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Eroica Fenice

Un Vania

Napoli Teatro Festival: “Un Vania”

Un regista argentino, uno spettacolo teatrale recitato in spagnolo, sottotitolato in italiano, tratto dal dramma di un certo Anton Cechov, scrittore russo. Non può esserci una migliore sintesi per definire “Un Vania“, in scena il 17 e il 18 giugno alla Galleria Toledo per la rassegna del Napoli Teatro Festival Italia.

Un Vania” è la trasposizione teatrale del dramma “Zio Vanja“, uno dei più famosi dello scrittore, nonché un classico attuale quanto mai adattabile ai giorni nostri. Il regista Marcelo Savignone, che interpreta anche il ruolo di Vania, pur rispettando quest’opera dal punto di vista formale, rielabora lo svolgersi della storia di modo che ogni sua componente, dalla musica agli effetti scenotecnici e alle azioni stesse dei personaggi, diventi una metafora esasperata della situazione personale di ogni singolo personaggio, tutte accomunate dalle medesime frustrazioni, manifestate in particolar modo da Vania. I personaggi trovano sfogo da questa incapacità di agire per dare una svolta alla propria vita quando, tra una scena e l’altra, si concedono brevi pause per impazzire, rincorrersi sul palco, darsi addosso, ballare, saltare e  spostare mobili. Queste pause, spiazzanti per il pubblico, sono poste in netto contrasto con il clima di apatia che torna subito dopo ad aleggiare tra i personaggi, che seppur insofferenti non fanno nulla per alleviarlo. “Un Vania” rispecchia appieno la concezione del teatro secondo Cechov: “Nella vita ben raramente ci si spara, ci si impicca, si fanno dichiarazioni d’amore. E ben raramente si dicono cose intelligenti. Per lo più si mangia, si beve, si bighellona, si dicono sciocchezze. Ecco che cosa bisogna far vedere in scena“.

Un Vania, uno specchio dell’anima

Le vicende dei personaggi ruotano intorno alla figura imperante del professor Seriabriakov, motore di tutta la storia, e proprio per questo interpretato da un manichino, anch’egli spostato e malmenato qua e là nel corso del dramma. Il messaggio ironico che il regista ha voluto trasmettere è tutto nella scelta di rendere il personaggio chiave un oggetto inanimato: tutti parlano di lui, tutti attendono una sua parola, un’ azione qualunque che li sblocchi da quella stasi: c’è chi lo elogia e chi, come Vania, non fa altro che criticarlo e scaricare su di lui i fallimenti di una vita intera, le cose non fatte e tutto ciò che non è diventato per occuparsi della sua tenuta di campagna e di tutti gli altri sacrifici fatti per il professore. Ed è per questo che Zio Vania viene trasfigurato in un personaggio in cui ognuno può riconoscersi: schiacciato dall’apatia della vita, incapace di reagire e di assumersi la responsabilità del loro stato attuale, intento a spendere le proprie energie ad incolpare gli altri di trovarsi in una determinata situazione; ognuno di noi, volente o nolente, è stato un Vania.

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