museo dell’Hunan. Quello che avvenne dopo cambiò per sempre la rotta dell’archeologia cinese.

A venti metri di profondità, all’interno di una camera funeraria, vennero rinvenuti più di 1400 oggetti tra statuette, lacche pregiate, ceste contenenti più di 150 tipi di cibo e le ricette per prepararli, un guardaroba di 100 indumenti di seta minuziosamente decorati, erbe medicinali, 162 statuette raffiguranti la servitù e molto altro ancora. Al centro di questo maestoso carosello di squisita manifattura posavano 4 casse in legno di pino laccato, inserite l’una dentro l’altra a mo’ di matrioska, al cui interno riposava, avvolto da 20 strati di pregiati tessuti di seta, il corpo della marchesa di Dai.

Statuine rappresentanti la servitù della marchesa di Dai
Le statuine rappresentanti la servitù della marchesa sono oggetti simbolo dell’accompagnamento nell’aldilà della defunta. Un rito riservato solamente all’aristocrazia antica. (Gary Todd/Wikimedia commons)

Il mistero della conservazione della marchesa di Dai

A differenza delle tecniche di mummificazione che siamo abituati a conoscere grazie al lascito dell’antica cultura egizia, il corpo della marchesa di Dai non era stato svuotato degli organi per poi venire trattato con oli e resine. Lo stato di quasi perfetta conservazione deriva dalla combinazione di più fattori, tra cui un processo impeccabile di isolamento ermetico, trattamenti chimici sorprendenti per l’epoca e condizioni di pressione e temperatura rimaste costanti per più di due millenni.

In particolare, all’apertura dell’ultima cassa, gli archeologi e un’équipe di studenti si accorsero che la salma era stata immersa in uno strano liquido conservante leggermente acido, contenente sali di magnesio e solfuro di mercurio, sostanze dalle forti proprietà antibatteriche. Questo trattamento, unito all’utilizzo delle quattro casse sigillate da uno spesso strato di argilla bianca (caolino) e carbone di legna, contribuì a creare un ambiente anossico e privo di batteri, impedendone la proliferazione. Infine, la profondità di oltre 20 metri sottoterra ha permesso di mantenere l’ambiente costantemente fresco e al riparo dalle oscillazioni termiche stagionali.

Sarcofago laccato della tomba della marchesa di Dai a Mawangdui
Il terzo sarcofago (partendo dall’esterno) della tomba della marchesa, ovvero quello che conteneva l’ultima cassa contenente la salma. (猫猫的日记本/ Wikimedia commons)

I risultati dell’autopsia e il contributo in campo scientifico

I risultati dell’autopsia effettuata al momento della scoperta e gli studi successivi condotti dagli esperti continuano a rappresentare, ancora oggi, straordinarie scoperte nel campo della paleopatologia. Attraverso l’esame accurato del corpo e degli organi rimasti sorprendentemente intatti, i medici hanno potuto ricostruire per la prima volta lo stile di vita e il quadro clinico della nobiltà cinese di oltre 2100 anni fa, in piena epoca Han.

Morta all’età di circa 50 anni, la marchesa di Dai aveva condotto una vita opulenta e sedentaria. Lo confermano le sue arterie gravemente ostruite dal colesterolo e i preziosi corredi della tomba, colmi di vino e carni prelibate riservate alla corte (come persino quella di cigno), che ne testimoniano la grande passione per il buon cibo, mentre un’analisi approfondita dello scheletro ha evidenziato che soffriva di un’ernia al disco lombare e di una grave osteoartrite. Soffriva inoltre di calcoli biliari nel dotto epatico, responsabili di intensi dolori addominali.

L’aspetto più straordinario dell’autopsia riguarda proprio le sue ultime ore di vita, la cui dinamica è stata ricostruita con un’incredibile precisione. In una calda giornata d’estate, la stagione in cui maturano i meloni, Xin Zhui ne mangiò d’un fiato una grande quantità senza masticare i semi; poco dopo aver mangiato, la prima fase digestiva innescò una violenta colica epatica dovuta ai calcoli biliari, il cui dolore sollecitò a tal punto il suo cuore già compromesso da provocarle un infarto miocardico acuto. La presenza dei semi di melone nell’esofago e nell’intestino non solo dimostra che consumò il pasto molto velocemente, ma conferma che la marchesa morì a distanza di poco meno di due ore da esso.

Il corpo intatto della Marchesa di Dai, Xin Zhui
Il corpo perfettamente conservato di Xin Zhui. Le impronte digitali di mani e piedi sono ancora visibili, mentre attaccati alla testa vi sono ancora i suoi capelli insieme a una parrucca, consuetudine delle nobili di quel tempo. (Gary Todd/Wikimedia commons)

Il principio di pietà filiale nella Cina antica

La presenza di tutti questi oggetti suggerisce la credenza degli antichi cinesi secondo cui la vita di una persona non cessava con la morte. Sopra l’ultimo sarcofago era adagiato una stele di seta raffigurante Xin Zhui in cammino verso il paradiso, luogo dove l’avrebbe attesa il suo banchetto eterno. I vassoi laccati (la più grande quantità di stoviglie laccate dell’antica Cina mai trovata), i bicchieri da vino, una quantità da capogiro di cibo con le relative ricette e persino le statuette della servitù testimoniano la volontà di garantirle ogni comodità nell’oltretomba.

Stele funeraria in seta della tomba di Mawangdui raffigurante il viaggio di Xin Zhui
La stele funeraria adagiata sulla tomba della marchesa: in alto, il paradiso celeste ospita la dea Nüwa (rappresentata con corpo di serpente e volto umano), il sole con il corvo dorato, la dea Chang’e e la porta celeste con i suoi guardiani, a separare il mondo terreno da quello divino. Nel mezzo, il regno umano mostra Xin Zhui, la defunta occupante della tomba, in viaggio lungo la strada verso il cielo. In basso, nell’oltretomba, un gigante sostiene la terra eretto sul dorso di due balene. (Wikimedia commons)

Tanta ricchezza e cura non erano assolutamente casuali. Ciò affondava le proprie radici nel principio della pietà filiale, principio cardine della filosofia confuciana che imponeva profondo rispetto, devozione e sottomissione verso i propri superiori e antenati. È proprio questo sentimento di amore e rispetto nei confronti della donna a giustificare la realizzazione di un’opera talmente monumentale e sfarzosa, una delle più importanti scoperte del XX secolo.

Fonte immagine in evidenza: ricostruzione in cera della figura della Marchesa di Dai (Flazaza/Wikimedia commons)

Altri articoli da non perdere
Lucio Fontana e lo Spazialismo: la rivoluzione dei tagli nella tela
Lucio Fontana, artista tra tagli, buchi e luci

Il secondo dopoguerra, periodo di ricostruzione e di rinascita, è stato terreno fertile per numerosi movimenti d'avanguardia. In questo contesto, Scopri di più

Carattere erga omnes di alcuni diritti umani: cosa accade in caso di violazione
carattere erga omnes

Le norme sui diritti umani si prefiggono soprattutto l’obiettivo di proteggere valori assoluti e universalmente riconosciuti a livello internazionale, prevedendo Scopri di più

Gli investigatori del paranormale: chi sono e cosa fanno?
Gli investigatori del paranormale: i luoghi dove operano sono abbandonati e spesso infestati

Il mondo del paranormale e dell’occulto è sempre esistito: ha spaventato alcuni e affascinato altri, alcuni ne hanno abbracciato così Scopri di più

Guerra dei trent’anni: cause, fasi e conseguenze del conflitto
La guerra dei trent'anni.

La Guerra dei trent'anni fu uno dei conflitti più distruttivi e lunghi d'Europa. Iniziata nel 1618 come scontro religioso all'interno Scopri di più

Beat Generation: temi, origini, esponenti e storia
Beat generation: tra ribellione e letteratura

La Beat Generation è uno dei più influenti movimenti artistici e culturali del XX secolo. Di stampo rivoluzionario e pacifista, Scopri di più

Cos’è il coming out: significato e differenza con outing
Cos'è il coming out: significato e differenza con outing

Il coming out è un momento fondamentale nella vita delle persone della comunità LGBTQIA+. Ma cos'è il coming out esattamente Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Marianna Di Modica

Vedi tutti gli articoli di Marianna Di Modica

Commenta