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Eroica Fenice

io penso che

“Io Penso Che” bisogna dar voce a ciò che pensiamo

 Ma che stavo pensando?

Un’emozione, una parola, un suono, un’immagine, una persona, una situazione, un pensiero.

Spesso questa vita troppo frenetica e fugace ci priva delle mille piccole e grandi cose che si presentano ogni giorno. No, siamo noi che ce ne priviamo da soli.

Il tempo è poco, lo smartphone è davanti agli occhi e sei capace di gestire l’ingovernabile affluenza di notifiche che continuamente arrivano con una vibrazione o un sibilo che ormai conosci a memoria. Anzi, spesso non arriva niente e credi che invece il telefono abbia vibrato o suonato.

Pochi sguardi incrociati per strada.Hai dimenticato la voce leggera di quella ragazza, i suoi occhi, i suoi capelli, le sue labbra. L’hai dimenticata dopo un minuto. Pochi suoni percepiti se non i tonanti e costanti clacson, perché non ti soffermi nemmeno ad ascoltare per più di 10 secondi un artista di strada. Le immagini si memorizzano e dopo un attimo scompaiono perché la mente lascia poco spazio a qualcosa che invece potrebbe diventare essenziale per la tua giornata I pensieri convergono tutti nello stesso punto e sembrano esplodere in quella testa che dà poca importanza a troppe cose. E finalmente arrivi a chiederti: “Ma che stavo pensando?”

“Io Penso Che”, il foto-progetto

“Io Penso che” è un  foto-progetto senza fini di lucro fondato dall’architetto Emilio Porcaro nel gennaio 2015, con la funzione di ridare spazio a tutto ciò che di bello ci sfugge, dalla comunicazione ai rapporti tra le persone, non quelli via facebook o whatsApp.
Quello che oggi è stato sostituito dai cellulari, dai social e da tutto ciò che viaggia per via telematica Io Penso Che vuole riportarlo alla realtà quotidiana, lasciando spazio ai pensieri delle persone, dando loro la possibilità di esprimersi liberamente e di comunicarlo a tutti. Come? Tramite l’uso di fogli su cui è scritto Io Penso Che e, soprattuto, grazie alla volontà e alla sincerità delle persone.

L’intento del progetto è al contempo la causa che ha spinto Emilio Porcaro e i suoi collaboratori a realizzarlo.

Credo che ciò che mi abbia portato a creare questo progetto sia la necessità di tener conto dei rapporti umani, che oggigiorno un po’ si perde perché siamo sempre incollati al Pc o allo smartphone. È un po’ come fare in modo che le persone riacquistino la capacità di “darsi”, un progetto che viene sviluppato per la passione e la volontà di dare comunicazione. Perchè i rapporti, le conoscenze, nascono dal dialogo. Ora è anche grazie ai miei amici/collaboratori che posso fare tutto quello che faccio, perchè tra lavorare e dedicare passione c’è davvero bisogno di una mano.

In questo modo Emilio Porcaro ha spiegato le motivazioni per le quali ha deciso di dar sfogo al suo pensiero, mettendo in risalto la grossa mano che i suoi amici hanno iniziato a dare alla fine del 2015, ognuna con specifiche professionalità tese a migliorare sempre di più il progetto: Mario Falco (amministratore),Federica Cilento (co.fotografo), Gugliemo Verrienti (post-produttore), Linda Russomanno (videomaker), Guido Boldoni (pubbliche relazioni), Eleonora Litta (fotografo area Firenze), Fabrizio Colucci (pubbliche relazioni area Firenze), Alberto Sicoli (fotografo area Milano).

Io Penso Che ha collaborato con il comune di Napoli ed altre associazioni che si occupano nel sociale tra Napoli, Firenze e Londra. Così Emilio  racconta e riflette sulla sua esperienza nella capitale inglese: 

Quando sono stato a Londra ho collaborato con la West Italian che si occupa dell’integrazione della comunità italiana a Londra, e tramite loro ho ritrovato gli italiani che si sono fatti fotografare e mi hanno raccontato le loro storie. La cosa più bella di questo progetto e che davvero mi rende felice è che in ogni storia e persona che incontro c’è qualcosa di diverso. Alcuni, anche senza conoscermi, mi raccontano cose personali. Una volta, per esempio una ragazza mi ha detto che la vita le sembrava più difficile da quando le era morto il padre, e la cosa bella fu che mi disse che non sapeva perché me lo stava raccontando ma io le ispiravo fiducia. Ecco, la mia volontà di portare avanti questa causa nasce da questo, dall’ottenere riconoscimenti sulla buona volontà delle cose che si fanno.

Già numerose sono state le collaborazioni di tipo fotografico svolte finora, tra cui la mostra ufficiale “Io Penso Che” tenuta alla Casina Pompeiana nella villa comunale di Napoli in collaborazione col comune (Assessorato alla Cutura e Assessorato ai Giovani), il progetto “Siamo Solidali” con l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, e il lavoro svolto con la LessOnlus, una collaborazione per la promulgazione della giornata dell’accoglienza all’interno delle sedi di primo aiuto ai richiedenti asilo.

Il 30 gennaio saranno poi in collaborazione con “Un Popolo In Cammino” per la manifestazione che sarà svolta nel rione Sanità, sviluppando foto con le associazioni culturali presenti sul territorio con tematica riguardante la problematica della violenza nei quartieri a rischio con la volontà di sensibilizzazione degli abitanti del quartiere. In occasione della manifestazione, organizzata da Un Popolo In Cammino, CentrArti e Io Penso Che hanno documentato l’operato di tre associazioni, che a diverso titolo lavorano nel rione sanità a Napoli: l’associazione VerginiSanità, l’associazione ImmaginAria e il Nuovo Teatro Sanità.

 

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