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Eroica Fenice

Maurizio De Giovanni, un’intervista

Torre Annunziata percorsa dalla pioggia battente come la Napoli anni ’30 del commissario Ricciardi. Il commissario Ricciardi è il protagonista di una serie di romanzi di successo firmati da Maurizio De Giovanni. Chi è Maurizio De Giovanni? Classe 1958. Napoli. Impiegato di banca che per gioco partecipa ad un concorso di gialli che vince nel 2005 e così debutta nel mondo della scrittura, da sempre la sua passione. Si cimenta, ottenendo uno straordinario successo di pubblico (i suoi libri sono tradotti in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna e a breve approderanno anche negli Stati Uniti), in due cicli di romanzi: l’uno, ambientato negli anni ’30, con protagonista il malinconico commissario Ricciardi; l’altro, che ha come sfondo la Napoli contemporanea, ruota attorno alle figure dell’ispettore Lojacono e dei cosiddetti Bastardi di Pizzofalcone.  Maurizio De Giovanni è venuto a Torre Annunziata per scambiare due chiacchiere con alcune classi del Liceo “Pitagora-Croce”. Questa l’occasione per porgli anche noi di Eroica Fenice alcune domande.

Maurizio De Giovanni, la nostra intervista

Qual è il rapporto di Maurizio De Giovanni, scrittore, con i suoi personaggi?

Se uno scrittore ha rispetto per i propri personaggi, li lascia fare, li sta a guardare. Lo scrittore non è Dio. Lo scrittore è semplicemente uno che si affaccia alla finestra e racconta quello che vede e talvolta cerca di guardare dentro il personaggio che popola le pagine dei suoi libri.

Che importanza ha la lettura per lei?

Leggere è faticoso. Quando si legge un libro, non si è raggiungibili dai sistemi multinazionali. Quando si legge un libro, non si è raggiungibili dalla pubblicità. Quando si legge un libro, non si può stare sui social o guardare la televisione. Quando si legge un libro, non si può fare nient’altro. Nella vita bisogna scegliere se essere spettatori o lettori. Il libro non fa sconti, non accetta distrazioni. Non a caso ‘libro’ e ‘libero’ hanno la stessa radice perché la liberta è scomoda. La cosa importante è mantenere in allenamento il muscolo della fantasia perché con la fantasia si diventa qualcuno.

La Napoli del commissario Ricciardi risale agli anni ’30, la Napoli dei Bastardi di Pizzofalcone è quella contemporanea. Ma qual è la Napoli di Maurizio De Giovanni?

Nessun luogo è solitario come la Napoli contemporanea. Ogni quartiere di Napoli ha un cuore nero. Questo per dire che Napoli è una città fatta di contrasti che cerco di raccontare nei miei libri. Il grande limite di Napoli o, meglio, dei napoletani è che siamo cittadini ma non concittadini. Eduardo De Filippo in “Napoli milionaria” coglie perfettamente il cambiamento di Napoli prima e dopo la II guerra mondiale. La Napoli degli anni ’30 e la Napoli contemporanea sono divise da una cesura: la guerra.

Ricciardi è un commissario atipico. Spesso triste e malinconico ma che riesce a cogliere il dolore degli altri. Com’è nato questo personaggio?

Volevo creare un personaggio che non fosse indifferente al dolore degli altri ma che fosse in grado di provare compassione. Infatti Ricciardi non ne può fare a meno e, per questo motivo, spesso è costretto a fare i conti con la solitudine. La compassione, un sentimento che, invece di unire, rende soli.

Molti suoi personaggi ‘hanno qualcosa da trovare. O anche solo da cercare’. Di cosa è alla ricerca Maurizio De Giovanni?

Di storie da raccontare. Di sorrisi da regalare. E poi -io ho due figli- sono alla ricerca della loro felicità.

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